Ospedale da campo, in Umbria entro la metà di novembre

 
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Ospedale da campo, in Umbria entro la metà di novembre

Ospedale da campo, in Umbria entro la metà di novembre

“Polemiche, esposti, invettive, perso tempo, sembrava cosa inutile, non sarebbe servito, ma siamo andati avanti, abbiamo avuto il riconoscimento del governo che ci ha dato 1 milione e mezzo di risorse aggiuntive oltre ai 3 della Banca d’Italia. Qualche ritardo c’è stato ma nonostante le critiche l’ospedale da campo lo avremo entro la metà di novembre. Sarà un grande supporto. La nostra sanità è sotto stress, sta facendo fronte a un’ondata senza eguali, abbiamo curato tutti gli umbri da noi in fase 1, senza mandarli fuori, lo stiamo facendo anche oggi. Fatte scelte necessarie, critiche e insulti, ma Regione deve essere unita”. Lo dice la presidente della Regione Umbria, Donatalla Tesei, durante i lavori in aula dell’Assemblea legislativa.

I NUMERI: Casi positivi 4558, ricoveri 270, 29 in terapia intensiva, isolati domiciliari 5596. “Numeri che fanno comprendere – ha detto la presidente – come la seconda fase di questa emergenza sia completamente diversa da fase 1: superati già i contagi, a un ritmo giornaliero mai visto, come in tutte le altre Regioni. Una velocità di propagazione mai vista, numeri che nella fase 1 si sono sviluppati in mesi, ora in 10 giorni. Un attacco quattro volte più forte del precedente e senza la presenza di focolai, ma massivo e diffuso, dobbiamo gestire una fase molto diversa. Guardiamo i numeri relativi agli anziani: fra i ricoverati sono solo il 5 per cento, in terapia intensiva sono anziani lo 0,6 per cento dei contagiati e il 10 per cento dei ricoverati, con indice di letalità del 1,42 per cento. Non possiamo negare che si tratta di un’onda completamente diversa, fatta prevalentemente da sintomatici, è stato isolato un numero maggiore di contagi che in tutta la fase 1. I tamponi sono più che quadruplicati, da 700/1000 a 4500 al giorno. Umbria fra le prime 4 in Italia per numero di tamponi in proporzione agli abitanti. Testiamo il 3 per cento della popolazione complessiva tutte le settimane. Non siamo avulsi da un sistema nazionale dove è saltato il tracciamento proprio a causa dei numeri straordinari in tutte le regioni.

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