Prima assoluta a Perugia, dal 14 al 18 ottobre al Morlacchi.
📌 FLASH NEWS – Oscar debutta in prima assoluta al Teatro Morlacchi di Perugia dal 14 al 18 ottobre. Sonia Bergamasco è protagonista nello spettacolo di Linda Dalisi diretto da Antonio Latella nuova produzione del Teatro Stabile dell’Umbria.
di Antonella Valoroso
Perugia affida a una delle figure più iconiche dell’immaginario collettivo il compito di aprire la nuova stagione teatrale. Da mercoledì 14 a domenica 18 ottobre, il Teatro Morlacchi accoglie Oscar, nuova produzione del Teatro Stabile dell’Umbria, che debutta in prima assoluta con la scrittura originale di Linda Dalisi, la regia di Antonio Latella e Sonia Bergamasco nel ruolo della protagonista. Un ritorno che è anche una trasformazione: Lady Oscar abbandona i confini del personaggio entrato nella memoria di intere generazioni per diventare una figura inquieta, sospesa tra ciò che è stata e ciò che ancora non riesce a essere, chiamata a scegliere da che parte stare quando la Storia irrompe nella vita individuale.
Non è soltanto il recupero di un’eroina amatissima, cresciuta come un uomo e divisa tra il dovere e il desiderio, tra la fedeltà alla monarchia e il richiamo della giustizia. Nel testo di Dalisi, Oscar diventa il centro di una riflessione sull’identità, sulla coscienza e sulla possibilità di cambiare sguardo sul mondo. La Rivoluzione francese, con le sue contraddizioni e le sue promesse, non è soltanto lo sfondo storico della vicenda: è il momento in cui le certezze si incrinano e l’individuo è costretto a misurarsi con la responsabilità delle proprie scelte.
La nuova Oscar non combatte soltanto contro un ordine politico destinato a crollare. Combatte contro l’immagine che le è stata imposta, contro il silenzio che accompagna le ingiustizie e contro il rischio di riconoscere troppo tardi ciò che conta davvero. È questo il lascito che lo spettacolo consegna al presente: la libertà non nasce dall’assenza di conflitti, ma dalla capacità di guardare la realtà senza distogliere gli occhi e di assumersi, finalmente, la responsabilità della propria scelta.
Una memoria spezzata alla vigilia della Rivoluzione
La vicenda prende avvio in un prato avvolto dalla nebbia del mattino. Una donna si risveglia senza ricordare ciò che è accaduto il giorno precedente. È ferita, disorientata, incapace di ricostruire gli eventi che l’hanno condotta fin lì. Cerca André, l’amico inseparabile con cui ha condiviso fin dall’infanzia addestramenti, battaglie e un legame che si spinge oltre i confini dell’amicizia. Sarà lui ad accompagnarla in un viaggio attraverso le pieghe della memoria, dove ogni incontro restituisce un frammento del passato e avvicina la protagonista alla verità.
Siamo nella Francia del 1789, con la Rivoluzione alle porte e la folla in marcia verso la Bastiglia. Oscar deve ricomporre il proprio ieri per comprendere chi è diventata e quale posto occupa in un mondo che non riconosce più. La memoria si trasforma così in un’indagine interiore, ma anche in un percorso di consapevolezza politica e morale.
A riemergere sono le figure che hanno segnato la sua esistenza. Maria Antonietta, la regina alla quale Oscar ha giurato fedeltà, le rivela la fragilità di una corona sempre più distante dalla realtà di un Paese in crisi. Il conte Fersen spezza gli equilibri affettivi, mentre Rosalie la mette in contatto con un universo lontano dalla corte, fatto di povertà, sacrifici quotidiani e lotta per la sopravvivenza. Jeanne, animata da un’ambizione capace di consumarla come una miccia, risveglia nella protagonista un senso di giustizia che non può più essere soffocato. Infine, un uomo che forse è Robespierre la conduce davanti alla consapevolezza definitiva di sé.
Il contrasto tra la vita a corte e quella del popolo diventa uno dei nodi drammaturgici più significativi. Da una parte, l’opulenza di chi continua a vivere nell’illusione del privilegio; dall’altra, una società in cui la miseria si misura anche nella quotidianità di un piatto di minestra con poche verdure, mentre la guerra incombe e la fame alimenta la rivolta. Oscar scopre ciò che il ruolo assegnatole dal padre le aveva impedito di vedere: il mondo non coincide con l’ordine che è stata educata a difendere.
Quando finalmente ricorda, la scelta è compiuta. Oscar diserta, conduce i propri soldati accanto ai cittadini e alle cittadine diretti verso la Bastiglia e abbandona definitivamente la fedeltà alla monarchia. André è morto, ma continua ad accompagnarla come una presenza spettrale. È di fronte a questa perdita che la protagonista si getta nella battaglia in nome della libertà. La sua vicenda personale si consegna così alle generazioni future come un invito a riconoscere le ingiustizie, a dare voce a chi non ne ha e a comprendere che la libertà individuale non può separarsi dal riscatto sociale.
Sonia Bergamasco e l’eroina dell’incompiutezza
Al centro dello spettacolo, Sonia Bergamasco dà corpo a una protagonista che non è più soltanto l’eroina coraggiosa e combattiva consegnata alla memoria popolare. La Oscar di Dalisi e Latella è una creatura attraversata da fratture, dubbi e contraddizioni, che deve fare i conti con la perdita delle proprie certezze e con un’identità costruita, in larga parte, dallo sguardo e dalle aspettative degli altri.
Cresciuta dal padre come un uomo e destinata a servire la monarchia, Oscar ha imparato a obbedire, combattere e sacrificarsi. Ma cosa accade quando la fedeltà entra in conflitto con la giustizia? Quando il dovere non basta più a spiegare il mondo e l’amore arriva proprio nel momento in cui la Storia impone una scelta irreversibile?
È su questo crinale che si muove il personaggio. Il corpo, il desiderio, il rapporto con il padre, la solitudine del comando e la scoperta della sofferenza altrui diventano altrettante tappe di una trasformazione che non coincide con una pacificazione. Oscar non approda a una nuova identità compiuta: resta una figura in divenire, segnata da ciò che ha perduto e da ciò che ha finalmente imparato a vedere.
Anche l’amore per André assume una dimensione tragica. Il sentimento a lungo trattenuto e la possibilità di viverlo si scontrano con l’accelerazione della Storia. Non si tratta, tuttavia, di scegliere semplicemente tra la felicità privata e l’impegno collettivo: è la consapevolezza di appartenere a un mondo più vasto, e di esserne responsabili, a rendere impossibile qualsiasi ritorno all’innocenza.
Antonio Latella: vedere significa non poter tornare indietro
Nelle note di regia, Antonio Latella individua un’immagine di riferimento nel film Sogni di Akira Kurosawa. Nel primo episodio, un bambino si allontana da casa nonostante gli avvertimenti della madre e assiste a un evento proibito: le volpi celebrano il loro matrimonio. Tornato indietro, scopre che non gli sarà più possibile rientrare nella sicurezza domestica senza affrontare le conseguenze di ciò che ha visto.
È questa esperienza dello sguardo a offrire al regista una chiave per leggere Oscar. Anche lei ha visto troppo. Ha lasciato la casa, le convinzioni e l’universo nel quale era cresciuta per assistere al disfacimento della propria città e del mondo che aveva giurato di servire. Da quel momento non può più essere la stessa persona.
Latella insiste sull’incompiutezza dei personaggi, creature che attraversano la vicenda senza riuscire a ricomporre del tutto la propria identità. Sono presenze sospese in una sorta di terra di mezzo, liberate dalle coordinate consuete dell’esistenza, nelle quali la morte e l’amore si sfiorano fino a confondersi. L’incompiutezza, anziché rappresentare una mancanza da colmare, diventa il luogo da cui può nascere il processo creativo e, insieme, una nuova possibilità di conoscenza.
L’amore, in questa prospettiva, è l’unica forza capace di sottrarre i personaggi alla gravità del mondo e di restituire loro una forma di libertà. Ma non offre risposte rassicuranti: arriva come una freccia, improvvisa e inevitabile, proprio quando la vita sembra aver già deciso il proprio corso.
Non sorprende, allora, che nell’immaginario registico ritorni l’arco, strumento di cui Oscar si serve al posto della spada, del fioretto o del fucile. Un’arma che rimanda anche alle teorie degli arcieri giapponesi e che diventa metafora di una tensione verso il bersaglio, di un esercizio di concentrazione e di ricerca interiore. La direzione della freccia è anche la direzione dello sguardo: prima di colpire il mondo, Oscar deve imparare a guardarlo.
Linda Dalisi: due cuori, una sola vita
Il percorso di scrittura di Linda Dalisi nasce da un confronto lungo e articolato con il personaggio, osservato, come racconta l’autrice, con la stessa vertigine che può suscitare Guernica di Picasso. Da questa osservazione prende forma una mappa della memoria, un’indagine che conduce Oscar davanti alla domanda fondamentale: «chi sei?».
Il desiderio di raccontare una storia rimane centrale, ma la scrittura cerca di estrarne un’essenza capace di parlare al presente. Un presente attraversato da donne che lottano per la vita e per la libertà, contro le imposizioni della famiglia e della società, ma anche contro le zone d’ombra che impediscono di riconoscere la sofferenza degli altri.
Oscar, nella visione di Dalisi, è sopravvissuta alla propria storia. È diventata più di un personaggio universale, una presenza che conserva la febbre del corpo pur assumendo i contorni di uno spirito. Il bersaglio da raggiungere con le frecce rappresenta la ricerca di sé e del proprio modo di entrare in relazione con gli altri.
Gli incontri con le altre donne sono decisivi. Attraverso di loro, Oscar rimuove progressivamente gli strati che offuscano la tenerezza e l’empatia, mentre crescono la rabbia, il senso d’impotenza e il desiderio di rinascita. La sua è anche una storia di risveglio dello sguardo: vedere la sofferenza significa non poter più restare indifferenti.
Rimane, tuttavia, il dilemma che accompagna l’intera vicenda: vivere l’amore finalmente trovato oppure consacrarsi alla lotta per i propri ideali? Dalisi richiama, a questo proposito, Simone Weil e il desiderio di dedicare una vita al teatro, immaginando di poterne avere più di una. Ma la vita è una sola, e talvolta la consapevolezza arriva quando la Storia ha già messo in moto un ingranaggio impossibile da arrestare.
I due cuori di Oscar sono proprio questo: la tensione tra il desiderio individuale e la responsabilità collettiva, tra il bisogno di amare e la necessità di agire. Non una contrapposizione da risolvere una volta per tutte, ma una domanda destinata a rimanere aperta. Cosa siamo disposti a sacrificare? Prevarrà il senso di lealtà o quello di giustizia? E che cosa consente a una persona di sopravvivere alla propria storia, diventando memoria condivisa e ispirazione per chi verrà dopo?
Dal Morlacchi ai maggiori teatri italiani
Con Oscar, il Teatro Stabile dell’Umbria apre la stagione 2026/2027 puntando su un progetto che intreccia riscrittura contemporanea, ricerca registica e rilettura di un personaggio capace di attraversare generazioni e linguaggi. Accanto a Sonia Bergamasco, in scena Alessandro Bay Rossi nel ruolo di Fersen, Giulia Heathfield Di Renzi in quello di Rosalie, Nicola Mastroberardino come André, Giulia Mazzarino come Jeanne, Massimiliano Speziani nei panni dell’uomo che forse è Robespierre e Beatrice Verzotti in quelli di Maria Antonietta.
Le scene sono firmate da Giuseppe Stellato, i costumi da Graziella Pepe, le musiche e il suono da Franco Visioli, le luci da Simone De Angelis e i movimenti da Francesco Manetti. Assistenti alla regia sono Paolo Costantini e Danilo Maglio, dottorando ANAD.
Dopo il debutto perugino, lo spettacolo proseguirà in tournée fino a gennaio 2027, toccando alcuni dei principali palcoscenici italiani e una tappa oltre confine: il Piccolo Teatro di Milano dal 20 ottobre al 1° novembre, Carrara, Lucca, Firenze, Todi, Modena, Lugano, Rimini, Cuneo, Torino e Napoli, fino alle ultime tappe di Genova e Bari nel gennaio 2027.
Il pubblico del Morlacchi potrà inoltre incontrare l’autrice e la compagnia giovedì 15 ottobre, al termine della rappresentazione, nell’appuntamento «Incontra i protagonisti». Domenica 18 ottobre la replica sarà audiodescritta nell’ambito di «Teatro No Limits», il progetto del Centro Diego Fabbri che rende lo spettacolo accessibile anche alle persone non vedenti e ipovedenti.
Le rappresentazioni sono in programma mercoledì 14 ottobre alle 20.45, giovedì 15 alle 19.30, venerdì 16 alle 20.45, sabato 17 alle 18 e domenica 18 alle 17. I biglietti sono disponibili al botteghino del Teatro Morlacchi e sul sito del Teatro Stabile dell’Umbria, www.teatrostabile.umbria.it.

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