Andrea Romizi presidente della Regione Umbria? Lo scrive Calabrese

Opere pubbliche di Perugia: mini investimento dalla Giunta Romizi

Andrea Romizi presidente della Regione Umbria? Lo scrive Calabrese

da Francesco Calabrese (Ex assessore della prima giunta di Andrea Romizi)
Composta la giunta e prossima a partire la seconda amministrazione perugina di Andrea Romizi, non posso fare a meno di dire la mia, che vado dicendo già da un po’ e che ora posso esprimere anche pubblicamente. Passate le elezioni, non ho alcuna timidezza a dire che in questi anni abbiamo fatto i miracoli. Forse veramente pochi hanno idea di quale Perugia ci fu consegnata nel 2014. I conti ormai prossimi al default erano il dato più eclatante, ma erano solo la punta dell’iceberg di una città depressa e arrabbiata, che stava perdendo anche la speranza di sapersi misurare con la fase più complessa e difficile dal dopoguerra, avvitata in una spirale che pareva inarrestabile.

Cinque anni dopo, si può dire che quella spirale è stata fermata. Sul come e perché e su quali ritrovate prospettive, tanti perugini lo hanno compreso e condiviso, manifestandolo con quello straordinario 60% di consensi al primo turno, dato del tutto ‘anomalo’ in elezioni comunali e di questi tempi.

Il secondo programma di mandato di Andrea Romizi che, passate le elezioni, merita ancor più oggi di essere letto (https://www.andrearomizi.it/…/u…/2019/05/PROGRAMMA_-SITO.pdf), è la bandiera di questo ‘miracolo’, reso possibile, proprio lui lo ha spiegato quante volte, dal coinvolgimento delle migliori energie cittadine. Idee ed impegno con il giusto spirito, che con lui si sono rimboccate le maniche per renderlo possibile.

Ma i miracoli, ancor più quando frutto di umane energie, hanno la particolarità di essere eventi eccezionali, che non possono diventare permanente metodo di governo, ancor meno per realtà molto impegnative come la Perugia di oggi, che non può prescindere dal contesto istituzionale e territoriale nel quale si trova.

Mettendo anche da parte il già desolante contesto italiano, con uno Stato demente che negli ultimi vent’anni ha sempre più scaricato sui comuni il riordino dei suoi conti, non comprendendo che la sempre più drastica riduzione dei trasferimenti sta ormai pregiudicando essenziali funzioni pubbliche, in Umbria siamo doppiamente penalizzati. L’ultima incredibile vicenda degli improvvisi drastici tagli regionali al trasporto pubblico locale (nella regione, eccezione italiana, che non integra con risorse proprie il fondo nazionale), persino con pretese di cospicua rivalsa sui bilanci comunali, già tutti in difficoltà del loro, la dice lunga sulla totale solitudine dei comuni umbri.

Totale solitudine nel contesto territoriale di un’Umbria in profondissima crisi. Tutti gli indicatori economici e demografici del più vario genere, ma diffusi dati obiettivi che precedono anche quelli statistici, sono lì a raccontarlo ormai drammaticamente ed affondano le loro radici, innanzitutto, nella profonda crisi di autorevolezza e credibilità di politica ed istituzioni. Ma nessuno può sentirsene esente. Il tristissimo spaccato emerso dalle recenti inchieste sulla sanità, dovrebbe, innanzitutto, interrogare il mio campo politico su quale effettiva alternativa di credibile progetto abbiamo mai offerto ai cittadini dell’Umbria, ancora nel 2015.

Il repentino crollo istituzionale che ci porta per la prima volta ad elezioni anticipate deve, questa volta, imporci un eccezionale livello di responsabilità, anche individuale, che sappia farsi carico di ricostruire, nelle peggiori condizioni tutte possibili, le coordinate che servono per reinventare e rilanciare la migliore prospettiva per questa nostra terra.

Vincere le elezioni, pare oggi questo lo scenario più probabile (che nessuno, tuttavia, deve scioccamente dare per scontato), per sostanziale abbandono della controparte politica in rotta (che sta anche avvelenando i pozzi), senza porsi seriamente il tema dell’effettivo livello di governo regionale che avremo messo in campo una volta finito di stappare le bottiglie di spumante (l’Umbria liberata, evviva evviva), è lo scenario peggiore del quale saremmo, a questo punto, noi i responsabili.

Nella particolarissima situazione umbra, non ci possiamo permettere quegli schemi di ‘tavoli nazionali’ che piazzano bandierine, che da noi atterrerebbero in una difficilissima realtà, anche di ‘ambiente istituzionale’. Ancor più considerato che oramai la gran parte dei comuni umbri, la pressoché generalità di quelli maggiori, sono stati affidati dai cittadini a nostre amministrazioni, per il livello regionale oggi serve che mettiamo in campo la migliore scelta possibile.

Tutti lo sanno, ma io a questo punto mi prendo la libertà di scriverlo, la migliore scelta è il Sindaco di Perugia, Andrea Romizi.

Non perché è di Perugia, neanche perché ne è il Sindaco, ma proprio perché, nel ruolo, in questi anni ha dimostrato, sul più difficile campo istituzionale possibile, di avere carismi e attributi che servono per comporre e guidare il riscatto umbro. Come ancora ‘certificato’, con il loro voto, dai cittadini che ha governato in questi anni.

Lo sanno bene Leonardo Latini, piuttosto che Luca Carizia, tanto per citare due Sindaci eletti un anno fa ed ormai padroni del ruolo, ma lo sanno i Sindaci dell’Umbria, che lo conoscono e lo hanno visto all’opera in questi anni. Lo sanno persino Cristian Betti e Giacomo Chiodini, tanto per rendere l’idea.

Ha già dimostrato di saper razionalizzare e riqualificare la spesa pubblica, che a quei livelli consentirebbe di liberare importanti risorse, da destinare al dovuto supporto, finalmente, dei comuni umbri e di rinnovate strategie di sviluppo dei nostri territori.
Ha già dimostrato di saper coinvolgere le migliori energie che società e territori possono offrire, motivandole a condividere la missione comune.

Ha già dimostrato di saper ricomporre rinnovate visioni e strategie di sviluppo in un difficile e molto complesso tempo di passaggio, che impone coraggiosa capacità di elaborazione e governo dei processi di cambiamento in corso, di tanto radicale portata nelle strutture economiche e sociali, che non hanno possibili precedenti paragoni.

Ha già dimostrato di saper recuperare autorevole credibilità all’impegno istituzionale, restituendo senso autentico a quello ‘spirito di servizio’ che pare passato di moda nel vocabolario politico. Il suo speciale legame con i cittadini di Perugia, cresciuto in questi anni, non potrà che replicarsi ed arricchire tutto il territorio umbro.

Ha già dimostrato di saper entrare in sintonia e motivare le persone che compongono le strutture operative, che pure sono state composte dalla politica precedente. Se le persone che lavorano nel Comune di Perugia, in questi anni, non fossero andate ben oltre i propri doveri di ufficio, non ne avremmo fatte la metà. Quella sua capacità di entrare in sintonia con le persone, particolare carisma che gli riconoscono tutti, ancor più servirà in Regione.

Non voglio dipingere un santino, i tanti che ormai conoscono Andrea Romizi sanno riconoscere queste descrizioni ed è con questa candidatura a Presidente della Giunta regionale che si può comporre il vero e più alto progetto politico che serve all’Umbria.

Capisco perfettamente che ad elezioni comunali ancora calde può sembrare scenario atipico, ma a chi mi dice che i perugini, che dovrebbero tornare al voto la prossima primavera, “non capirebbero”, rispondo subito che proprio loro in questi anni hanno dimostrato, non solo con il voto che nel 2014 diede il via alla ‘rivoluzione umbra’, ancora con quello di oggi, di avere un tale livello di partecipata e lungimirante maturità dal poter comprendere che la ‘missione perugina’ potrà procedere con ben altra efficacia e celerità se parte di un coerente contesto regionale.

Dentro le nostre mura comunali non andremo molto lontano, mentre con Andrea Romizi a Palazzo Donini, peraltro a cento metri da Palazzo dei Priori, insieme alle altre comunità cittadine umbre, non può essere diversamente, ce la faremo.

Sui tavoli nazionali trovate gli ‘equilibri’ che ritenete, con le altre regioni o anche i collegi del prossimo Parlamento, fate come preferite, ma lasciateci decidere come ricostruire la migliore prospettiva per la nostra terra, mi verrebbe da dire “l’Umbria agli umbri”.
Ogni altra ipotesi equivarrebbe ad altri cinque anni persi che, per come siamo messi, non ci possiamo più permettere. Una responsabilità storica che non ci sarebbe perdonata.

Si mettano tutti una mano sulla coscienza, alzino lo sguardo dal proprio ombelico e consentano alle comunità cittadine umbre di potersi finalmente rialzare, tutte e tutte insieme. Lo dovevo scrivere.

Al post di Calabrese risponde Renzo Baldoni che repli dicendo: «Rispondo brevemente ad un lungo post di Francesco Calabrese sulla mia pagina perché sono stato “interdetto“ dalla sua. Tante parole, sicuramente troppe, per dire alcune cose , molte scontate altre volutamente nascoste.
Scontati gli elogi sul quinquennio passato , ancora più scontati gli elogi sui risultati del prossimo quinquennio.
Ma perché il “traghettatore”Romizi dovrebbe abbandonare uno scranno politico appena confermato per salirne su un altro altamente conteso e contrastato ?

Nessuno lo capirebbe e tutti griderebbero al tradimento del mandato.
Ma i furbi sono sempre dietro l’angolo … due o tre che dalla l’ista “progetto perugia” potrebbero ( questa volta ) trasferirsi in prima persona sulla futura lista “progetto Umbria”.
E questo sarebbe il nuovo che avanza?
È vero che nel mondo forense perugino c’è una notevole crisi lavorativa , ma ancora quanti avvocati dovremmo sistemare?

 

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