Rivolta a Capanne: quattro detenuti devastano il carcere di Perugia

Rivolta a Capanne: quattro detenuti devastano il carcere di Perugia

Violenza estrema a Perugia con ingenti danni alla struttura

La tensione all’interno del penitenziario di Perugia è esplosa con inaudita violenza tra la notte di Pasqua e il lunedì dell’Angelo. Quattro giovani di origine marocchina, trasferiti recentemente dalla Toscana, hanno dato vita a una vera e propria guerriglia urbana all’interno della sezione a regime aperto della struttura di Capanne. L’azione, preordinata e brutale, ha portato alla devastazione sistematica delle aree comuni, lasciando dietro di sé una scia di distruzione che peserà enormemente sulle casse dell’amministrazione penitenziaria umbra.

La dinamica dell’assalto e le barricate

I responsabili hanno agito sotto l’effetto di alcol prodotto illecitamente tramite la macerazione della frutta, una pratica rudimentale ma efficace per alterare lo stato psicofisico durante le festività. Una volta perso il controllo, i quattro si sono barricati bloccando i cancelli elettrici con delle lenzuola annodate per impedire l’intervento immediato delle guardie. In quegli istanti di puro caos, gli agenti di polizia penitenziaria presenti a Perugia, sebbene in numero ridotto, hanno dato prova di estrema prontezza operativa. Prima di mettersi al sicuro, sono riusciti a isolare gli altri quarantasei detenuti presenti nel reparto, totalmente estranei ai disordini.

Devastazione totale e danni strutturali

La furia distruttiva dei rivoltosi non ha risparmiato nulla fino alle prime luci dell’alba nel complesso di Capanne. Sono stati divelti infissi, strappati i termosifoni dalle pareti e messo fuori uso l’intero impianto antincendio. Anche l’impianto elettrico è stato sabotato, lasciando l’area al buio e rendendo ancora più complesse le operazioni di monitoraggio. I mobili e le strutture metalliche sono stati utilizzati sia come arieti per danneggiare i box degli agenti, sia come materiali per rafforzare le barricate. Una prima stima dei danni materiali si aggira intorno ai 60mila euro, una cifra che sottolinea l’intensità della violenza espressa.

L’irruzione finale e il bilancio dei feriti

Dopo quattro ore di estenuanti e inutili tentativi di mediazione condotti all’interno delle mura di Perugia, il comando ha ordinato l’irruzione forzata. I quattro uomini sono stati trovati armati di lame artigianali affilate e spranghe di metallo, pronti allo scontro fisico con il personale. Il bilancio per il corpo di polizia è pesante: numerosi agenti sono rimasti feriti durante le fasi concitate della cattura. I casi più gravi hanno riportato prognosi rispettivamente di trenta e sette giorni. Attualmente, i responsabili si trovano in stato di isolamento totale e saranno trasferiti d’urgenza in altri istituti nelle prossime ore.

Emergenza cronica nei penitenziari umbri

Questo episodio riaccende i riflettori su una crisi che nel territorio di Perugia sembra ormai diventata strutturale e quotidiana. La situazione delle carceri regionali è caratterizzata da un sovraffollamento che supera la soglia del 30%, aggravato da una carenza organica di personale che vede mancare un agente ogni cinque previsti. La cronica mancanza di risorse e lo stress costante a cui è sottoposto il personale rendono la gestione dei detenuti problematici sempre più complessa, trasformando le sezioni a regime aperto in contesti di altissimo rischio per la sicurezza della collettività.

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