Thyssenkrupp Tata Steel raggiunto l’ accordo definitivo per la fusione

 
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Il gigante tedesco Thyssenkrupp ha raggiunto l’ accordo definitivo per la fusione della sua attivita’ siderurgica con l’ indiana Tata, creando cosi’ la seconda impresa siderurgica europea dopo ArcelorMittal, con l’ obiettivo di far fronte alla concorrenza dell’ acciaio cinese. La joint venture al 50%, che si chiamera’ “Thyssenkrupp Tata Steel”, avra’ base nei Paesi Bassi. La fusione, arrivata dopo piu’ di due anni di negoziato, dovrebbe portare a risparmi compresi tra 400 e 500 milioni di euro l’ anno.

Il nuovo gruppo avra’ 48.000 dipendenti distribuiti in 34 siti, producendo circa 21 milioni di tonnellate di acciaio l’ anno, per un fatturato di circa 15 miliardi di euro.

Thyssenkrupp e Tata avevano precedentemente avvertito che la fusione avrebbe comportato la riduzione di circa 4.000 posti di lavoro sia nella produzione sia nell’ amministrazione, suddivisi equamente tra le due aziende. Lo scorso dicembre Thyssenkrupp ha offerto garanzie contro licenziamenti e chiusure di siti al sindacato tedesco IG Metall.

La tedesca Thyssenkrupp e l’ indiana Tata hanno definito l’ accordo per la fusione in una joint venture 50/50

La tedesca Thyssenkrupp e l’ indiana Tata hanno definito l’ accordo per la fusione in una joint venture 50/50, con sede nella regione olandese di Amsterdam, delle rispettive attività europee nell’ acciaio. Una intesa definitiva che concretizza il memorandum d’ intesa siglato a settembre 2017 “per creare un campione europeo dell’ acciaio””, il secondo gruppo del settore dopo ArcelorMittal. Avrà la spinta di sinergie per 400/500 milioni, è una risposta alle “sfide dell’ industria siderurgica europea” che mette in campo una “soluzione per creare un valore aggiunto significativo di circa 5 miliardi di euro” – come sottolinea il ceo di Thyssenkrupp, anche se “sfruttare le sinergie di costo richiederà una razionalizzazione della forza lavoro nei prossimi anni fino a 4.000 posti”, circa la metà in Germania, in un gruppo che avrà circa 48mila dipendenti (soprattutto in Germania, Regno Unito e Olanda): è un impatto che sarà “condiviso equamente tra le due parti”.

I due gruppi spiegano di aver intanto “completato con successo” i negoziati

I due gruppi spiegano di aver intanto “completato con successo” i negoziati con i sindacati e le relative consultazioni. Non dovrebbero rientrare nell’ accordo le acciaierie Ast di Terni: per Thyssenkrupp, che lo ha annunciato lo scorso novembre, è un asset da cedere. ‘ Thyssenkrupp Tata Steel’ (è il nome che avrà la nuova società) nasce già guardando ad una possibile Ipo, ed anche come strumento per riequilibrare “con un adeguato risarcimento” la differenza di valore delle attività conferite dai due gruppi, emersa dalla due diligence successiva alla pre-intesa dello scorso settembre: per farlo l’ accordo finale assegna esclusivamente a ThyssenKrupp la possibilità di decidere sui tempi per una eventuale Ipo della nuova joint venture, e prevede che il gruppo tedesco riceverà una quota maggiore del ricavato del collocamento (“riflettendo un rapporto economico di 55/45”).

Così, commenta il ceo di ThyssenKrupp, Heinrich Hiesinger, ” creiamo un player europeo altamente competitivo, basato su una forte logica industriale ed una logica strategica.

Contribuirà a garantire posti di lavoro e catene di valore nel ‘ core’ dell’ industria europea”; punta su “sinergie comuni che non potrebbero essere realizzate in uno scenario indipendente”, e “per entrambi i partner la partecipazione nella joint venture rappresenta un significativo aumento di valore”. Mentre il manager indiano Natarajan Chandrasekaran, presidente di Tata Steel, sottolinea che “la j.v. creerà una solida società siderurgica paneuropea, strutturalmente solida e competitiva. E’ una pietra miliare significativa per Tata Steel”, dice, sottolineando l’ impegno “a lungo termine” in una società che “creerà valore per tutte le parti interessate”. L’ operazione deve ora attendere i via libera antitrust, attesi entro l’ anno.

LEGGI ANCHE: Fusione Thyssen-Krupp Tata Steel, Stefano Candiani, Lega, salvaguardare Ast

La tedesca Thyssenkrupp e l’ indiana Tata hanno definito l’ accordo per la fusione in una joint venture 50/50, con sede nella regione olandese di Amsterdam, delle rispettive attività europee nell’ acciaio. Una intesa definitiva che concretizza il memorandum d’ intesa siglato a settembre 2017 “per creare un campione europeo dell’ acciaio””, il secondo gruppo del settore dopo ArcelorMittal. Avrà la spinta di sinergie per 400/500 milioni, è una risposta alle “sfide dell’ industria siderurgica europea” che mette in campo una “soluzione per creare un valore aggiunto significativo di circa 5 miliardi di euro” – come sottolinea il ceo di Thyssenkrupp, anche se “sfruttare le sinergie di costo richiederà una razionalizzazione della forza lavoro nei prossimi anni fino a 4.000 posti“, circa la metà in Germania, in un gruppo che avrà circa 48mila dipendenti (soprattutto in Germania, Regno Unito e Olanda): è un impatto che sarà “condiviso equamente tra le due parti”.

I due gruppi spiegano di aver intanto “completato con successo” i negoziati con i sindacati e le relative consultazioni. Non dovrebbero rientrare nell’ accordo le acciaierie Ast di Terni: per Thyssenkrupp, che lo ha annunciato lo scorso novembre, è un asset da cedere. ‘ Thyssenkrupp Tata Steel’ (è il nome che avrà la nuova società) nasce già guardando ad una possibile Ipo, ed anche come strumento per riequilibrare “con un adeguato risarcimento” la differenza di valore delle attività conferite dai due gruppi, emersa dalla due diligence successiva alla pre-intesa dello scorso settembre: per farlo l’ accordo finale assegna esclusivamente a ThyssenKrupp la possibilità di decidere sui tempi per una eventuale Ipo della nuova joint venture, e prevede che il gruppo tedesco riceverà una quota maggiore del ricavato del collocamento (“riflettendo un rapporto economico di 55/45”).

Il ceo di ThyssenKrupp, Heinrich Hiesinger

Così, commenta il ceo di ThyssenKrupp, Heinrich Hiesinger, ” creiamo un player europeo altamente competitivo, basato su una forte logica industriale ed una logica strategica. Contribuirà a garantire posti di lavoro e catene di valore nel ‘ core’ dell’ industria europea”; punta su “sinergie comuni che non potrebbero essere realizzate in uno scenario indipendente”, e “per entrambi i partner la partecipazione nella joint venture rappresenta un significativo aumento di valore”.

Mentre il manager indiano Natarajan Chandrasekaran, presidente di Tata Steel, sottolinea che “la j.v. creerà una solida società siderurgica paneuropea, strutturalmente solida e competitiva. E’ una pietra miliare significativa per Tata Steel”, dice, sottolineando l’ impegno “a lungo termine” in una società che “creerà valore per tutte le parti interessate”. L’ operazione deve ora attendere i via libera antitrust, attesi entro l’ anno.

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