Lavoro povero e casa negata, cresce la fragilità nel territorio
La Caritas diocesana e l’associazione San Martino registrano nel 2025 un quadro sociale ancora più critico, segnato da un aumento costante delle persone che chiedono aiuto e da un’espansione delle fragilità che attraversano il territorio. Il bilancio annuale, presentato nelle ultime ore, descrive un contesto in cui nuove povertà, dipendenze, precarietà abitativa e lavoro sottopagato si intrecciano in modo sempre più evidente, delineando una condizione di vulnerabilità diffusa.
Secondo la Caritas, scrive Monica Di Legge su Il Messaggero, la povertà attuale non è più riconducibile a un’unica causa, ma si manifesta come un fenomeno “frammentato, trasversale e multidimensionale”, capace di colpire fasce sociali diverse e spesso insospettabili. Il direttore don Giuseppe Zen sottolinea come la rete delle fragilità sia diventata fitta e complessa, un intreccio di bisogni che richiede risposte rapide e coordinate. Due gli elementi più urgenti: il lavoro povero, che pur in un contesto di crescita occupazionale continua a offrire salari insufficienti e mansioni poco qualificate, e l’emergenza abitativa, con un numero crescente di famiglie e singoli incapaci di sostenere affitti o trovare soluzioni stabili.
La presidente dell’associazione San Martino, Martina Tessicini, evidenzia un incremento significativo delle accoglienze: a Casa Parrabbi le persone ospitate sono passate da 19 a 35 in un solo anno. A Narni, dove le strutture risultano costantemente sature, la maggioranza degli accolti è italiana, mentre a Terni prevalgono cittadini stranieri. Una dinamica che conferma come la crisi abitativa non risparmi nessuno e si manifesti con intensità crescente.
Accanto alle difficoltà economiche e abitative, la Caritas segnala un aumento delle dipendenze, sia da sostanze sia comportamentali. Queste ultime, in particolare, rappresentano un fattore di impoverimento rapido e spesso invisibile, capace di erodere risorse economiche e legami familiari. Il fenomeno dell’azzardo, che in Umbria muove un giro d’affari stimato in 1 miliardo di euro, viene indicato come una delle criticità più preoccupanti, soprattutto per l’impatto sulle fasce più fragili.
Nel corso del 2025, il Centro servizi di contrasto alla povertà ha assistito 140 persone per l’acquisto di farmaci, visite specialistiche, pratiche burocratiche, supporto psicologico, orientamento al lavoro e mediazione linguistico-culturale. Complessivamente, le persone che si sono rivolte alla Caritas sono state 6.574, con un incremento del 5% rispetto al 2024. Alla mensa sono stati consumati 38 mila pasti, mentre altri 10 mila sono stati distribuiti da asporto, segnando un aumento del 6% sull’anno precedente. I prodotti alimentari ritirati hanno raggiunto i 28.493 chili, mentre 508 persone sono state inserite in percorsi di sostegno, tra cui 43 con disabilità.
Don Zen ribadisce che la missione della Caritas non si limita all’assistenza materiale, ma punta a stimolare consapevolezza e responsabilità collettiva, affinché le ingiustizie che generano povertà vengano affrontate alla radice. Un concetto ripreso anche dal vescovo Soddu, che richiama l’attenzione sulle conseguenze sociali delle disuguaglianze: «Dall’ingiustizia nasce la guerra», osserva, collegando le tensioni globali alle fragilità che attraversano le comunità locali.
Il quadro delineato dalla Caritas di Terni mostra un territorio che cambia rapidamente, dove la povertà non è più un’emergenza marginale, ma una condizione che si espande e si trasforma, chiedendo risposte nuove e strutturate. Un allarme che invita istituzioni, cittadini e realtà sociali a un impegno comune, prima che le fratture già evidenti diventino irreversibili.

Commenta per primo