Un accordo per “governare” la Fase 2 test sierologici, termoscanner e sostegni economici

 
Chiama o scrivi in redazione


Un accordo per “governare” la Fase 2 test sierologici, termoscanner e sostegni economici

Lavorare ad un documento comune che chiarisca rapidamente modalità e strumenti per concretizzare “il vantaggio dell’Umbria” e consentire una ripartenza con il massimo rigore: è questo l’impegno con il quale si è concluso l’incontro tenuto ieri, 7 maggio, tra la presidente della Regione, Donatella Tesei, sindacati e associazioni datoriali.

“La discussione si è concentrata sulla lettera che nei giorni scorsi abbiamo inviato alla presidente e al magnifico rettore per segnalare le criticità riscontrate dai nostri delegati e rappresentanti per la sicurezza nelle varie realtà produttive ripartite – affermano Vincenzo Sgalla, Angelo Manzotti e Claudio Bendini, segretari di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria – tra queste in particolare c’è una scarsa diffusione della rilevazione della temperatura con termoscanner e la totale assenza di test sierologici sui lavoratori”.

“A fronte della nostra segnalazione – continuano i tre segretari – la presidente Tesi ha osservato che le linee guida elaborate su indicazione del Comitato tecnico scientifico dell’Università di Perugia e condivise lo scorso 24 aprile con sindacati e associazioni di impresa, non sono vincolanti, tuttavia ha anche rimarcato che esse rappresentano una condizione essenziale per candidare l’Umbria ad una ripartenza anticipata rispetto ad altre regioni a partire dal 18 maggio”.

Sul tema la posizione delle imprese non è univoca. “Infatti – riferiscono ancora Sgalla, Manzotti e Bendini – mentre Confindustria, pur chiedendo chiarimenti su modalità e procedure, ha sostanzialmente dato disponibilità per le proprie imprese a garantire il rispetto dei punti concordati, le associazioni artigiane e del commercio hanno sollevato la criticità dei costi aggiuntivi per le imprese”.
A fronte di questa retromarcia rispetto a quanto concordato pochi giorni fa, Cgil, Cisl e Uil hanno richiesto alla presidente un intervento in tre direzioni: chiarezza sulla gestione dei test sierologici, a partire dalla insindacabile volontarietà del lavoratore, e sul controllo pubblico attraverso il sistema sanitario regionale, coadiuvato dai laboratori privati; pianificazione di un percorso per il trattamento di eventuali casi positivi al test, nel pieno rispetto della privacy; stanziamenti di risorse regionali dedicate.
La riunione si è conclusa con l’impegno da parte della presidente Tesei ad inviare in tempi rapidi un documento a tutte le parti che definisca questi aspetti.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*