Vaccino per sconfiggere il covid 19, sul pianeta è una corsa contro il tempo

 
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Vaccino per sconfiggere il covid 19, sul pianeta è una corsa contro il tempo

Vaccino per sconfiggere il covid 19, sul pianeta è una corsa contro il tempo

Il vaccino contro il coronavirus potrebbe arrivare in “tempi record”. “Normalmente per arrivare ad un vaccino da commercializzare il tempo medio e’ di 2-3 anni. In quest’occasione penso che i tempi saranno molto molto piu’ brevi, sicuramente non saranno quelli abituali che si hanno per un vaccino”. Lo dice Alberto Villani, presidente della societa’ italiana di pediatria, nella consueta conferenza stampa alla Protezione civile.

Una macchina che non smette di lavorare, quindi ed è una macchina bellica che ha reclutato tutte le migliori menti ricercatrici del mondo. E’ quella della scienza e della ricerca. La lotta comune, valida per tutto il mondo che sta affrontando la PANDEMIA, è quella della ricerca di un VACCINO: insomma, si tratta di una vera e propria CORSA contro il TEMPO. Ed è notizia di queste ore secondo cui il VACCINO potrebbe essere pronto PRIMA DEL PREVISTO, in quanto è appena partita la SPERIMENTAZIONE sull’UOMO.

Il vicepresidente di Migal, un istituto di ricerca israeliano, dice: «Abbiamo sviluppato un vaccino che funziona su un coronavirus dei polli. Usiamo una proteina artificiale: il nostro farmaco non dovrà essere iniettato. E soprattutto i tempi di sperimentazione saranno molto brevi»

I laboratori si trovano a Kiryat Shmona, Galilea, in Israele, riferisce nel suo scoop il giornale online La Stampa. Non è stato facile ottenere un colloquio con qualcuno di Migal. Fatto è che MEIR OUZIEL, nel suo articolo, riferisce che il suo interlocutore ha detto che: “In questi giorni stiamo modificando il vaccino che ha funzionato con i polli per adattarlo agli esseri umani”.

«Un vaccino del tipo chiamato sub units, una proteina sintetica che imita le parti attive del virus. Una sorta di finto virus che innesca la risposta del corpo umano e attiva il sistema immunitario. Così se una persona viene attaccata dal virus vero il sistema immunitario saprà già che cosa deve combattere e sarà in grado di attaccare, immunizzandosi. La risposta immunitaria sta andando come previsto e non dovrà essere iniettato».

Sono molti i centri nel mondo che stanno testando vaccini contro il temibile covid 19.

La sperimentazione sugli esseri umani è un procedimento molto lungo e anche rischioso: tuttavia questo non ha spaventato Ian Haydon, 29enne specialista in comunicazione alla University of Washington, che si è sottoposto a un primo ciclo di somministrazione del vaccino.

Prima di procedere con le iniezioni, l’azienda che sta sviluppando il farmaco ha fatto firmare a Ian un documento di venti pagine in cui dichiara di essere consapevole dei rischi della sperimentazione; e così, nella mattinata di mercoledì 8 aprile, l’uomo ha ricevuto una prima dose e tra un mese ne riceverà una seconda.

Si tratta di un gesto di grande altruismo, fatto da una persona consapevole dei rischi, ma mossa da una grande volontà di mettersi a disposizione per salvare il pianeta da una grave epidemia.

Ho sentito parlare dello studio da un collega che mi ha riferito del reclutamento e ho inviato le mie informazioni sanitarie. Non mi aspettavo di avere notizie, perché avevano migliaia di domande, ma alla fine hanno scelto me. Sono stato visitato e sottoposto ad analisi, e mi hanno spiegato lo studio. Mi ritengo fortunato a poter fare il volontario per combattere il coronavirus“, queste le parole del giovane Ian, intervistato da un reporter della Mit Review. (Il Meteo.it)

Sanità informazione, invece, riferisce questo in suo articolo. «Torneremo alla piena normalità quando ci sarà un vaccino, fino ad allora avremo accuratezza nei contatti e senso di responsabilità, che guiderà la ripresa e la riapertura delle attività». Le parole del viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, alla trasmissione “Circo Massimo” su Radio Capital, sono nette. Sarà solo il vaccino ad arrestare completamente il Covid-19. Resta pertanto quello l’obiettivo degli esperti della sanità mondiale, già al lavoro sulle sperimentazioni.

USA, INIZIA LA SPERIMENTAZIONE SULL’UOMO

Negli Stati Uniti l’azienda biotech americana Inovio ha ricevuto il via libera dalla Food and Drug Administration e dato inizio alla fase di sperimentazione del suo vaccino sull’uomo. La concessione è arrivata dopo i promettenti test sugli animali e ora sarà condotta anche grazie ai finanziamenti della Bill and Melinda Gates Foundation e della Cepi (Coalition for epidemic preparedness innovations).

Sono 40 i volontari che lunedì hanno ricevuto la prima dose di Ino-4800 – questo il nome del vaccino – che sarà seguita da una seconda tra quattro settimane. Tutti adulti sani provenienti da Philadelphia e Kansas City, dove sono stati effettuati gli screening. Se la sperimentazione continuasse con successo, dopo aver ottenuto i dati di sicurezza e immunogenicità si procederà agli studi di efficacia. L’azienda prevede di poter rendere disponibili almeno un milione di dosi per studi e usi di emergenza entro fine anno.

«Il nostro team di ricercatori, partner e finanziatori – ha dichiarato il Ceo di Inovio, Joseph Kim – si è mobilitato da quando la sequenza genetica del virus è diventata disponibile all’inizio di gennaio e continua a lavorare 24 ore su 24 per garantire l’avanzamento rapido di Ino-4800».

IL VACCINO ‘CEROTTO’

Viene ancora dalla Pennsylvania, ma da Pittsburgh questa volta, il “vaccino-cerotto” di cui si è parlato negli ultimi giorni. Noto come “PittCoVacc”, si tratta di un tentativo sperimentale dei ricercatori della School of Medicine dell’Università di Pittsburgh. Già nel 2003 il team, di cui fa parte anche l’italiano Andrea Gambotto, sviluppò il vaccino per la Sars senza poterlo sperimentare a causa della scomparsa improvvisa della malattia.

Il cerotto, di 1,5 centimetri, sarebbe composto di 400 micropunture da adagiare sul braccio o su una spalla, per una dose di vaccino pari a un 1/5 di quella necessaria per un’iniezione. Di grande convenienza quando si deve produrre una quantità enorme di prodotto, come ha spiegato Gambotto a Repubblica.

Il cerotto rilascia la proteina “spike”, che è la chiave che il virus utilizza per entrare nell’organismo umano, nel punto in cui il cerotto viene adagiato. «A questo punto – ha dichiarato il ricercatore – il sistema immunitario si rende conto che è un corpo estraneo al nostro organismo e inizia a produrre anticorpi contro di essa. Quando poi la persona verrà contagiata da virus gli anticorpi già sviluppati ne bloccheranno l’infezione».

I test sui topi sono risultati estremamente promettenti, in quanto gli animali hanno sviluppato anticorpi specifici contro il Sars-CoV-2. Dopo l’autorizzazione della Fda, in massimo due mesi dovrebbe poter partire la sperimentazione clinica, che aiuterà a studiare una dose adatta all’essere umano. Se si dovesse proseguire con risultati positivi, il team di Gambotto assicura di poter avviare la produzione entro cinque mesi.

CONTRO LA TUBERCOLOSI E CONTRO IL COVID-19?

Dall’altro lato del pianeta, l’Australia scommette invece su un vaccino contro la tubercolosi sviluppato 100 anni fa in Europa, come riporta il New York Times. Il nome scientifico è Bcg (Bacillus Calmette-Guerin) ed è ancora utilizzato in molti Paesi in via di sviluppo. È proprio qui che gli scienziati hanno notato come, oltre a prevenire la tubercolosi, il vaccino fosse utile per ridurre l’incidenza di infezioni respiratorie.

Da qualche giorno un gruppo di scienziati di Melbourne ha dato inizio alla somministrazione del vaccino (o di un placebo) a migliaia tra medici, infermieri e operatori sanitari per testarne l’efficacia. Il dottor Nigel Curtis, ricercatore dell’University of Melbourne e uno degli ideatori del trial, ha dichiarato: «Quello che vogliamo fare è ridurre il lasso di tempo in cui un operatore sanitario infetto non sta bene, così che possa tornare al lavoro più velocemente». Sperimentazioni simili sono iniziate anche in Olanda e a Boston, sempre su operatori sanitari.

Tuttavia il virologo Fabrizio Pregliasco dell’Università di Milano invita a trattenere gli entusiasmi su simili tentativi. «È un’ipotesi che sta circolando – ha dichiarato all’Adnkronos Salute – ma tutto è da discutere e le basi sono deboli».

 

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