Associazione per delinquere anche per 7 indagati e domiciliari per Bocci e Barberini

Associazione per delinquere anche per 7 indagati e domiciliari per Bocci e Barberini

Associazione per delinquere anche per 7 indagati e domiciliari per Bocci e Barberini

Resta agli arresti domiciliari. Così il Riesame per Gianpiero Bocci, ex segretario regionale del Pd e già sottosegretario al Ministero dell’Interno. L’onorevole è indagato per abuso d’ufficio e falso e rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sui concorsi truccati all’Azienda ospedaliera.

Il gip Valerio D’Andria ha confermato gli arresti domiciliari. Gianpiero Bocci l’altro ieri è stato interrogato per oltre due ore dal giudice spiegando di non aver mai raccomandato alcun candidato. L’ex segretario ha detto, inoltre, di non aver mai chiesto a nessuno di avere in anticipo le tracce delle prove.

L’ex segretario si apprende che «ha negato, inoltre, di aver fornito indicazioni a Maurizio Valorosi in ordine alle indagini in corso e tantomeno di avergli indicato la data precisa in cui ebbero inizio le attività di intercettazione e le modalità con cui furono sistemate le microspie».

Gianpiero Bocci è detenuto dal 12 aprile. Per il gip «rimane inalterato il grave quadro indiziario a carico dell’indagato. Poiché Bocci «non ha fornito o proposto interpretazioni alternative…non ha fornito elementi diversi e nuovi che possano dare ragione del perché gli indagati Duca e Valorosi, avrebbero dovuto dire il falso durante le conversazioni in cui fanno chiari riferimenti al ruolo di procacciatore di informazioni assunto dal Bocci».

Per il gip Bocci è ancora in grado di compromettere seriamente le indagini. «In presenza di conversazioni che denunciano emblematicamente i rapporti strettissimi tra Valorosi e Bocci e soprattutto la dipendenza del destino dei dirigenti e di dipendenti pubblici, dal destino del politico di riferimento, si comprende, dunque, che l’ipotesi della millanteria resta del tutto inconsistente.

Il gip pertanto e ribadisce «la necessità di impedire all’indagato di ostacolare ulteriormente il corso delle indagini. La concretezza del pericolo di inquinamento probatorio va vista come specifica valutazione della capacità dell’indagato di condizionare gli esiti dell’attività di indagine e, sotto questo profilo, Bocci non solo ha dimostrato di avere tale capacità, ma l’ha concretamente sfruttata».

In particolare in riferimento a una conversazione, è spiegato che «descrive in termini chiarissimi come il destino lavorativo dei dirigenti e dipendenti dell’azienda ospedaliera sia legato a doppio filo con quello del Bocci (“muòvete se no ci mandano a casa tutti”), lascia pochi dubbi sul fatto che egli potrebbe concretamente esercitare le sue influenze non solo, come già fatto, per ottenere notizie riservate concernenti le indagini, ma anche per impedire l’acquisizione di ulteriori elementi di indagine nell’ambito ospedaliero».

Se Gianpiero Bocci resta ai domiciliari, quelli dell’ex assessore Luca Barberini vengono ripristinati, ma in ogni caso resterà libero. I giudici hanno infatti annullato l’ordinanza con la quale il 19 aprile il gip, Valerio D’Andria, aveva revocato la misura cautelare. Il tribunale ha così accolto l’impugnazione del provvedimento da parte dei pubblici ministeri, Abbritti e Formisano, ritenendo sussistente il rischio di un possibile inquinamento probatorio.

I reati contestati a Luca Barberini sono: abuso d’ufficio, rivelazione del segreto d’ufficio e falso in atto pubblico.

A Barberini sono stati così applicati gli arresti domiciliari per 60 giorni. Il provvedimento non è comunque subito esecutivo potendo essere impugnato in Cassazione dalla difesa dell’ex assessore dopo il deposito delle motivazioni per le quali il Tribunale si è riservato 45 giorni. Barberini è difeso dagli avvocati David Brunelli e Alessandro Diddi.

I pm Paolo Abbritti e Mario Formisano hanno chiesto ai giudici di revocare il provvedimento del gip d’Andria. Così la procura di Perugia ha chiesto, quindi, al tribunale del Riesame il ripristino della misura cautelare degli arresti domiciliari Luca Barberini, per l’ex assessore regionale alla sanità, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui concorsi truccati in ospedale. Secondo la procura i «gravi indizi di colpevolezza non sono rimasti inalterati a seguito dell’interrogatorio di garanzia, ma si sono rafforzati»

Inoltre per 7 dei 9 indagati dell’inchiesta sulla sanità c’è il riconoscimento dell’accusa di associazione per delinquere. I giudici, in sede di appello, hanno dunque accolto il ricorso della Procura.

Per il Tribunale del riesame di Perugia per sette indagati sussistono “gravi indizi di colpevolezza” riguardo all’associazione per delinquere contestata dalla procura ma esclusa dal gip nell’ordinanza di custodia cautelare. I giudici hanno così accolto l’appello proposto dai magistrati. Il provvedimento riguarda l’ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera Emilio Duca, l’ex direttore amministrativo Maurizio Valorosi e altre cinque persone. Il reato non viene contestato ad alcun politico. Il Riesame ha inoltre ridotto da sei mesi a 60 giorni la durata della misura interdittiva dal servizio per sei dipendenti dell’ospedale.

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