Omicidio Spoleto negata la perizia per il delitto di Obi
L’aula di tribunale ha ospitato il primo atto formale del procedimento a carico di Dmitri Shuryn, il trentatreenne accusato di aver brutalmente ucciso e smembrato il giovane cuoco Bala Sagor. La Corte ha immediatamente segnato il perimetro del giudizio, respingendo con fermezza la richiesta della difesa di sottoporre l’imputato a una perizia psichiatrica. Secondo i legali, una presunta ludopatia avrebbe potuto inficiare la capacità di intendere e di volere dell’uomo al momento del delitto, ma l’istanza non ha trovato accoglimento davanti ai giudici.
Le prove del tentativo di depistaggio
Dalle indagini della Procura è emerso un quadro agghiacciante relativo alle ore successive al delitto avvenuto il 18 settembre. Shuryn avrebbe messo in atto una serie di strategie meticolose per eliminare ogni traccia del passaggio della vittima nella propria abitazione. Le pareti e il pavimento della cantina sono stati igienizzati con abbondante candeggina, nel tentativo disperato di cancellare le evidenze biologiche. Anche l’arma del delitto, un coltello utilizzato sia per il fendente fatale sia per la successiva dissezione del corpo, era stata ripulita con estrema cura prima del sequestro da parte degli inquirenti.
Il piano di occultamento non si è limitato alla pulizia degli ambienti. L’imputato ha tentato di costruirsi un alibi digitale inviando messaggi sulla piattaforma WhatsApp al telefono di Bala Sagor quando il ragazzo era già deceduto. L’obiettivo era simulare una mancata presentazione della vittima all’appuntamento prefissato, incontro che avrebbe dovuto servire per la compilazione di documenti relativi a un corso di formazione per saldatori.
La ricostruzione del brutale omicidio
Le telecamere di videosorveglianza sono state determinanti per incastrare il trentatreenne, riprendendo l’ingresso di Sagor nell’edificio e i successivi spostamenti di Shuryn per trasportare i resti, occultati in tre luoghi differenti. L’aggressione sarebbe scaturita da una colluttazione originata da un debito di poche centinaia di euro che l’imputato aveva contratto con il ventunenne. Un colpo secco al collo avrebbe posto fine alla vita del giovane, prima che l’assassino procedesse allo scempio del cadavere.
In aula è stata confermata la costituzione di parte civile per l’intera famiglia della vittima, inclusi i genitori, le sorelle e la nonna. Le accuse formulate dalla Procura sono pesanti: omicidio volontario aggravato dai futili motivi, vilipendio e occultamento di cadavere. Nonostante un iniziale tentativo di Shuryn di attribuire la responsabilità a presunti connazionali della vittima provenienti dalla Campania, la sua confessione resa dopo l’arresto resta il pilastro centrale dell’accusa in questo processo che scuote la comunità locale.

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