Ruspe e accattonaggio, il Popolo della Famiglia Terni dice no

 
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Sicurezza, il sindaco Latini chieda il pattuglione anche a Terni

Ruspe e accattonaggio, il Popolo della Famiglia Terni dice no «Cosi come espresso dal nostro Vescovo, comprendiamo e condividiamo la volontà di attuare un sistema di sicurezza in città, per porre un argine alla pratica dell’accattonaggio molesto, che in alcune zone si esplica anche nella nuova attività lavorativa dei parcheggiatori abusivi, ma l’ordinanza anti-accattonaggio disposta dal Sindaco ci lascia piuttosto perplessi».

Diego Esposito, vicepresidente del Popolo della Famiglia Umbria, commenta così l’ordinanza firmata dal sindaco Latini nei giorni scorsi, in vigore da sabato 8 Dicembre, la cui finalità, come enunciato nel testo stesso, è quella di disincentivare atteggiamenti molesti per garantire maggiore sicurezza in città.

«Nel testo si legge che è vietato “lo stazionamento molesto, nonché praticare ogni forma di accattonaggio, sollecitando o richiedendo denaro, anche con modalità vessatorie”. Questo “anche” implica che dalla città di Terni vuole essere eliminata ogni forma di richiesta di elemosina, e non solo la pratica di accattonaggio molesto e vessatorio, che in alcuni casi si è trasformato veramente in situazioni di difficoltà per i cittadini. Non possiamo pensare di eliminare i disperati per decreto, la povertà solo con le regole.

La società va protetta e preservata, ma le ordinanze, quando sono usate come ruspe, generano quella cultura dello scarto che avvelena le comunità e cancella l’umanità anche dalle strade. Se anche Monsignor Piemontese si preoccupa di come proteggere la parte più debole di una società, chiediamo di applicare il criterio giuridico valutando le conseguenze di ogni provvedimento e non agire seguendo l’emotività di un a presunta emergenza, per quanto sentita, o forse le linee guida dettate dal partito.

Se si vuole dare un freno alle pratiche moleste con un colpo di mano forte, si deve allo stesso tempo garantire il sostegno ai poveri e indigenti che sono costretti a chiedere l’elemosina, corroborando le associazioni che si prendono cura dei più deboli».

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