A Shanghai 200 mila volontari per fermare l’epidemia del Coronavirus

 
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A Shanghai 200 mila volontari per fermare l'epidemia del Coronavirus

A Shanghai 200 mila volontari per fermare l’epidemia del Coronavirus

A Shanghai 206mila volontari si sono resi disponibili per supportare le autorita’ nell’assistenza alla popolazione, in tempo di emergenza coronavirus: lo hanno riferito l’agenzia Xinhua e altre fonti di stampa cinesi. Stando a queste ricostruzioni, molti si stanno concentrando nella stazione ferroviaria di Hongqiao: qui aiutano i passeggeri, soprattutto quelli stranieri, a inserire in un database le proprie informazioni sanitarie, come richiesto prima di entrare in citta’.

I volontari forniscono inoltre informazioni sulle precauzioni da adottare oppure prestano assistenza per cose piu’ semplici, come l’acquisto del biglietto.

Il tutto rigorosamente muniti di tute bianche, guanti e mascherine, per ridurre al minimo il rischio della trasmissione del virus. Hongqiao e’ la piu’ grande stazione ferroviaria d’Asia: con una superficie di un milione e 300mila metri quadrati e un traffico di 210mila passeggeri al giorno, ha un ruolo cruciale rispetto alla diffusione del nuovo ceppo influenzale partito da Wuhan, che si trova circa 800 chilometri piu’ ad est. Shanghai e’ infatti una delle principali metropoli cinesi, la capitale economica del Paese, con numerosi contatti con l’estero. I tre casi di coronavirus confermati oggi dalle autorita’ sono tre studenti di ritorno dall’Iran.

Sono stati 34 casi invisibili

A portare il coronavirus fuori dalla Cina sono stati 34 casi invisibili, sfuggiti a ogni osservazione clinica forse perché con sintomi lievi. Lo indica il modello matematico pubblicato sul sito MedrXiv ed elaborato dal gruppo dell’università Fudan di Shanghai diretto da Yi Li e Meng Liang. Nel rapporto viene spiegato che le misure di contenimento sono indispensabili perché “i casi tendono a moltiplicarsi per 10 ogni 19 giorni”.

“La dinamica della diffusione del virus è complessa e continua a variare nel resto del mondo”, osservano gli autori della ricerca. Per questo hanno deciso di affrontarla con un modello in grado di semplificare la situazione reale per estrapolare delle tendenze generali nell’evoluzione dell’epidemia al di fuori dalla Cina.

Basato sulle statistiche pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), il modello indica che all’origine dell’epidemia che ha fatto superare nel mondo la soglia di 100mila casi (quasi 20mila dei quali fuori dalla Cina), ci siano stati 34 “pazienti non osservati”. Per i ricercatori è un dato che “non sorprende”. Potrebbero infatti essere state persone “con sintomi lievi, tanto da non avere bisogno di andare in ospedale”.

Per i ricercatori “non si può escludere che questi casi esistessero già prima o parallelamente al focolaio di Wuhan“, dal quale è cominciata l’epidemia in Cina. L’altro dato che emerge dalla ricerca è  l’aumento dei casi fuori dalla Cina, che “segue globalmente una tendenza quasi esponenziale, con un tasso di crescita di 10 volte ogni 19 giorni”. E’ questa, secondo il modello, la tendenza alla quale l’epidemia tenderebbe a crescere se non fossero adottate misure di contenimento. Per questo gli autori della ricerca lanciano un appello perché vengano adottate “azioni globali sulla salute pubblica in tutto il mondo”.

 

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