Sparatoria Ponte Felcino, sembra che i malviventi non abbiano sparato, indagini [Foto]

Lo riporta la Nazione Umbria negli articoli dove si racconta della sparatoria

Sparatoria Ponte Felcino, sembra che i malviventi non abbiano sparato, indagini

Sparatoria Ponte Felcino, sembra che i malviventi non abbiano sparato, indagini Sul furto alla tabaccheria di Ponte Felcino e la successiva sparatoria, che ha causato la morte dell’albanese 50enne Eduart Kozi, sono in corso le indagini da parte della procura. Al momento gli investigatori sarebbero al lavoro. Al vaglio della magistratura, anche quella dell’apertura di un’indagine per eccesso colposo di legittima difesa. Da indagini, secondo quanto riporta La Nazione Umbria, pare che i banditi non abbiano sparato, ma tutto questo è ancora da stabilire. 

LA NAZIONE
«NON CI sono evidenze tali da far pensare che i banditi abbiano sparato, ma siamo in una fase preliminare e ancora c’è un po’ di confusione nella ricostruzione dell’accaduto». Lo dice il procuratore di Perugia, Luigi De Ficchy, subito informato dell’accaduto. La Procura è in attesa degli atti da parte del- la polizia giudiziaria per valutare anche l’iscrizione del fascicolo. Secondo quanto emerso, i carabinieri hanno sparato e pure la guardia giurata, ma non si sa se abbiano esploso i colpi per evitare di essere investiti dalla ‘batteria’ di banditi che avrebbe speronato l’auto della Vigilanza umbra per impedire loro la fuga. L’assenza di telecamere in zona rende tutto più complesso.»…

Non ci sono solo altri tre banditi da cercare e prendere: la faccenda è molto delicata perché anche se si tratta di un ladro in fuga dopo un furto, c’è comunque una persona rimasta uccisa.


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Chi ha esploso quel colpo di pistola ai banditi in fuga assieme ai suoi complici diventerà un elemento dell’inchiesta su cui la procura, guidata da Luigi De Ficchy. Sono tanti gli elementi ancora da chiarire anche perché ci sono carabinieri e una guardia giurata che si sono sentiti minacciati da un’auto di grossa cilindrata che ha speronato quella della guardia giurata. Il tutto mentre stavano assolvendo il proprio mestiere di tutela delle persone e delle proprietà. Sarebbero stati almeno quattordici i colpi esplosi nel tentativo di fermare l’auto in fuga. Questo quanto riportato oggi dai quotidiani locali della carta stampata.

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Nelle prossime ore il medico legale Sergio Scalise Pantuso, riceverà l’incarico per svolgere un’autopsia che potrà essere determinante per capire quale possa essere stata l’arma da cui è partito il colpo che ha ucciso il bandito in fuga. La procura apre un’inchiesta ed è in attesa degli atti da parte della polizia giudiziaria per valutare anche l’iscrizione del fascicolo.

Intanto si scopre che l’uomo ucciso era sposato e padre di un figlio, in Italia da anni ed era conosciuto alle forze dell’ordine. In tasca aveva il permesso di soggiorno. L’albanese era finito in carcere nel 2014 con l’accusa di aver messo a segno una serie di furti tra Collestrada, Deruta, Torgiano e alcune località del Tifernate. L’operazione era Merry Christmas. Per quel reato Kozi patteggia e resta dentro fino al 2017 e poi viene espulso dall’Italia, ma poi rientra per prendere parte al processo d’appello in cui è imputato per maltrattamenti.

Adesso ci sarà l’autopsia e una consulenza balistica per ricostruire la dinamica degli spari. L’altro nodo da sciogliere è relativo all’auto utilizzata. Gli investigatori hanno trovato una targa apposta sopra l’altra. Quella vera corrisponde a un napoletano con precedenti specifici e quella collocata a copertura è risultata intestata a un uomo di Frosinone.

Ladro morto era un basista, venne arrestato nel 2014

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