Morte Gaia Pagliuca decretato il processo per tre dentisti

Caso Gaia Pagliuca decretato il processo per tre dentisti

Decesso della ventitreenne in uno studio medico di Assisi

Morte Gaia Pagliuca – Prenderà il via il prossimo 20 gennaio il dibattimento giudiziario a carico di tre professionisti sanitari ritenuti responsabili della prematura scomparsa di Gaia Pagliuca. La giovane, che aveva soltanto ventitré anni, perse la vita nell’autunno del 2024 a seguito di una grave complicazione clinica insorta durante una seduta odontoiatrica.

Il rinvio a giudizio stabilito dal tribunale

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia ha formalizzato il rinvio a giudizio per l’intero nucleo familiare di medici titolari della struttura, composto dal padre e dalle sue due figlie. L’accusa formale mossa dagli organi inquirenti è di concorso in omicidio colposo. Secondo l’impostazione accusatoria, i tre indagati avrebbero operato con evidente negligenza e imperizia, disattendendo i protocolli sanitari standard previsti per quel genere di intervento e per la successiva gestione dell’emergenza cardiorespiratoria.

Le cause del malore fatale durante l’intervento

I fatti specifici risalgono esattamente al settembre del 2024, quando la vittima si era presentata presso un noto ambulatorio situato nella frazione di Petrignano di Assisi per sottoporsi alla comune estrazione di un dente del giudizio. Nel corso dell’operazione, la ragazza era stata colpita da un improvviso arresto cardiocircolatorio. Di conseguenza, dopo tre giorni di coma profondo trascorsi nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale del capoluogo umbro, il suo cuore aveva cessato definitivamente di battere. Gli accertamenti autoptici, eseguiti successivamente dal consulente tecnico incaricato dalla Procura, hanno attribuito la causa scatenante del decesso a un fenomeno di tossicità sistemica dovuto all’assorbimento massiccio di farmaci anestetici locali. Alla paziente sarebbero state inoculate consecutivamente ben sei fiale di sostanza farmacologica senza la preventiva esecuzione di esami strumentali di controllo.

Le contestazioni procedurali e le omissioni nei soccorsi

Gli inquirenti focalizzano l’attenzione soprattutto sulle manovre di primo soccorso praticate all’interno dello studio subito dopo il collasso della ventitreenne. La magistratura contesta infatti ai medici di aver eseguito le ventilazioni d’emergenza e il massaggio cardiaco direttamente sulla poltrona dentistica, invece di adagiare immediatamente il corpo della giovane su una superficie rigida e idonea come espressamente richiesto dalle linee guida internazionali. Inoltre, la Procura evidenzia la mancata attivazione del dispositivo di defibrillazione automatica presente nei locali sanitari, il cui tempestivo utilizzo avrebbe potuto invertire l’arresto cardiaco prima dell’arrivo dell’ambulanza. Il prolungato stato di sofferenza d’ossigeno ha causato un’ischemia cerebrale irreversibile che ha poi condotto la vittima alla morte clinica, nonostante il successivo trasferimento d’urgenza effettuato tramite il servizio di elisoccorso regionale.

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