Oms pronta a dichiarare pandemia da Coronavirus, Covid 19 non si ferma

 
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Oms pronta a dichiarare pandemia da Coronavirus, Covid 19 non si ferma

Oms pronta a dichiarare pandemia da Coronavirus, Covid 19 non si ferma

L’Italia, nei piani della Oms potrebbe essere lo stato che subirà di più dalla pronunciamento della parola pandemia, un temine terrificante, e quasi impronunciabile. Si stanno attendendo i dati dall’Africa e dall’America Latina e poi potrebbe scattare il piano.  Che significa dire ai singoli Stati di fare un passo indietro ed eseguire i piani dell’Oms per impedire che il virus dilaghi. Misure che possono andare dallo stop alle attività produttive ai limiti alla circolazione anche via terra e che potrebbero essere applicate in primis nel nostro Paese, che ha il maggior numero di casi dopo Cina e Corea del Sud.

LA STAMPA SCRIVE CHE

Il primo a rompere il tabù, definendo quella attuale una pandemia era stato il ministro della salute tedesco. Ma anche gli esperti dell’Oms sanno che oramai si è già passati a quella che la stessa organizzazione definisce «fase sei», equivalente al «periodo pandemico». Al quale, secondo il loro stesso schema di classificazione delle epidemie, corrispondono misure per minimizzarne l’impatto e non più per bloccare la diffusione del virus, ritenuta oramai inevitabile. Una strategia pensata per impedire impennate di contagi, che mandino sotto stress i servizi sanitari.

Entro 7, massimo 10 giorni, dalla sede di Ginevra l’Oms proclamerà lo «stato pandemico». «Il tempo di avere dati consolidati anche dall’Africa e dall’America Latina», spiega Walter Ricciardi, dell’executive board dell’organizzazione.

Del resto per i Centri statunitensi per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc) il Covid-19 presenta già due dei criteri per definirsi pandemia: si diffonde tra le persone e può essere mortale. Il terzo, la sua «diffusione su scala mondiale», sarà appunto raggiunto a breve, quando arriveranno dati certi sui primi focolai africani e sudamericani.

Con la dichiarazione dello stato pandemico l’Oms può mandare i suoi operatori in loco, come fanno i caschi blu dell’Onu e può chiedere ai singoli Paesi di adottare misure di mitigamento, come il fermo di alcune attività o dei trasporti anche via terra – continua Ricciardi nella sua intervista a La Stampa – Nessun obbligo, ma il non rispetto delle disposizioni equivarrebbe alla mancata applicazione di norme internazionali, che implica l’applicazione di sanzioni“.

Nei fatti l’Oms richiederebbe ai singoli Paesi di eseguire i suoi piani per limitare i contagi da Coronavirus  e ciò potrebbe significare provvedimenti come il blocco delle attività produttive e l non solo via aria ma anche via terra. Da questo punto di vista l’Italia potrebbe essere tra le prime nazioni a dover adottare tali misure. L’Oms comunque non prevede di adottare una strategia unitaria a livello globale ma commisurata al livello di contagio da Coronavirus nei singoli stati.

Attualmente per l’Oms ci troviamo comunque nella fase 5, quella di «allerta pandemica», nella quale la risposta è quella che gli epidemiologi definiscono di «contenimento», quando si può ancora isolare una persona colpita e poi tracciare e mettere in quarantena i suoi contatti. «Ma stiamo già passando alla fase successiva di “mitigazione”, ossia quella di riduzione del danno visto che non posso più bloccare la diffusione del virus», spiega Ricciardi. In pratica la strategia che l’Oms contempla in caso di pandemia. «Con la dichiarazione dello stato pandemico l’Oms può mandare i suoi operatori in loco, come fanno i caschi blu dell’Onu», ma soprattutto «può chiedere ai singoli Paesi di adottare misure di mitigamento, come il fermo di alcune attività o dei trasporti anche via terra». Non c’è obbligo, «ma il non rispetto delle disposizioni equivarrebbe alla mancata applicazione di norme internazionali, che implica l’applicazione di sanzioni».

I vertici dell’Oms non pensano però a una strategia univoca «ma ad una agilità di approccio come quella che abbiamo visto in Cina, dove a Wuahn si sono adottate misure di mitigazione, mentre nelle altre aree del Paese si è adottata una strategia di contenimento», spiega Bruce Aylward, braccio destro del direttore generale dell’Oms. Insomma le misure anche in caso di pandemia non saranno generalizzate, ma commisurate al livello di diffusione del virus. Il problema è capire di quanto rosso si tingerà la mappa dei contagi.

Rampelli, requisire tutti dispositivi protezione

“Bene ha fatto la presidente Giorgia Meloni a invitare il Governo a requisire immediatamente tutti i dispositivi di protezione individuale (Dip) prodotti dalle aziende italiane e vietare subito la loro esportazione. Mascherine, tute, guanti, macchinari di sostegno per la respirazione, apparecchi bio medicali e ogni altro dispositivo atto a contenere la diffusione del virus o a salvare la vita dei contagiati devono restare in Italia ed essere messi al servizio della comunità ospedaliera per l’ emergenza sanitaria”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi. “Dobbiamo tutti fare la nostra parte per salvare vite umane e collaborare con chi sta dando un esempio straordinario di sacrificio per il bene comune: medici, personale sanitario, protezione civile, forze dell’ ordine e tutte le maestranze che garantiscono il funzionamento quotidiano dei servizi. A loro – sottolinea -, la nostra riconoscenza. Si faccia come ha fatto la Germania che avrebbe bloccato l’ esportazione delle macchine per la ventilazione meccanica, di cui sono nazione leader. Senza questi strumenti le terapie intensive avrebbero le armi spuntate. Evitiamo di costringere i medici a scelte dolorose sui pazienti cui applicare la ventilazione forzata”. “Per evitare il perdurare di episodi intollerabili di sciacallaggio – prosegue – si proceda anche all’ immediato blocco alla fonte dei prezzi dei dispositivi stessi, compresi i disinfettanti. Tutti hanno detto di essere d’ accordo, ma non risulta che il Governo abbia ancora provveduto in tal senso. infine ci chiediamo perché nonostante l’ allarme dell’ Oms lanciato lo scorso anno sulla minaccia in arrivo di una ‘ pandemia x’ che avrebbe sconvolto il mondo, causando milioni di morti e distrutto economie di interi Stati, l’ Ue non abbia provveduto a porre all’ ordine del giorno la questione attraverso un piano di emergenza europeo. Ma ora occupiamoci di salvare l’ Italia. Penseremo poi a mettere in discussione il modello di sviluppo economico attuale, a ridimensionare la globalizzazione e a rafforzare le economie nazionali reali, fondate sulla produzione, sul lavoro e sulla difesa dei valori su cui si fonda l’ Occidente, a rifondare quest’ Europa fatta di beceri egoismi”, conclude Rampelli.

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  1. Coronavirus, Umbria non lascerà indietro nessuno vero? Vorremmo sapere

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