Giornalismo in crisi tra buona informazione e comunicazione bacata

giornalismo e democrazia e’ tempo di analisi e di propositi

Giornalismo in crisi tra buona informazione e comunicazione bacata

Giornalismo in crisi tra buona informazione e comunicazione bacata

di Gianfranco Ricci
E’, per il giornalismo italiano (ma anche internazionale) , una fase di grandi riflessioni, di non secondari tormenti, di assillanti domande. Verrebbe quasi da dire che, nel contesto di una complessiva vicenda scandita da frementi dinamiche, ci si interroga, tormentati, ovunque, dalle massime incertezze. Stimolati, tuttavia,dalla percezione (un po’ più della mera speranza) che il domani  potrebbe essere meno terribile di quanto oggi si possa temere.

Si prenda atto di ciò che accade.

Gianfranco Ricci

Ormai ci si è rovesciata addosso  un’altra realtà che, su più fronti, specie nell’ultimo decennio,  è diventata rivoluzionaria. Si tratta di capire in che modo noi, che facciamo il mestiere del raccontare, saremo in grado di muoverci , pur travolti da una valanga  di modernità, non tutte, specialmente sul fronte economico, positive.

Urge impegnarsi, con le migliori risorse (individuali e collettive) per armonizzare le irrinunciabili esigenze di un giornalismo serio e credibile, e i più variegati modi di essere di una democrazia che spesso viene onorata  a parole, ma non dai  fatti concreti.

E’ proprio su alcune di   queste molto ampie tematiche che , cari colleghi, ho avuto la fortuna di dialogare con Padre Francesco Occhetta, redattore di Civiltà cattolica, teologo, assistente dell’Unione stampa cattolica italiana. Uno studioso di rilevanti profondità di pensiero che da anni cerca di analizzare gli sfaccettati  fenomeni di un mestiere  – il nostro –  che talora sembra un naufrago immerso nella tempesta di novità tecnologiche , finanziarie, politiche, sociali e, in sintesi, professionali.

Ci siamo incontrati, nella gremita “Aula Pagani’’ di Montemorcino ( Perugia).   Il graditissimo invito a partecipare me l’hanno rivolto i dirigenti Ucsi dell’Umbria (Rita Valli e Mimmo Piano) e l’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni sociali di Perugia, che hanno promosso l’iniziativa, d’intesa con l’Ordine dei giornalisti umbri. Ha coordinato gli interventi Vania De Luca, giornalista della Rai, presidente Ucsi.

Sono emerse prese d’atto che accomunano ogni riflessione. Oggi, molto più di ieri, è diventato difficile garantire un buon giornalismo: cioè rispettoso della verità, delle persone, della lealtà, della buona fede, del pluralistico spazio che, anche costituzionalmente, compete ad ogni voce. Dilagano disvalori  che, anche per il diluvio di una Rete talora assai sfrenata,sembrano premiare, sul fronte della dirompente comunicazione, i meno nobili umori di chiunque, senza un minimo di preparazione o di responsabilità, si senta  spinto dalla voglia di dire, magari in maniera farneticante.

La presa d’atto – sia detto senza esitazione – non criminalizza affatto la Rete in sé che, anzi, per le energie che esprime , e per le pregevoli  intenzioni, è senza dubbio uno straordinario strumento di libertà.

                       LA BUONA INFORMAZIONE E LA COMUNICAZIONE BACATA

Purtroppo, nelle realtà quotidiane, si snocciolano   anche conseguenze negative che, agli occhi del mondo, mischiano informazione seria (vivIddio ce n’è tanta) e comunicazione bacata, rancorosa o addirittura strumentale, pilotata da quelli che hanno interesse  a confondere le analisi della pubblica opinione. E’ proprio un momentaccio! Tutto vero. Eppure- ritiene Padre Occhetta-  un buon giornalismo è possibile se al senso della moralità personale si uniscono – nelle varie modalità dell’informazione – il bisogno di una coerente deontologia e la più meditata attenzione per il destinatario finale, il cittadino utente per il cui irrinunciabile diritto noi svolgiamo ogni giorno il nostro lavoro.

Questa – è evidente – è una riflessione che riguarda noi iscritti all’Ordine, ma, sul fronte della pulizia interiore, anche i molti che si affannano a comunicare pigiando sui tasti della Rete telematica.

Poi – è chiaro- la considerazione ora accennata,  deve calarsi nel cuore di multiformi, sconvolgenti realtà che – come dice Padre Occhetta – ci fanno inquadrare il mestiere alle prese con una faticosa ‘’salita’’. Vanno male, molte male, le vicende economiche, vacillano quelle del confronto con la politica (non solo in Italia, naturalmente), ansimano quelle della civile convivenza e addirittura sovrastano quelle determinate dalla torrentizia diffusione di notizie che, via Web, macinano il vero e il falso con tanta determinazione che – secondo Padre Occhetta – più dell’80% dei cittadini utenti non sarebbe in grado di selezionare il buono e il cattivo.

Di certo, sul piano pratico, quando l’economia non supporta il nostro lavoro – e spesso addirittura lo avvilisce – può diventare perfino retorica l’invocazione di un’autonoma libertà personale laddove i pochi euro per il lavoro che facciamo con entusiasmo possono diventare elementi di ricatto, sfruttato da chi pretende doveri, ma non riconosce diritti. Occhetta, in un libro, ha ricordato una riflessione del Cardinale Carlo Maria Martini (ex Arcivescovo di Milano): ‘’Non ci è chiesto di essere eroi, ma uomini sì’’.

Nei fatti, come si sa, ci sono giornalisti che, pur di comportarsi secondo il dettato della loro coscienza umana e professionale, affrontano il rischio delle minacce, delle querele  presentate a scopo di intimidazione, dell’esistenza sotto scorta perché è in gioco perfino la loro vita.

Un futuro più positivo dipende – lo si capisce – anche  dalle migliori  intenzioni di ognuno di noi, dalla politica (saprà dimostrare che la libertà di stampa è democraticamente irrinunciabile?), da un’illuminata partecipazione del variegatissimo mondo editoriale e dalla complessiva capacità di transitare dalla stampa cartacea a quella che sempre più si sta dirigendo verso i cellulari, i computer,i tablet.  La prorompente realtà non va solo criticata. Bisogna trovare la forza di confrontarsi, sfidandola senza timori. Col desiderio di servirsene e non con l’animo degli asserviti. Molti sono chiamati a fare la loro parte.

L’Ordine nazionale dei giornalisti (che pure, com’è emerso a Montemorcino, è oggetto di qualche  giovanile doglianza) ha colto, per quel che gli compete, alcune urgenze, varando un’ipotesi di riforma della professione che ha affidato al Governo e al Parlamento. La parola chiave del documento approvato è PREPARAZIONE, al massimo grado. Fondamentale conquista se all’utente si desidera garantire QUALITA’.

Comunque  , come, con nobile visione, rileva Padre Occhetta, giornalismo e democrazia sono, ovunque, legate da un sinergico rapporto: se prevale un giornalismo mediocre, soffre non poco l’assetto democratico. E se, al contrario , emerge una presunta democrazia  ( zoppa e arrogante), la ricaduta sul giornalismo sarà rovinosa.

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