Bellezza e qualità in Umbria, un enorme patrimonio da valorizzare

Bellezza e qualità in Umbria, un enorme patrimonio

«Bellezza e qualità come nuovo modello di sviluppo per l’Umbria rappresenta la sfida ambiziosa che il Partito democratico ha messo in campo dall’estate del 2017 attraverso un percorso a tappe territoriale e tematico. Specifiche iniziative tematiche sono organizzate in diversi centri umbri al fine di raccogliere idee e proposte per sviluppare il progetto sulla bellezza e la qualità, declinato su quattro macro temi: il paesaggio, la promozione, la riqualificazione, la cultura, a cui si è aggiunto quello sulle periferie. A Paciano si è trattato il tema del paesaggio, a Narni la promozione del territorio, a Trevi la cultura, a Gubbio la riqualificazione ed a Perugia le periferie.

E’ stato un percorso alla fine del quale il Pd si è fatto promotore di un progetto di legge che possa fare dell’Umbria un laboratorio nazionale e internazionale, nonché della bellezza e della qualità i perni di un nuovo modello di sviluppo economico,  sociale e culturale per la regione». E’ stato detto questo oggi dal consigliere regionale Giacomo Leonelli durante la presentazione della sua relazione tecnica, dopo il percorso iniziato nel 2017.

«In tema di Paesaggio c’è un enorme patrimonio da valorizzare – ha aggiunto -. I quattro tavoli tematici di approfondimento organizzati a Paciano hanno riguardato il consumo di suolo e nuove forme di sviluppo, le opportunità offerte dall’Europa, il paesaggio come progetto condiviso tra cittadini e amministratori, la manutenzione del territorio. Sono stati valutati di particolare importanza i temi del declassamento dei terreni edificabili, del consumo ma anche dell’uso del suolo, in particolare di quello agricolo; risorse importantissime per qualità delle coltivazioni e per come queste disegnano il paesaggio. Inoltre, occorre concentrarsi sulle demolizioni che consentano di riconsegnare aree urbane alla riprogettazione dei quartieri a vantaggio della qualità della vita, sull’archeologia industriale, sugli incentivi alle attività economiche che sfruttano in maniera controllata e sostenibile le aree boschive e ancora sulle misure dei piani per il paesaggio, prevedendo ampia partecipazione popolare alle scelte e di educazione al bello.

Prevedere confini alla dimensione municipale in sede di programmazione dello sviluppo e misure volte alla diffusione della cultura della manutenzione rappresentano priorità ineludibili. E’ necessario che ci sia una condivisione maggiore con la cittadinanza dello sforzo che le amministrazioni locali fanno per la manutenzione del territorio. Sul paesaggio è necessaria una politica di maggiore collaborazione e la strada che si deve adottare si basa su percorso comune con le istituzioni e sulla condivisione con i cittadini. Tra le priorità va segnalata quella di rimettere in vita l’osservatorio nazionale sul paesaggio con lo scopo di confrontarsi con associazioni ambientaliste e di incidere sulle grandi politiche sul paesaggio per arrivare a pianificazioni omogenee; aggiornare i piani paesaggistici; in Umbria è stato messo in campo un lavoro importante, un percorso comune tra le istituzioni. Riconoscere nella qualità e nella bellezza la chiave di volta di un nuovo paradigma per lo sviluppo rappresenta una sfida difficile ma possibile. È un progetto di mobilitazione sociale che consente di occuparsi dell’assetto del territorio in modo tale che esso racconti la storia del nostro territorio. Si tratta della stessa filosofia che ha animato la definizione del piano paesaggistico».

Gli obiettivi: «L’obiettivo -ha spiegato Leonelli – consiste nello stimolare una coscienza collettiva il paesaggio va sopra, valorizzato oltre che conservato; non si tratta di un museo ma spazio di vita in continua evoluzione. In questo senso diventa determinante una programmazione stringente legata in, particolare alle regole sul consumo di suolo. In una Regione ciclicamente colpita da eventi sismici in determinate fasce del proprio territorio ricorre costantemente come attuale il tenia della “ripartenza”, che non significa solo ricostruzione di qualità sul piano della sicurezza e dell’inserimento nel territorio ma anche partecipazione delle comunità alla vita culturale dei territori. Anche per questi motivi, le opere d’arte, i musei, le biblioteche, i piccoli teatri presenti nei centri minori devono diventare luoghi in cui si costruiscono politiche culturali ed ai quali si danno funzioni nuove che recuperino il loro originario ruolo. Tutto ciò deve essere abbinato ad una adeguata spesa pubblica nel settore della cultura, che. invece, cala costantemente. In un momento difficile per la difficoltà di reperire risorse, non è semplice spendere per mantenere strutture, per investire nella riconversione di edifici ed aree, per creare luoghi dove la comunità si incontra e si confronta. Parimenti difficile diventa quindi incentivare luoghi dove affrontare questa discussione, al di fuori di quelli istituzionali. Occorrono camere di compensazione per progetti complessivi e condivisi. Il contributo che questa proposta di legge vuole offrire va anche in questo senso».

«La regione – ha concluso Leonelli – quale istituzione, è da sempre sensibile al tema della qualità degli interventi sul territorio. Per tutti si ricorda la legge n.6/2010 di disciplina della promozione della qualità nella progettazione architettonica».

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