Il lago va curato, critiche e speranze
PERUGIA, 11 settembre 2025 — È una corsa contro il tempo: il Lago Trasimeno, uno dei cuori più antichi e amati dell’Umbria, è fragile oggi come non lo si ricordava da anni. Le acque si abbassano, le barche rischiano, le rive puzzano, gli isolani vivono tra disagi e speranze. E in questo scenario, il nodo della diga di Montedoglio diventa centrale — non solo come fonte d’acqua, ma come simbolo di diritti, responsabilità politiche e cura dell’ambiente.
Una crisi idrica non annunciata all’improvviso, come si legge dalla nota stampa del Consiglio Regionale Umbria – ma maturata negli anni: la siccità, i cambiamenti climatici, la scarsa manutenzione dei fondali, il ritardo negli interventi strutturali rendono oggi il Trasimeno un lago “spento”, che fatica a respirare. Le conseguenze sono drammatiche: il servizio di navigazione pubblica per le isole è compromesso; il traghetto “Perugia”, il battello merci “Grifone” sono fermi; la “Concordia II” rischia guasti gravi a causa dell’elica che sfiora il fondo.
Gli abitanti delle isole, gli operatori turistici, i commercianti, ma anche i pescatori e i volontari: tutti raccontano una perdita diffusa che va oltre l’economia. È la qualità della vita che cede — la mobilità quotidiana, la sicurezza, l’odore delle alghe che marciscono senza che si riesca a rimuovere tutto, le rive impraticabili, le barche private inaccessibili. E il lago «che non è solo un bene ambientale, ma una casa, un lavoro, un’identità».
Di fronte alla protesta politica, all’interrogazione dell’opposizione regionale e alle richieste pressanti degli abitanti, la Giunta dell’Umbria ha risposto: esistono già accordi, misure avviate, finanziamenti stanziati. La presidente Proietti, insieme all’assessora Simona Meloni, ha affermato che da ottobre inizierà il trasferimento di 10 milioni di metri cubi d’acqua all’anno dal bacino di Montedoglio al Trasimeno, nell’ambito di un piano condiviso con la Toscana e con le autorità di bacino. Tale apporto idrico, come riportano studi dell’Università di Perugia, è stato giudicato compatibile con il lago. L’entrata in funzione del flusso d’acqua è prevista attraverso il fosso Paganico, immissario naturale del lago, ma altre soluzioni alternative potranno essere valutate. Il progetto inizierà nella fase “sperimentale”, con continuo monitoraggio ambientale.
Enrico Melasecche, del gruppo Lega, ha denunciato la situazione come “gravissima crisi idrica” per il lago, denunciando “carenze gestionali”, “negoziazioni inadeguate”, timori che Montedoglio venga usato come strumento di ricatto nei rapporti con la Toscana. Ha chiesto provvedimenti concreti, materiali, immediati per garantire operatività e sicurezza del servizio di navigazione e delle condizioni di lavoro per chi opera sul lago. Ha posto in risalto la necessità che l’Umbria mantenga la schiena dritta, non cedendo ai giochi politici che penalizzano il lago ma salvaguardando gli interessi strategici regionali.
Dall’altro lato, la Giunta regionale risponde che la responsabilità è condivisa: il problema dei fondali, dei dragaggi, delle criticità non è nato oggi, ma è figlio di anni di inerzia normativa, burocrazia lenta, risorse ferme. L’assessore sostiene che la normativa sugli interventi è “obsoleta”, che parte dei lavori previsti non si è concretizzata negli anni precedenti, che delle somme assegnate per il dragaggio non si è visto l’effetto atteso. E che — nei suoi otto mesi di governo — si è iniziato a muovere qualcosa: ordinanze urgenti, manutenzioni, ricollocazioni temporanee di imbarcazioni critiche, accordi già firmati sull’adduzione acqua da Montedoglio.
L’intesa siglata tra Umbria, Toscana e le autorità competenti mira a trasferire ogni anno 10 milioni di metri cubi dal sistema Montedoglio al Trasimeno — soprattutto nei periodi invernali e autunnali, quando le precipitazioni sono maggiori. Il piano stabilisce che l’uso potabile, l’agricoltura, la tutela dell’ambiente vengano garantiti, evitando che l’acqua diventi oggetto di scambi politici o contropartite negoziali.
L’Università di Perugia ha eseguito studi sulla compatibilità chimico-ittica delle acque tra Montedoglio e Trasimeno. I risultati preliminari sembrano rassicuranti, ma restano cautela e attesa: servono dati definitivi per dare piena certezza alle comunità.
Tuttavia, molte cose restano in sospeso. Prima fra tutte la questione del dragaggio: le zone dove i fondali sono bassissimi sono ancora numerose, le alghe aumentano e il materiale organico si accumula senza che l’odore e il rischio ambientale vengano affrontati con continuità. Senza il dragaggio – con risorse certe, tempi certi – molte barche non potranno navigare, molte attività turistiche resteranno ferme o penalizzate. La questione della governance: chi decide in concreto? Chi controlla che le risorse stanziate vengano spese davvero per i dragaggi, le darsene, le imbarcazioni di servizio, la manutenzione delle spiagge, delle rive? La comunità chiede trasparenza, accesso agli atti, controlli.
Un’altra sfida è quella del tempo: ogni stagione secca aggrava il danno, ogni ritardo pesa sulle attività economiche locali, sul turismo, ma anche sulla vita quotidiana di chi vive sulle isole o nelle rive: residenti che non possono accedere con le proprie barche, operatori costretti a chiudere, persone isolate quando i mezzi di collegamento pubblico vengono sospesi. Infine, resta la sfida ambientale e climatica: non basta ripristinare l’acqua, servono misure strutturali e durature per affrontare la siccità ricorrente, il cambiamento nel regime delle precipitazioni, la perdita di biodiversità. Occorrono rimboschimenti, gestione delle acque meteoriche, uso responsabile dell’acqua, educazione e coinvolgimento delle comunità.
Dietro i numeri e le ordinanze ci sono volti: quelli degli isolani che raccolgono la posta nelle barche, dei pescatori che non hanno più certezza del pesce, dei turisti che scelgono altrove per evitare le spiagge maleodoranti o gli approdi impraticabili. Ci sono i bambini che non vedono più le paperelle, ci sono gli anziani che guardano le rive tornare all’erba secca, le alghe ingombranti, le poche barche che avanzano a fatica. C’è la rabbia di chi paga tasse anche per le isole, la delusione per le promesse non mantenute, ma anche la speranza che questo accordo sia davvero il passo decisivo.
Il Lago Trasimeno si sta giocando la sua sopravvivenza — non solo come specchio d’acqua, ma come spazio vivo di comunità, identità, economia, storia. L’accordo con Montedoglio è una finestra aperta su un domani possibile: di acque più alte, di barche che tornano a solcare liberamente, di relazioni tra Umbria e Toscana fondate sulla cooperazione piuttosto che sul conflitto. Ma per farlo servono fatti, non solo parole.

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