Peste suina africana, Confagricoltura: interventi immediati e necessari

Peste suina africana, Confagricoltura: interventi immediati e necessari

Peste suina africana, Confagricoltura: interventi immediati e necessari

Confagricoltura ha sollecitato risposte immediate e interventi necessari alla gestione della Peste Suina Africana (PSA) dopo l’individuazione di almeno 6 casi di cinghiali infetti nel Lazio.

Destinatari delle sollecitazioni sono, in primis, l’assessore all’Agricoltura Roberto Morroni che, dopo la comunicazione inviatagli appena riscontrato il primo caso nel Lazio, è stato invitato a convocare i colleghi dell’assessorato all’Ambiente ed alla Sanità, oltre ai referenti ASL e tutte le associazioni di categoria e la stessa Giunta Regionale per istituire un “Tavolo di crisi”.

Se si arrivasse a dover dichiarare l’Umbria zona rossa, non solo verrebbe cancellato l’allevamento suinicolo ma l’intera filiera della carne e della norcineria verrebbero colpite, con gravi ripercussioni economiche, occupazionali e di mercato. Nelle aree circoscritte potrebbero essere vietate anche la raccolta dei funghi e tartufi, la pesca, il trekking, il mountain bike e altre attività di interazione diretta o indiretta con i cinghiali infetti con gravi danni per tutta la comunità. Un danno che si ripercuoterebbe anche sul turismo, creando un ulteriore allarme.

Dopo l’urgente confronto che si è svolto mercoledì 18 maggio, Confagricoltura Umbria, per voce del presidente Fabio Rossi, accoglie con favore quanto annunciato dall’assessore, ovvero un piano straordinario di abbattimento della specie cinghiale con il quale si dispone di intensificare l’attività di contenimento e controllo dei cinghiali, soprattutto nelle aree in cui si sono verificati maggiori danni alle produzioni agricole, alla circolazione e nei pressi degli allevamenti di suini ( brado, semibrado ed in stalla). Tali disposizioni saranno attuate con l’utilizzo delle tecniche dell’aspetto e della girata.

“Chiedevamo decisioni rapide – afferma Rossi – e non possiamo che constatare con piacere il fatto che tutto è andato in questa direzione con l’obiettivo immutato di limitare velocemente il proliferare incontrollato della specie cinghiale. Auspichiamo che ATC e cacciatori procedano intensificando gli abbattimenti garantendo, non solo, una riduzione dei danni alle produzioni agricole ma anche che gli agricoltori possano essere risarciti del 100% dei danni subiti”.

Altra notizia positiva, inoltre, è che verrà effettuata una modifica al PSR che preveda finanziamenti per la realizzazione di recinzioni atte a proteggere le produzioni agricole a ulteriore salvaguardia degli allevamenti.

Già un anno e mezzo fa Confagricoltura Umbria, nelle persone del direttore Cristiano Casagrande e del presidente della zootecnia Matteo Pennacchi, organizzò una serie di incontri con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Umbria e Marche e con la ASL per individuare le linee guida necessarie alla tutela del settore suinicolo, cardine economico regionale, inteso non solo come allevamenti ma anche come trasformazione e la ben più nota norcineria.

“Purtroppo, come spesso accade – dice Pennacchi – ora è tardi per promuovere azioni che scongiurino il diffondersi della malattia, il problema è alle porte dell’Umbria ed è ormai solamente possibile circoscrivere aree di tutela degli allevamenti. È intanto importante la decisione presa dall’assessore Morroni per l’attuazione di misure pratiche a tutela dei nostri siti zootecnici affinché non si perdano il patrimonio suinicolo e gastronomico che contraddistinguono la nostra regione”.

“Nei giorni scorsi – continua Pennacchi – abbiamo inviato un documento all’assessore all’Agricoltura Roberto Morroni per sollecitare un incontro, non solo con gli assessorati di Agricoltura, Ambiente e Sanità, ma anche con le Associazioni di categoria tutte e indicato anche i temi più caldi da affrontare nell’immediato, quali la gestione della specie cinghiale, la protezione degli allevamenti, il piano di supporto economico per gli interventi strutturali per la biosicurezza, l’informazione/formazione/assistenza agli allevatori ed altro ancora”.

“Siamo contenti, quindi, – prosegue Pennacchi – che parte delle proposte presentate da Confagricoltura siano state già accolte dall’assessore Morroni, anche se sappiamo che altre azioni dovranno essere intraprese per mettere al sicuro quanto oggi è a rischio”.

Secondo Confagricoltura Umbria l’attuale suddivisione in zone vocate e non vocate alla caccia collettiva al cinghiale, “risulta del tutto inadeguata alla reale situazione” e nelle zone non vocate è necessario non autorizzare la caccia ma attività di contenimento per l’eradicazione del cinghiale con interventi di girata, aspetto e trappolamento oltre che caccia di selezione.

Confagricoltura ribadisce che, nelle zone vocate, è necessario eliminare l’assegnazione dei settori alle squadre passando all’assegnazione casuale annuale.

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