Sergio De Vincenzi rimanda al mittente le polemiche della Cgil sulla 194

Sergio De Vincenzi rimanda al mittente le polemiche della Cgil sulla 194

Sergio De Vincenzi rimanda al mittente le polemiche della Cgil sulla 194

La polemica sollevata dai rappresentanti della CGIL dell’Umbria, risulta essere l’ennesima dimostrazione di come una certa prassi strumentale e ideologica applicata da alcuni organi contigui alla sinistra, offuschi la verità dei fatti e delle affermazioni. Nel merito, i rappresentanti del sindacato confondono una provocazione da me lanciata durante una breve intervista televisiva, con l’articolazione dell’interrogazione sullo stato della corretta applicazione della legge 194/78 diretta all’assessore Barberini durante l’Assemblea Legislativa del 4 aprile scorso.

Se i rappresentanti della CGIL avessero avuto l’umiltà di seguire il confronto in aula, ma soprattutto si fossero premurati di leggere approfonditamente il testo dell’interrogazione, avrebbero compreso l’essenza del mio intervento, teso a valorizzare la natura effettiva della legge 194/78 che si radica sulla tutela della vita e garantisce alla donna il pieno diritto alla salute, come citato dal comma 1 dell’articolo 1 della legge stessa.

Leggi anche: Legge 194: Cgil, gravi le affermazioni del consigliere De Vincenzi

Se i rappresentati della CGIL avessero speso più tempo per valutare quanto ho rappresentato in aula, avrebbero avuto modo di raffrontare alcuni dati regionali incontrovertibili, che indicano la cifra di 6,3 strutture umbre dove è possibile interrompere volontariamente la gravidanza su 100mila donne, a fronte dei 5,3 punti nascita per 100mila donne.

Quindi maggiori strutture per l’I.V.G e minori punti nascita. Un dato in contro tendenza nazionale. Se i rappresentanti della CGIL fossero stati meno ideologici nel menare fendenti sul pericolo dell’obiezione di coscienza dei medici, avrebbero capito che la pratica dell’aborto è tutelata e garantita sia attraverso interventi chirurgici, sia attraverso quelli farmacologici, in ben 12 strutture ospedaliere regionali. I dati più recenti indicano la cifra di 1,2 I.V.G. settimanali praticate dai medici non obiettori nella nostra regione.

Infine, se i rappresentanti dei sindacati fossero stati meno superficiali nel sentenziare sulla pratica dell’interruzione di gravidanza, avrebbero riconosciuto che solo nella nostra regione più del 20 per cento delle gravidanze annue totali vengono interrotte volontariamente, e che questo genera costi gestionali ingenti sulle casse del Servizio Sanitario Regionale, che avrebbero potuto dirottarsi su una “politica della vita”, garantendo procedure più agevoli per il parto in anonimato e la successiva adozione.

Queste “fredde cifre” sono necessarie, perché ci offrono una chiara istantanea sull’attuale prospettiva di società, di demografia e di economia, supportata da scelte di natura politica che stentano a favorire un più ampio bene delle persone e delle famiglie. Insomma, se i rappresentanti della CGIL si fossero applicati maggiormente a studiare le implicazioni legate alla giusta applicazione della legge 194/78, non avrebbero perso tempo a polemizzare e, probabilmente, si sarebbero dedicati più seriamente ai temi del lavoro, della crisi economica, produttiva e lavorativa della nostra regione che lamenta, da tempo, una loro reale incisività. Sergio De Vincenzi Consigliere regionale

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*