Tragedia Rigopiano sentenza vicina sotto la valanga morirono in 29
di Francesco Bellante
IL CENTRO – Mai più. Duemila centonovanta giorni dopo, ancora mai più. Con la stessa rabbia. la stessa sofferenza, ma con la speranza che la giustizia faccia presto il proprio percorso conclusivo. l parenti delle vittime di Rigopiano si riconoscono dalla casacca bianca, ma anche per la loro voce rotta dal dolore e per gli occhi gonfi di lacrime versate. Ieri hanno vissuto una giornata intensa. ricca di emozioni contrastanti, e ricordato i propri cari morti a seguito della valanga che il 18 gennaio 2017. provocò il crollo dell’Hotel e29 morti.
«E stata una ricorrenza particolare, per l’udienza in corso e per il tempo che quest’anno non ci ha permesso di salire a Rigopiano». dice Paola Ferrettì, insegnante a Pioraco (Macerata). che nella tragedia ha perso il figlio Emanuele Bonifazi. l familiari della vittime avrebbero dovuto raggiungere il Totem del resort di Rigopiano alle 15. in autobus, tutti insieme. dopo aver assistito all`udienza che ha visto la parola ai legali degli imputati. Sono stati fermati dagli uomini delle forze dell’ordine, che hanno impedito al pullman di arrivare a Rigopiano per via della neve che in quel momento stava cadendo copiosa.
«Questo diniego, per quanto doloroso, l`abbiamo accettato e considerato giusto. perché come sosteniamo da sei anni, le disgrazie vanno prevenute ed evitate», sottolineano i parenti. Solo in pochi, con l’auto propria. sono riusciti a salire in quota per deporre un fiore dinanzi al simbolo di Rigopiano. «Vedere oggi due spazzaneve circolare in zona mi fa arrabbiare e tanto, perché sei anni fa i nostri angeli hanno disperatamente chiesto aiuto, ma nessuno li ha ascoltati. Abbiamo comunque pregato e ricordato le nostre vittime, con l’amore e il calore che mai tinirà. Da domani. asciugato le lacrime, torneremo in tribunale in attesa e con la speranza che si giunga ad una sentenza giusta, per dare pace a 29 angeli di e un po’ di serenità a noi familiari», conclude la madre di Emanuele. Nonostante il programma commemorativo stravolto, i parenti delle vittime hanno ricordato i propri cari con una celebrazione religiosa, 29 rose bianche deposte davanti all’altare. scandendo i nomi di chi non c`è più. una breve fiaccolata dinanzi la chiesa di Farindola e il lancio in cielo di 29 palloncini bianchi, alle 16,49: la stessa ora in cui, sei anni fai. la valanga è venuta giir dal Monte Síella spazzando via l’hotel.
A celebrare la funzione religiosa, alla presenza dei rappresentanti delle forze militari, di Regione Abruzzo e dello Stato, intervenuto quest’ultimo con la sottosegretaria di Stato al Ministro della Difesa, Isabella Rautl, il parroco di Farindola don Luca DI Domizio. Presenti, tra gli altri, il prefetto di Pcscara, Giancarlo Di Vincenzo, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, e il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri. «E il sesto anno che ci ritroviamo per commemorare i nostri cari e finalmente sono partite anche le udienze processuali. «E molto difficile non covare rabbia, ma dobbiamo avere la forza», sottolinea don Luca.
«La mia presenza e un dovere», dice a fine celebrazione la sottosegretaria Rauti. «E un segno di vicinanza ai familiari delle vittime, ai superstiti, per non dimenticare e per ringraziare tutti coloro che allora si adoperarono per i soccorsi. Ma questo sarà I`ultimo anniversario senza sentenza. ll processo è nella fase conclusiva, tutti chiediamo verità e giustizia», conclude la rappresentante del governo. «E stata una commemorazione molto particolare rispetto agli anni scorsi. Siamo stati prima in udienza in mattinata e poi siamo saliti sconati dalla polizia», commenta il pennese Francesco D’Angelo, che nella tragedia ha perso il fratello gemello Gabriele.
«Sono passati 6 anni da quel maledetto giorno eppure sembra ieri. Oggi voglio ricordare mio fratello con il sorriso e la nostra ingenuità, quella che avevamo da bimbi. E voglio ricordare i nostri momenti belli, quelli che nessuno potrà mai togliermi», dice ancora Francesco. Anche il presidente del comitato vittime di Rigopiano, Gianluca Tanda. ha espresso le sue emozioni a fine giomata.
«E stata una giornata intensa, vissuta su due fasi. La prima caratterizzata da quei sentimenti negativi legati al processo, che speriamo siano spazzati via dal fatto che il giudice confermi tutte le richieste di condanna avanzate dal pm: 151 anni, nemmeno un giorno di meno» commenta Tanda. «La seconda fase, nonostante il programma stravolto, ci è stata segnata dall’amore per i nostri angeli volati in cielo. Un sentimento che ogni giorno ci accompagna. Ma fa rabbia aver visto due spazzaneve passarci accanto con 5-10 centimetri di neve. Mezzi che erano attesi sei anni fa a Rigopiano», dice ancora Tanda, che nella tragedia di Rigopiano ha perso il fratello Marco. «Noi familiari, voglio sottolinearlo», conclude «crediamo nelle istituzioni, in quelle che fanno bene il proprio lavoro. (condanniamo solo chi, nelle istituzioni, insegue interessi personali. Con incuranza e incompetenza».

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