Prostituzione minorile, interrogatorio davanti al gip di Palermo per prete

Prostituzione minorile, interrogatorio davanti al gip di Palermo per prete

Si terrà questa mattina, da remoto, l’interrogatorio davanti al gip di Palermo Fabio Pilato del prete arrestato ieri con l’accusa di prostituzione minorile aggravata. Il sacerdote, parroco di una chiesa vicino Perugia, è accusato di avere chiesto sesso in cambio di soldi ad alcuni ragazzini. E’ in carcere a Spoleto. In manette, anche se ai domiciliari, anche la madre di uno dei ragazzi, con la stessa accusa. Secondo la Procura di Palermo la donna avrebbe spinto il figlio 17enne a inviare video hot al prete.



Sesso virtuale con minorenni

Sesso virtuale con minorenni, con videochiamate e chat, in cambio di pochi spiccioli. Una ricarica telefonica, una carta prepagata, un pacco di sigarette. Soldi presi dalle offerte dei fedeli in chiesa. Era questo il “perverso modus operandi in totale spregio dei principi di etica e di religiosità che dovrebbero ispirare il suo comportamento”, come scrive il gip di Palermo Fabio Pilato, del sacerdote arrestato dai Carabinieri di Termini Imerese (Palermo) con l’accusa di prostituzione minorile aggravata. Sarebbero almeno quattro, ma forse anche di più i ragazzini, tutti tra i 16 e i 17 anni, che avrebbero fatto sesso con il prete originario di Caltavuturo (Palermo) ma che esercitava il ministero a San Feliciano, una frazione del comune di Magione, in provincia di Perugia. Sono decine le telefonate citate dal gip nell’ordinanza di custodia cautelare, visionata dall’Adnkronos, che ha portato in carcere il parroco. E ai domiciliari una donna di 50 anni, madre di uno dei ragazzini minorenni, perfettamente consapevole, secondo l’accusa, dello scambio di sesso e soldi tra il figlio e il sacerdote. Anzi, come emerge da una intercettazione, è lei a chiedere al figlio di mandare un video al religioso di 63 anni.

In una telefonata il prete “pur dimostrandosi compiaciuto del video a contenuto sessuale ricevuto” da un ragazzo di 17 anni, “ne pretende un secondo di identico contenuto dove è possibile vedere anche il volto del minore al momento dell’orgasmo”. “Mandamene uno dove si vede il tuo volto mentre godi… che mi piace molto..”, dice al ragazzino. “Dinanzi alla richiesta di danaro formulata dal ragazzo” il prete “risponde rammentando al suo giovane interlocutore che già in passato gli aveva mandato dei soldi”. Ecco il dialogo tra i due: “Va bene…si vedrà…Poi ci dico…il regalino non lo deve fare? Non…non pretendo…se…se lo vuole fare…se non lo vuole fare…niente!”, dice il ragazzo. “Eh ma quante volte di devo fare sto regalino…una volta ti ho mandato pure i soldini…non hai fatto niente lo stesso…”, risponde il religioso. “Mandami questo video come ti ho detto io…”, insiste il prete. “Oppure fai un video in diretta…”, gli dice ancora.

Un sacerdote “privo di poteri di autocontrollo” ed “in preda ai suoi impulsi”. Scrive il gip del Tribunale di Palermo Fabio Pilato. Ecco alcuni stralci di intercettazioni: “”Cosa fareste tu e D. insieme a me?”, chiede il parroco a un ragazzino. E lui: “Tu lo sai cosa faremmo”. “Dimmelo”. E ancora: “Tu da che parte vuoi stare?”. Seguono altre frasi piene di volgarità. “Potreste fare cambio”. “Una volta l’uno!”, dice il ragazzino. “Va bene” risponde il prete”.

Le indagini

“Sebbene allo stato delle indagini, non sia affiorata la prova certa di incontri diretti o rapporti sessuali avvenuti di presenza fra il parroco ed i minori, si delinea ugualmente una condotta di estrema gravità penalmente rilevante, potendo affermarsi che, con cadenza quasi giornaliera” il sacerdote arrestato “è solito intrattenere rapporti telematici di natura esclusivamente sessuale con soggetti di minore età, li induca a compiere atti di autoerotismo, talvolta in presenza fra di loro, dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che vengono caricate sulle carte post pay in uso ai minori stessi”, scrive il gip.

“Il linguaggio esplicito e monotematico utilizzato dimostra come le relazioni intrattenute dal parroco con i suoi giovani interlocutori non trovino fondamento nel ministero del sacerdozio o in ragioni di assistenza sociale, ed obbediscano esclusivamente alle irrefrenabili esigenze di soddisfacimento di insani impulsi sessuali – dice – Non sussiste infatti nessuna conversazione che lasci solo ipotizzare che le dazioni di danaro fossero ispirate a ragioni di solidarietà, di aiuto o di beneficenza da parte del prete nei confronti di soggetti poco abbienti”.

Per pagare le prestazioni sessuali con i minorenni, via chat, il sacerdote arrestato per prostituzione minorile aggravata avrebbe utilizzato anche i soldi delle offerte dei fedeli. “Nonostante il minore non si senta bene e prospetti il bisogno di avere dei medicinali, il parroco dimostra noncuranza dello stato psico-fisico del minore, e lo induce ad effettuare ugualmente la videochiamata – scrive il gip nell’ordinanza – Significativo il riferimento ai soldi da parte del parroco: ‘Anche a tuo cognato ieri glieli avrei voluti mandare ma non ho potuto non che non ho voluto.. non ce li avevo e non ce li ho.. se arriva qualche cosa magari vedo cosa posso fare ma sinceramente non ce l’ho..”.

“L’espressione ‘se arriva qualche cosa’, cioè al di fuori dello stipendio ordinario da lui percepito, lascia intendere che per fronteggiare i continui esborsi per le prestazioni sessuali online, il parroco potesse prelevare anche il danaro lasciato dai fedeli per le offerte”, scrive ancora il giudice per le indagini preliminari.

Decine le telefonate tra il prete e i ragazzini

Decine le telefonate tra il prete e i ragazzini. “Facciamo la video chiamata tutte e due soli come l’altra volta… te lo ricordi?”. “Sì, certo…”. E’ il 21 aprile scorso e a parlare sono il religioso e uno dei ragazzini di Termini Imerese. I due si mettono d’accordo per una chat per fare sesso a distanza. In cambio di soldi. “Possiamo farla… almeno così… così almeno domani… almeno mi compro le sigarette… perché non ho una sigaretta da ieri sera… […incomprensibile…]…”, dice il ragazzino. “Domani… domani… domani ti mando qualcosa… domani mattina… va bene?”, gli risponde il prete. “Va bene! Ora io finisco di sistemare…”. Poi il religioso chiede come si chiama l’amico del ragazzo. “ma… lui ha detto che era d’accordo… giusto?”, gli chiede. E il ragazzo: “Ah si… però adesso… ora… ora appena arrivo a casa ci parlo io…”. “Ma… è d’accordo o no?”. “è d’accordo… si! Tranquillo… ci parlo io ora arrivando a casa…”. “Ma lui vuole? G. è d’accordo? Penso di no… no?”. “lui è fatto così… va bè… comunque dai… ti… ti… ti scrivo dopo io… dai…”. “Ti voglio bene… ciao”. “Che l’incontro sessuale a distanza dietro il pagamento della somma di denaro sia effettivamente avvenuto immediatamente dopo lo si evince dalla conversazione del giorno dopo”.

“Dalle risultanze delle conversazioni captate a seguito delle autorizzate intercettazioni telefoniche e telematiche è risultato che” il sacerdote di Perugia arrestato per prostituzione minorile aggravata “con cadenza e frequenza giornaliera”, fosse “solito contattare ragazzi minorenni di sesso maschile originari di Termini Imerese e delle zone limitrofe con i quali effettua delle videochiamate a sfondo sessuale mediante le applicazioni whatsapp o messenger, chiamate durante le quali i minori compiono atti di autoerotismo dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che poi vengono caricate dall’indagato su carte post pay in uso ai minori”. Si legge ancora nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Fabio Pilato: “La condotta – il più delle volte – consiste in un iniziale accordo telefonico cui segue la videochiamata e il pagamento”. “In alternativa, da quanto emerso nel corso delle attività di captazione, sempre utilizzando le stesse applicazioni”, il prete si faceva “inviare dei video nei quali gli interlocutori compiono atti di autoerotismo o si mostrano senza vestiti”.

Ricariche telefoniche

“A seguito delle videochiamate intercorse con i minori” il sacerdote “è solito effettuare ricariche telefoniche ai minori autori delle prestazioni sessuali o pagamenti su carte prepagate poste pay nella disponibilità dei minori”. “La prova del fatto che le prestazioni sessuali venivano fatte dietro corresponsione ai minori di una somma di denaro o di altre utilità emerge sia dal contenuto esplicito, chiaro e non criptico delle conversazioni captate con le vittime, sia dagli accertamenti bancari – in parte ancora in corso – che hanno consentito di verificare, per taluni episodi la corrispondenza tra la data della videochiamata durante la quale avveniva la prestazione sessuale dei minori e il versamento delle somme da parte” del prete arrestato.

Il religioso “ha dimostrato di non saper anteporre alcun freno inibitore ai desideri compulsivi nutriti”, dice il gip che domani interrogherà il prete. E cita ancora alcune conversazioni intercettate “in cui, pur dinanzi al malessere del minorenne che prospettava l’esigenza di prendere dei farmaci” il sacerdote “non ha esitato a richiedere ugualmente l’esibizione sessuale tramite videochiamata”. “Il secondo si riferisce all’atteggiamento tenuto” con un altro minore “quando, pur dinanzi al pericolo di essere denunciato qualora non avesse ricevuto del danaro, l’indagato non ha disdegnato la possibilità di ricevere un video dal ragazzo che lo minacciava”. “In tale ultimo frangente il sacerdote, pur spaventato dall’idea che il giovane potesse rivolgersi alle Forze dell’Ordine ha continuato nel gioco perverso e cercato di stimolare i sensi di colpa del minore rammentando gli aiuti economici forniti in passato.

La donna finita ai domiciliari, secondo il gip, “ha dimostrato di essere consapevole della natura dei rapporti fra il figlio ed il parroco e di trattenere una parte delle somme che questi invia come corrispettivo per il perverso scambio di prestazioni”. (di Elvira Terranova/Adnkronos)

 
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