Detenuto straniero dà in escandescenza e colpisce poliziotti penitenziari

 
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Detenuto straniero dà in escandescenza e colpisce poliziotti penitenziari

Ancora un fatto violento all’interno delle carceri umbre. Ha prima aggredito gli agenti della polizia di Stato con pugni e cinghiate e poi ha sferrato un violento pugno a un poliziotto penitenziario mentre, insieme a un collega, lo accompagnava al Reparto Penale del Carcere di Capanne. Il fatto è accaduto nel pomeriggio di giovedì 20 maggio. A prestare i primi soccorsi all’agente sono stati i colleghi che hanno sedato la furia improvvisa del detenuto. Il poliziotto si è recato in infermeria per le prime cure del caso e poi successivamente all’ospedale di Perugia Santa Maria della Misericordia.

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, esprime solidarietà ai poliziotti contusi e ricorda che questa mattina una delegazione del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria ha incontrato a Roma, presso il Ministero della Giustizia, il Sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto: “Si è trattato di un incontro franco e cordiale, nel corso del quale sono stati affrontati diversi argomenti centrali del sistema penitenziario”, spiega Capece. “Al Sottosegretario Sisto abbiamo evidenziato la grave carenza di sicurezza delle carceri italiane dovuta alla scarsa presenza di personale: aggressioni, colluttazioni, ferimenti contro il personale di Polizia Penitenziaria, cosi come le risse ed i tentati suicidi, sono purtroppo all’ordine degli giorno. E’ quindi urgente colmare il ‘gap’ tra la dotazione prevista e quella effettivamente in servizio, ben cinquemila unità in meno”.

“Ma altrettanto importante e urgente”, prosegue, “è prevedere un nuovo modello custodiale. E’ infatti grave che la recrudescenza degli eventi critici in carcere si è concretizzata proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria. E per abbattere l’apatia e l’ozio nelle celle i detenuti, invece, dovrebbero essere messi nelle condizioni di lavorare, anche a favore delle comunità territoriali con impieghi in attività socialmente utili. Ma non è certo lasciandoli ore a far nulla nelle celle e nei corridoi delle Sezioni che si favoriscono condizioni di trattamento e rieducazione come prevede la nostra Carta costituzionale”.

Capece ha illustrato al Sottosegretario Sisto anche la proposta avanzata dal SAPPE di “istituire un ruolo tecnico dei medici e degli psicologi del Corpo. La Polizia Penitenziaria è l’unico Corpo di Polizia, dei quattro nazionali, a non disporre, irrazionalmente e immotivatamente, di un proprio ruolo dei medici e degli psicologi. E tanto ci appare non solo discriminatorio e offensivo (essendo gli unici a non possederlo) dell’autorevolezza del Corpo, ma, addirittura, pregiudizievole della efficienza e della operatività della Polizia Penitenziaria tutta. Il Corpo di Polizia Penitenziaria, per qualsiasi attività amministrativa in cm e indispensabile la figura del medico deve chiedere, e attendere, la disponibilità dei medici delle altre Forze di Polizia o Forze Armate. E questo determina rallentamenti ingiustificati ed ingiusti anche in sede di visite mediche per i partecipanti ai concorsi per Agente”.

Il SAPPE ha infine sollecitato il Sottosegretario a intervenire: “La situazione nelle nostre carcer, come attesta drammaticamente anche quanto accaduto a Perugia, resta allarmante e la realtà è che i nostri poliziotti continuano ad essere aggrediti senza alcun motivo o ragione. Ma è evidente a tutti che è necessario intervenire con urgenza per fronteggiare le costanti criticità penitenziarie”.

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