Presidio teleconduzione Terni, serve piano industriale
La chiusura del centro di teleconduzione di Terni da parte di Enel Green Power ha sollevato forti preoccupazioni durante l’audizione urgente tenutasi nella Commissione Attività Produttive di Montecitorio. La deputata pentastellata Emma Pavanelli, promotrice dell’incontro con le organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL e UGL, ha evidenziato i rischi per la sicurezza idroelettrica regionale.
“La dismissione rappresenterebbe una grave perdita strategica non solo per l’Umbria ma per l’intera area centro-italiana”, ha sottolineato Pavanelli durante i lavori commissariali. Il controllo delle risorse idriche in zone già fragili verrebbe compromesso da quella che non appare come una semplice riorganizzazione aziendale, ma come una scelta dal forte impatto territoriale.
L’annuncio del Disaster Recovery Nazionale a Terni ha parzialmente mitigato le preoccupazioni, ma la parlamentare umbra rimane scettica sui tempi e sulla concretezza dell’operazione. “Non possiamo accontentarci di mere dichiarazioni d’intenti”, ha precisato Pavanelli, richiedendo garanzie operative immediate e durature per mantenere presenza qualificata nella regione.
La questione si inserisce in un quadro più ampio di progressivo disimpegno dell’azienda energetica dal territorio umbro, con l’abbandono di diverse strutture operative considerate cruciali per lo sviluppo locale. La perdita di competenze specializzate accumulate negli anni costituisce un danno difficilmente recuperabile, soprattutto in un momento storico che richiede maggiori investimenti in sicurezza ambientale.
“Servono azioni concrete e non parole”, ha ribadito la deputata M5S, sottolineando come la responsabilità sociale d’impresa debba tradursi in investimenti stabili anziché in dismissioni continue. La richiesta al management di Enel è quella di elaborare un piano industriale credibile che garantisca presenza operativa duratura in Umbria.
Il territorio attende ora risposte definitive sulla strategia aziendale, mentre le organizzazioni sindacali mantengono alta l’attenzione sulla vicenda, pronti a mobilitarsi per salvaguardare occupazione e servizi essenziali per la gestione delle acque.

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