Umbria, sei vittime sul lavoro nei primi sette mesi del 2026

Umbria, sei vittime sul lavoro nei primi sette mesi del 2026

Regione in zona gialla, l’Italia registra 595 vittime totali

📌 FLASH NEWS – Umbria in zona gialla per il rischio sul lavoro: sei vittime in occasione di lavoro nei primi sette mesi del 2026. In Italia i decessi sono 595. Rossato richiama formazione, prevenzione e maggiore consapevolezza per i rischi.


L’Umbria registra sei vittime in occasione di lavoro nei primi sette mesi del 2026 e si colloca nella zona gialla della classificazione elaborata dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega. Il dato regionale emerge dal quadro diffuso in occasione della 76ª Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, in programma domenica 11 ottobre in tutta Italia su iniziativa dell’ANMIL, Associazione Nazionale Mutilati Invalidi del Lavoro.

La posizione dell’Umbria nella fascia gialla indica un’incidenza degli infortuni mortali compresa tra il 75% della media nazionale e il valore medio nazionale. A fine luglio 2026, il parametro di riferimento per l’Italia è pari a 17,8 decessi ogni milione di occupati.

Il dato umbro si inserisce in un quadro nazionale che continua a mostrare numeri rilevanti: tra gennaio e luglio sono state infatti registrate 595 vittime sul lavoro, considerando sia i decessi avvenuti durante l’attività lavorativa sia quelli in itinere.

Umbria in zona gialla nella mappa del rischio

Secondo la zonizzazione dell’Osservatorio Vega, insieme all’Umbria rientrano nella fascia gialla Piemonte, Marche, Emilia-Romagna, Sardegna, Basilicata, Lombardia e Abruzzo.

Il sistema utilizzato dall’Osservatorio suddivide le regioni sulla base dell’incidenza delle morti durante l’attività lavorativa rispetto al numero degli occupati. La zona gialla comprende i territori con un indice compreso tra il 75% della media nazionale e la media stessa.

Cinque regioni risultano invece in zona rossa, cioè con un’incidenza superiore di oltre il 25% rispetto alla media italiana: Calabria, Sicilia, Campania, Liguria e Puglia. Trentino-Alto Adige, Veneto, Molise e Toscana sono classificati in zona arancione, mentre Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta rientrano nella fascia bianca.

In Italia 595 vittime da gennaio a luglio

Sul piano nazionale, nei primi sette mesi del 2026 sono stati registrati 595 decessi legati al lavoro. Le vittime durante lo svolgimento dell’attività lavorativa sono state 430, sette in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Altre 165 persone hanno perso la vita in itinere, cinque in meno rispetto all’anno precedente.

Tra le regioni, il numero assoluto più elevato di morti in occasione di lavoro viene registrato dalla Lombardia con 66 vittime. Seguono Veneto con 44, Campania con 41 e Sicilia con 35. Emilia-Romagna conta 34 decessi, Piemonte 32, Toscana e Lazio 31 ciascuna e Puglia 29.

Calabria registra 17 vittime, Liguria 15, Trentino-Alto Adige e Marche 11 ciascuna, Sardegna 9 e Abruzzo 7. Umbria e Friuli-Venezia Giulia contano entrambe sei decessi, mentre Basilicata e Molise ne registrano rispettivamente tre e due.

Gli over 65 risultano la fascia più esposta

L’analisi dell’Osservatorio evidenzia differenze significative anche in relazione all’età. Considerando esclusivamente i decessi avvenuti durante l’attività lavorativa, la più alta incidenza di mortalità interessa gli occupati con più di 65 anni, con 55,4 vittime ogni milione di lavoratori.

Seguono le persone tra i 55 e i 64 anni, con un’incidenza di 27,3 decessi ogni milione di occupati, e la fascia tra i 15 e i 24 anni, che raggiunge quota 21,9.

In termini assoluti, sono invece i lavoratori tra 55 e 64 anni a registrare il numero maggiore di vittime: 153 sui 430 decessi rilevati in occasione di lavoro.

Più elevato il rischio per i lavoratori stranieri

Un altro elemento evidenziato dai dati riguarda i lavoratori stranieri. Nei primi sette mesi del 2026 sono 169 gli stranieri morti in incidenti collegati al lavoro sui 595 decessi complessivi.

Di questi, 121 sono morti durante l’attività lavorativa e 48 in itinere. L’incidenza della mortalità per gli occupati stranieri raggiunge 46,8 decessi ogni milione di lavoratori, contro 14,4 registrati tra gli italiani.

Il valore indica quindi, secondo l’elaborazione dell’Osservatorio, un rischio superiore di oltre tre volte per i lavoratori stranieri.

Crescono del 5,3 per cento le denunce di infortunio

Accanto ai dati sui decessi, aumenta anche il numero complessivo delle denunce di infortunio. A fine luglio 2026 ne risultano 368.085, con una crescita del 5,3% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il settore delle attività manifatturiere registra il numero maggiore, con 41.778 denunce. Seguono le costruzioni con 22.382 casi, la sanità con 22.353, il commercio con 19.801 e il comparto del trasporto e magazzinaggio con 19.635.

Le denunce presentate da lavoratori stranieri sono 79.633 sulle 368.085 complessive. Quelle riferite agli infortuni avvenuti in occasione di lavoro ammontano invece a 66.839 su un totale di 307.804.

Rossato: formazione centrale per la prevenzione

In occasione della Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre, richiama la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle politiche di prevenzione.

Rossato sottolinea come i 595 decessi registrati nel 2026, pur essendo inferiori ai 607 dello stesso periodo dell’anno precedente, non possano essere considerati il segnale di un miglioramento strutturale.

Per il presidente dell’Osservatorio, la prevenzione deve partire soprattutto dalla formazione dei lavoratori e dalla conoscenza dei rischi, accompagnate da una maggiore consapevolezza nei luoghi di lavoro.

La Giornata nazionale dell’11 ottobre diventa così l’occasione per ricordare le vittime e riportare l’attenzione sulla tutela della salute e della sicurezza, con particolare riferimento alle categorie e ai territori che i dati indicano come maggiormente esposti.

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