La connessione nord-sud via ferrovia storica per un’Umbria più competitiva
La proposta del Frecciarossa – Un’analisi critica sul sistema ferroviario umbro e sulle recenti proposte per l’integrazione con la rete ad alta velocità nazionale ha preso di mira le posizioni di ex assessori regionali. L’iniziativa, promossa da Luigi Fressoia e dal colonnello Trecchiodi, punta a smantellare quella che definiscono una visione limitata e superata, sostenendo un modello di sviluppo basato sull’alta velocità di rete, già ampiamente adottato nel resto d’Italia.
La tesi principale si contrappone all’idea di una stazione baricentrica a Creti, ribadendo che la posizione geografica non si traduce automaticamente in efficienza del servizio. Il vero baricentro ferroviario dell’Umbria, secondo l’analisi, è rappresentato dall’anello delle città umbre – da Terni a Perugia, passando per Spoleto, Foligno e Assisi – che, se collegate adeguatamente, potrebbero formare un sistema virtuoso. La proposta è chiara: i treni ad alta velocità provenienti dal nord potrebbero lasciare la Direttissima a Arezzo, servire le città umbre sulla linea storica e rientrare nella rete principale a Orte, per poi proseguire verso Roma e il Sud.
Questo modello, lungi dall’essere una novità, viene descritto come l’evoluzione naturale del servizio Frecciarossa in Italia, che dai primi collegamenti punto-punto del 2009 si è trasformato in una rete capillare. Si citano esempi virtuosi come quelli di Bologna, da cui i treni escono per servire il Triveneto, o di Milano verso Genova e Firenze verso Pisa. Un caso emblematico è la Puglia, dove il governatore è riuscito a estendere il servizio fino a Lecce, dimostrando la possibilità di influenzare le scelte di Trenitalia con una forte volontà politica.
Il dibattito si concentra anche sulla possibilità di estendere il servizio Frecciarossa a Perugia. Viene contestata la dichiarazione di Zurli secondo cui l’attuale collegamento da Arezzo sarebbe un’evenienza irripetibile. La controproposta suggerisce di “arretrare” i Frecciarossa che quotidianamente collegano Roma a Reggio Calabria e a Lecce, facendoli partire direttamente da Perugia. Questo permetterebbe ai cittadini umbri di viaggiare verso il sud con un servizio di alta qualità, riducendo drasticamente i tempi di percorrenza. Si calcola che un viaggio da Perugia a Reggio Calabria impiegherebbe circa sette ore, meno della metà del tempo necessario con un pullman.
Un punto cruciale della discussione è la questione economica. Viene smentita l’idea che l’alta velocità sia un servizio esclusivamente di mercato, poiché la sua costruzione è stata finanziata con fondi pubblici. Inoltre, si evidenzia come i treni regionali, pur essendo sovvenzionati, risultino meno economici a causa del minor numero di passeggeri trasportati e dei costi elevati al chilometro. L’Umbria, secondo l’analisi, spende già decine di milioni di euro all’anno per treni di bassa qualità, un budget che potrebbe essere reindirizzato per finanziare servizi Frecciarossa, migliorando l’efficienza complessiva del sistema.
Il comunicato critica fortemente la classe dirigente umbra, accusandola di debolezza e subalternità nei confronti di Trenitalia. Si porta l’esempio di Sibari, in Calabria, una cittadina con meno di diecimila abitanti che ha ottenuto un collegamento Frecciarossa diretto da Bolzano, a costi inferiori rispetto a quelli sostenuti dall’Umbria per servizi di qualità nettamente inferiore.
Infine, la discussione si sposta sulla stazione di Reggio Emilia Medio Padana, che viene definita un sostanziale fallimento e non un successo come sostenuto da Zurli. Nonostante sia una fermata sulla linea ad alta velocità, la maggior parte dei passeggeri continua a preferire le stazioni storiche in centro città, dimostrando l’importanza di un servizio integrato e non periferico. Questo fallimento viene contrapposto al successo dei collegamenti che escono dalla dorsale per servire direttamente le città emiliane, confermando la validità della proposta umbra. La situazione si aggrava ulteriormente con la recente notizia che i treni diretti a Roma dalle Marche e dall’Umbria non utilizzano più la linea ad alta velocità da Orte, ma vengono dirottati su quella più lenta e storica.

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