Al festival Maria Ressa e Beatrice Fihn contro la censura
La terza giornata del Festival Internazionale del Giornalismo trasforma Perugia nel cuore pulsante del dibattito globale sulla libertà di informazione. Al centro della scena ci sono i volti di chi ha subito arresti, esilio e minacce per difendere il diritto alla verità. La presenza di Maria Ressa, premio Nobel per la Pace 2021, e di Beatrice Fihn, figura di riferimento di ICAN e Nobel nel 2017, conferisce all’evento una caratura simbolica straordinaria. Le testimonianze raccolte evidenziano come la repressione dei media stia diventando un fenomeno strutturale, dalla Russia al Medio Oriente, richiedendo nuove strategie di resistenza editoriale e tecnologica.
La resistenza dei media russi in esilio
Uno dei momenti più intensi riguarda la situazione dei reporter russi che continuano a operare nonostante le pesanti condanne inflitte dal Cremlino. Alsu Kurmasheva, recentemente liberata dopo un duro periodo di detenzione, porta la sua testimonianza diretta sulla criminalizzazione del mestiere. Parallelamente, le figure chiave di Meduza, Ivan Kolpakov e Galina Timchenko, spiegano come sia possibile mantenere in vita una testata indipendente attraverso modelli di finanziamento innovativi come il crowdfunding, nonostante i mandati di cattura e le restrizioni internazionali che colpiscono i vertici dell’informazione libera.
Il racconto del conflitto e il dramma di Gaza
Il festival accende i riflettori anche sulla Striscia di Gaza e sulle difficoltà estreme incontrate dai giornalisti sul campo. Thibaut Bruttin, direttore generale di Reporter Senza Frontiere, denuncia con forza l’uccisione di numerosi colleghi e il blocco degli accessi per la stampa straniera. Insieme ad Adel Zaanoun dell’AFP, viene affrontato il tema della presunta imparzialità che rischia di trasformarsi in autocensura, isolando le voci palestinesi. La narrazione dei conflitti si sposta poi sui terreni della finanza e delle inchieste OSINT, strumenti necessari per seguire i flussi di denaro che alimentano le guerre moderne.
Intelligenza artificiale e abusi digitali
Un asse decisivo del palinsesto è dedicato all’evoluzione tecnologica e ai rischi legati all’intelligenza artificiale generativa. Maria Ressa guida il dibattito sull’escalation di abusi online e violenza di genere, denunciando l’uso di deepfake e campagne d’odio orchestrate per mettere a tacere le voci femminili nello spazio pubblico. Esperti come Julia Angwin pongono invece l’accento sulla sicurezza delle fonti e sulla responsabilità delle Big Tech, esplorando come la tracciabilità e la sorveglianza digitale stiano mutando radicalmente il rapporto tra reporter e testimoni in un ecosistema informativo sempre più automatizzato.
Modelli editoriali tra newsletter e nuovi video
Oltre alla denuncia, il festival offre spazio alla riflessione sui nuovi linguaggi e sulla sostenibilità economica. Casi di successo come quello di Zetland e Mill Media dimostrano che è possibile costruire un legame solido con le comunità locali attraverso abbonamenti e membership, svincolandosi dalla dittatura degli algoritmi. Si discute anche del futuro dei formati video dopo l’era di TikTok, con esperti che analizzano come adattare la scrittura giornalistica ai linguaggi verticali senza perdere di autorevolezza. Ogni incontro, trasmesso in streaming globale, conferma Perugia come la capitale mondiale del giornalismo consapevole e coraggioso.

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