Depositate le motivazioni della condanna a 30 anni di Shuryn
📌 FLASH NEWS – La Corte d’assise di Terni esclude i futili motivi nell’omicidio di Bala Sagor, detto Obi, ucciso a Spoleto. Dmytro Shuryn è stato condannato a 30 anni. Per i giudici il delitto maturò nella lite. La difesa annuncia appello.
La Corte d’assise di Terni ha depositato le motivazioni della sentenza con cui, nel giugno scorso, ha condannato Dmytro Shuryn a trent’anni di reclusione per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Il cuoco ucraino uccise il collega bangladese Bala Sagor, conosciuto come Obi, il 18 settembre 2025 a Spoleto, per poi smembrarne il corpo.
Al centro della decisione c’è la ricostruzione del movente. Secondo i giudici, l’omicidio non fu commesso per sottrarsi alla restituzione di un debito di 150 euro. La violenza maturò invece nella discussione relativa al denaro, sfociata in una colluttazione. Questa valutazione ha portato a escludere l’aggravante dei futili motivi, sulla quale la procura aveva fondato la richiesta di ergastolo.
Il peso della discussione e delle pressioni economiche
Nella lettura del collegio, per comprendere la condotta dell’imputato occorre considerare ciò che accadde dopo la richiesta di restituzione della somma. La Corte individua nella rabbia esplosa durante lo scontro fisico un elemento determinante, insieme allo stress legato alle sollecitazioni dei creditori.
Shuryn, giocatore d’azzardo, era sottoposto in quei giorni a continue pressioni economiche. Le motivazioni inseriscono dunque l’episodio in questo contesto, attribuendo rilievo alla tensione vissuta dall’imputato e alla degenerazione del confronto con il collega.
La valutazione dello stato emotivo non ha però modificato il giudizio sulla responsabilità penale. Il cuoco è stato riconosciuto pienamente responsabile delle proprie azioni. Il punto affrontato dai giudici riguarda la qualificazione del motivo del delitto e le sue conseguenze sulla pena.
La diversa ricostruzione della procura
L’accusa aveva sostenuto una lettura differente: i 150 euro reclamati da Bala Sagor avrebbero rappresentato la ragione dell’uccisione. Proprio la modestia della cifra, nella prospettiva della procura, rendeva il movente tale da integrare l’aggravante contestata.
Su questa base era stata avanzata la richiesta di ergastolo con diciotto mesi di isolamento diurno. La Corte ha invece distinto la questione economica all’origine della discussione dalla dinamica nella quale sarebbe maturata la decisione omicida, non accogliendo la ricostruzione dell’accusa su questo specifico aspetto.
Negate le attenuanti, annunciato l’appello
L’esclusione dei futili motivi corrisponde alla linea sostenuta dalla difesa, affidata all’avvocata Donatella Panzarola. Non sono state però accolte le richieste di riconoscere le attenuanti generiche e la provocazione.
La sentenza ha quindi recepito soltanto una parte delle argomentazioni difensive. La legale ha preannunciato il ricorso in appello, con l’obiettivo di ottenere una riduzione della pena inflitta al proprio assistito.

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