Cinquemila persone per la chiusura della campagna elettorale di Vittoria Ferdinandi
di Antonella Valoroso
«Stasera è la degna conclusione di una campagna elettorale straordinaria, portata avanti casa per casa, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo». Per il suo discorso di chiusura Vittoria Ferdinandi sceglie le parole con cui Enrico Berlinguer, il 7 giugno di quarant’anni fa, concludeva a Padova l’ultimo dei suoi memorabili discorsi. E sceglie di essere tra la gente, in una Piazza IV Novembre che l’accoglie tra cartelli colorati e bandiere sventolanti e che non si stanca di scandire il suo nome.
«Mentre qualcuno si nasconde nei recinti privati -prosegue la candidata sindaca- noi siamo nello spazio pubblico, perché non abbiamo paura di aprirci a chi non la pensa come noi».
Rivendica con orgoglio i risultati raggiunti con la sua rivoluzione gentile, con la lucida follia che in tre mesi l’ha portata ad attraversare a piedi tutti e 52 i quartieri e le frazioni che compongono il territorio di Perugia in una sorta di rito di riappropriazione. Per ritrovare il contatto con le persone, per restituire la voglia di partecipare agli anziani e ai giovani che «non hanno bisogno di un drink, ma di essere ascoltati perché -sottolinea- senza i giovani la politica è morta».
Mentre le immagini che scorrono sul maxischermo raccontano le lunghe settimane di campagna elettorale, ricorda il primo evento al Capitini: «Vi avevo promesso che vi avrei portato fino al mare.
Oggi mi accorgo che il mare è già qui. Un mare di persone che mi dà la misura del miracolo che abbiamo compiuto costruendo un’alleanza che molti credevano impossibile. Il nostro è stato un percorso fatto di ascolto, di abbracci, di idee, di partecipazione, di sorrisi e di lacrime, ci siamo fatti guidare dalla gentilezza, dall’amore, dalla gioia e dal desiderio. Dalle speranze individuali che diventano progetti politici comuni. Dalle visioni che sono necessarie a costruire un mondo più giusto per tutte e tutti».

È un fiume in piena, Vittoria Ferdinandi, dimentica di avere un discorso scritto sul leggio ma non dimentica di toccare i temi più cari al popolo che grazie a lei si è ritrovato in piazza: giustizia sociale, accoglienza, diritti, lotta al precariato, perché «parlare di sanità, cultura e felicità è politica!».
Rivendica il contributo fondamentale che da sempre le donne hanno saputo dare alle politiche di cambiamento e ribadisce che se diventerà la prima sindaca di Perugia (e non sindaco donna!) farà in modo che la città diventi davvero inclusiva.
Ricorda gli attacchi subiti e i tentativi di delegittimazione che non hanno fatto altro che rafforzare la voglia di lottare perché Perugia possa tornare ad essere la città di Capitini e di San Francesco, una città contro la guerra e dalla parte dei popoli.
«Quale che sia il ruolo che ci aspetta da lunedì -conclude Ferdinandi- voglio dire che Perugia bisogna amarla e non usarla. Perugia bisogna servirla con amore e generosità perché è il massimo onore che un perugino possa ricevere. Noi vogliamo cambiare questa città e non solo governarla. La bellezza di questo nostro percorso è stato quello di andare con il sorriso incontro alle persone, alle contraddizioni, ai bisogni e alle mancanze, senza paura. Accogliendo l’altro come opportunità e non come un problema. Per noi l’unicità e la diversità sono una ricchezza. Non abbiamo paura di sognare perché abbiamo lo sguardo rivolto al cielo. Siamo persone libere e fiere, non abbiamo catene. E questo è ciò che agli altri fa più paura. Ma siamo una moltitudine, una forza inarrestabile. Siamo il destino di questa città».







































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