Viaggiare verso l’Umbria e nell’Umbria trasporti volano o freno per turismo?

 
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Viaggiare verso l’Umbria e nell’Umbria trasporti volano o freno per turismo?

 Nicola Barbera (Banca d’Italia, Capo Filiale Perugia, coordinatore)

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La collaborazione tra pubblico e privato è centrale anche in tema di trasporti. I trasporti possono essere una cinghia di trasmissione che fluidifica il turismo e lo rende più efficace o viceversa possono rappresentare un freno. Un turista dovrebbe sapere già prima di arrivare dove e come potersi muovere in un determinato territorio, potendo anche prenotare in anticipo i mezzi utilizzabili. Le raccomandazioni dell’Ocse annettono enorme importanza all’accessibilità di un territorio, dall’esterno e anche tra le varie località del territorio. Tra i fattori determinanti per il successo  dell’offerta  turistica  vi  è,  sempre  secondo  l’Ocse,  un  sistema intermodale integrato.

In quale modo le imprese del comparto vengono coinvolte nell’elaborazione del piano strategico sul turismo? Come si può ovviare alle carenze strategiche in tale ambito? Parlando in senso stretto delle infrastrutture, come si possono ridurre i tempi di percorrenza verso l’Umbria ed entro la regione?

Serafino Lo Piano (Responsabile vendite Divisione Passeggeri Long Haul Trenitalia)

I trasporti ferroviari sono un volano per il turismo; basti pensare che in Italia sono stati venduti all’estero circa 8 milioni di biglietti, con una crescita del 20% rispetto al 2017; in Umbria i biglietti acquistati dall’estero sono stati 60mila con una crescita annua di oltre il 30%. Lo scorso anno vi sono stati 120mila passeggeri che sono arrivati in Umbria sulle frecce e 500mila su Intercity (a cui vanno aggiunti i 7,5 milioni che hanno viaggiato su trasporto regionale), 6mila posti al giorno e 360 treni al mese.

Il turismo va considerato come un’industria e Trenitalia uno dei principali attori per il trasporto delle persone (che rappresenta l’integrazione tra vettori più che il singolo vettore); l’azienda svolge una rilevante azione di coordinamento in ambito di Federturismo, a cui si è

associata, e si relaziona con le Regioni, i Ministeri e gli altri soggetti del settore compresi gli altri vettori con i quali sarebbero in concorrenza. È fondamentale fare sistema tra le aziende di trasporto e gli operatori turistici (a partire da Associazioni ed Enti locali); il sito di Trenitalia ha 500mila visitatori giornalieri (conta il numero di accessi tra quelli di viaggi e turismo più alto in Italia); può essere un portale di accesso per il turismo anche per l’estero, si possono sviluppare accordi con i territori in occasione di specifici eventi per fare marketing. Iniziative specifiche per la ferrovia possono destagionalizzare il turismo e diffondere i flussi anche verso centri minori.

Il Frecciarossa Perugia-Milano non è funzionale al turismo, per il quale non ci vuole tanto la velocità quanto la accessibilità, cioè il numero di treni. In Umbria ci sono Intercity, Freccialink, ma anche 88 treni regionali al giorno; con il contratto di servizio arriveranno 12 nuovi convogli per velocizzare il collegamento Roma-Perugia. La riduzione dei tempi di percorrenza è un obiettivo soprattutto per l’utenza business mentre per il turista è più importante la frequenza di connessione.

Altro ruolo che Trenitalia può svolgere è la promozione delle località tramite sia il materiale cartaceo distribuito sui treni (cataloghi del Patrimonio mondiale dell’Unesco e dei borghi d’Italia) sia il portale  dove le Regioni possono acquistare spazi per pubblicizzare eventi locali, sia tramite azioni di marketing per i titolari delle tessere di agevolazione come gli 8 milioni di iscritti a Carta Freccia.

Un tema centrale per lo sviluppo del turismo è quello della creazione di un sistema intermodale integrato, per il quale occorre una strategia definita con il coinvolgimento di tutte le imprese interessate; se manca questo è difficile pensare di poterlo realizzare. Trenitalia, oltre al sistema di Freccialink, sta lavorando in tale ottica su accordi con autonoleggi, biciclette, taxi. Si sta studiando anche la possibilità di inserire nel pacchetto crocieristico spostamenti in treno.

Roberto Calise (Responsabile Relazioni istituzionali FlixBus Italia)

FlixBus è una realtà privata, priva di sovvenzioni pubbliche e molto giovane almeno per l’Umbria (ove opera dal 2016), che ha coperto un segmento di mercato trascurato per molto tempo dalle politiche per i trasporti nazionali. Le riqualificazioni operate negli ultimi anni in Italia

hanno riguardato le stazioni ferroviarie e aeroportuali, ma non le autostazioni, nonostante queste muovano circa 10 milioni di passeggeri all’anno. FlixBus ha una clientela molto giovane (la metà sotto i 25 anni), probabilmente più studenti che turisti.

Al momento in fase di pianificazione e coordinamento l’azienda non è coinvolta in alcun tavolo, ma qualcosa sta cambiando: ha partecipato alla recente redazione del piano strategico degli Aeroporti di Puglia.

In termini di concentrazione dei punti di arrivo e partenza va considerato che la normativa sugli scali fino a oggi penalizzava questi ultimi perché

dava al gestore del terminal la piena libertà nella concessione dei posti (ciò spiega perché finora FlixBus si è appoggiato a terminal meno centrali); a seguito dell’emanazione dell’Autorità di regolazione dei trasporti del primo regolamento per l’accesso non discriminatorio ai terminal (prodotto di una concertazione pubblica aperta a tutti gli stakeholders), da maggio 2019 non sarà più possibile avere un terminal con l’esclusiva a un operatore; quindi si potrebbe arrivare a Piazza Partigiani senza problemi. Sull’altro versante, l’arrivo all’aeroporto di Fiumicino verrà preso in considerazione mano a mano che i volumi di traffico dall’Umbria aumenteranno.

I portali visitati da centinaia di migliaia di persone sono uno strumento per la promozione dei territorio. È stato fatto un accordo con la “Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO” e attraverso il pagamento di un piccolo supplemento destinato ad Atmosfair (onlus che permette di compensare la CO2 emessa dai loro bus) regalano delle guide scritte, accompagnate da video di presentazione, dai volontari dei Giovani per l’Unesco su determinati siti raggiunti (in Umbria si parla di Assisi).

Riguardo all’intermodalità il futuro sta nella gestione integrata del viaggio compresi i trasbordi e le tratte locali, ma al momento possono procedere solo con accordi con singoli operatori (ad es.: le società crocieristiche). Il futuro della sharing mobility è legato peraltro all’intervento pubblico perché  si inserisce in un ambito di fallimento del mercato: proprio dove servirebbe di più, infatti, è più difficile farla arrivare.

Mauro Agostini (Direttore Generale Sviluppumbria)

Il mercato dei voli è asimmetrico perché è in mano alle compagnie aeree che valutano gli scali sulla base del sostegno pubblico disponibile. L’aeroporto è giunto all’utile nel 2017, finora ha avuto poche possibilità di pianificare investimenti con le proprie forze mentre ha beneficiato

in particolare del sostegno della Regione (attraverso Sviluppumbria), della CCIAA di Perugia e della Fondazione della Cassa di Risparmio di Perugia (non socio ma finanziatore altrettanto importante); bisognerebbe che l’aeroporto fosse sostenuto anche da privati.

Sono stati trasportati dal 2007 al 2012 728 mila passeggeri, dal 2013 al 2018 1,3 milioni (con un picco nel 2015, in cui ha funzionato il collegamento giornaliero con Roma). Lo scalo ha ottenuto la concessione ventennale nel 2014. La gestione dell’aeroporto è passata da una perdita di 1,5 milioni nel 2013 a un utile di 211mila nel 2017.

Considerando anche i possibili flussi dagli USA, si sta pensando a un volo con Milano. È previsto inoltre un investimento molto ingente per la creazione di un’accademia di volo, che incrementerà la massa interessata al collegamento di tale scalo. Riguardo all’andamento dei flussi dalla Cina in primis va definito il principale scalo europeo di arrivo di tale popolazione, poi si può pensare di realizzare le altre tratte di collegamento.

Se l’imposta di soggiorno venisse estesa a tutto il territorio regionale e indirizzata per la metà all’aeroporto (attraverso un accordo tra Comuni e la Regione come coordinatore), si potrebbero raddoppiare le risorse a disposizione dello scalo (da 3 a 6 milioni) e quindi sviluppare un traffico molto più significativo (il mercato è asimmetrico: sono solo le compagnie aree che fanno il mercato, non gli aeroporti).

Per fare rete bisognerebbe condividere i dati (che dovrebbero restare un bene pubblico e non alimentare i profitti di grandi società presenti a livello mondiale), la cui gestione è l’oro nero per profilare il turista, adeguare a questo l’offerta, e fare campagne mirate.

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