Bivacchi sotto i condomini, famiglie denunciano degrado urbano
Paura in via Tilli Perugia – La quotidianità di via Tilli, a Perugia, si è trasformata in un contesto di crescente tensione. I residenti, soprattutto nelle ore serali, hanno adottato misure di autodifesa, arrivando a portare con sé spray al peperoncino per sentirsi più sicuri durante gli spostamenti. Una scelta che testimonia il livello di insicurezza percepito e la pressione che vivono le famiglie della zona.
Negli ultimi mesi, alcuni cittadini hanno segnalato la presenza costante di persone che si accampano sotto i palazzi situati di fronte alla penultima fermata del minimetrò di Pian di Massiano. Più volte, in diverse notti consecutive, gruppi o singoli individui hanno steso cartoni a terra trasformandoli in giaciglio. Una presenza che, oltre a generare preoccupazione, ha portato a episodi di degrado ambientale.
Secondo i residenti, questi insediamenti provvisori si concentrano in particolare sotto un gazebo con pannelli fotovoltaici collocato all’interno del parco pubblico della zona. La struttura, originariamente pensata per offrire riparo e ombra, viene utilizzata come punto di bivacco e come spazio dove ricaricare cellulari sfruttando l’energia solare.
Alcuni condomini sottolineano come ciò abbia trasformato l’area in un riferimento costante per chi non ha altra sistemazione notturna.
La situazione, raccontano, è diventata ancora più critica quando una condomina, scendendo in strada al mattino, si è imbattuta in episodi di espletamento di bisogni fisiologici a cielo aperto, a ridosso dei giochi per bambini. Davanti alle proteste dei residenti, la persona coinvolta avrebbe ignorato gli inviti ad allontanarsi. È stato necessario chiamare la polizia, ma all’arrivo della pattuglia l’uomo ha raccolto rapidamente le sue cose e si è diretto verso il minimetrò, facendo perdere le proprie tracce.
Gli agenti, secondo la ricostruzione fornita dai cittadini, non sarebbero riusciti ad identificarlo. Le foto scattate da una residente mostrano i cartoni abbandonati sul prato e gli effetti personali lasciati temporaneamente nella zona. Un fatto che ha alimentato il senso di impotenza degli abitanti, convinti che le forze dell’ordine non abbiano strumenti adeguati per affrontare stabilmente la questione.
Gli episodi si ripetono nelle ore notturne. Alcuni residenti riferiscono di avere notato pattuglie in borghese aggirarsi attorno ai palazzi, alla ricerca di persone segnalate, senza però che la situazione trovasse una soluzione definitiva. Il quartiere si sente così esposto a un rischio continuo, con un clima di tensione che coinvolge anche chi rientra a casa a tarda ora.
A rendere più acuto il problema, la vicinanza di un parco curato direttamente dagli stessi condomini. Attraverso una forma di autogestione, gli abitanti si occupano di tagliare l’erba, mantenere le siepi e garantire decoro all’area verde. Tuttavia, la presenza di bivacchi, deiezioni sporcizia e odori rende difficile continuare a preservare lo spazio come luogo sicuro e fruibile per i bambini. Alcuni sottolineano che l’onere della pulizia non può ricadere soltanto sui cittadini, ma spetti alle istituzioni garantire ordine e tutela sanitaria.
In più occasioni, durante la notte, sarebbero stati osservati movimenti sospetti, con persone che nascondevano oggetti tra le siepi. I residenti hanno segnalato tali episodi alle pattuglie, indicando anche i luoghi dove erano state occultate delle borse. Tuttavia, secondo il loro racconto, i controlli sarebbero stati superficiali e non avrebbero prodotto sequestri. Una circostanza che aumenta la percezione di insicurezza.
La preoccupazione più forte riguarda le famiglie. Alcuni genitori raccontano che i figli adulti, di 26 e 30 anni, quando escono la sera portano sempre con sé uno spray urticante. Una misura che appare estrema ma che, secondo i residenti, è ormai inevitabile per muoversi dopo il tramonto. Capita anche che un familiare accompagni la figlia fino alla macchina o l’attenda al rientro per ridurre i rischi. Una situazione che viene descritta con toni amari: “Sembra di vivere in un quartiere ostile, come se fosse un territorio fuori controllo”.
Il confronto con il passato è inevitabile. Qualche tempo fa, i problemi del quartiere erano legati alla presenza dei cinghiali che si avvicinavano ai condomini. Ora, la percezione diffusa è che la situazione attuale sia persino più difficile da gestire, perché mette in gioco la sicurezza delle persone e la vivibilità degli spazi comuni.
Alcuni abitanti lamentano anche l’assenza di risposte concrete da parte del Comune. In una circostanza, dopo avere sollevato pubblicamente il problema, avrebbero ricevuto critiche da un amministratore locale per avere diffuso un’immagine negativa della città. I residenti ribattono sostenendo che la loro denuncia non vuole colpire il decoro dell’immagine pubblica, ma rappresenta una richiesta legittima di tutela per chi vive ogni giorno la zona.
Secondo il racconto di alcuni testimoni, le persone che utilizzano il gazebo come ricovero mostrano scarsa disponibilità a rivolgersi a strutture di accoglienza come la Caritas. Da qui la convinzione, da parte degli abitanti, che non si tratti soltanto di una questione di disagio sociale, ma anche di ordine pubblico.
In più, la presenza di rifiuti e feci solleva preoccupazioni per la salute, vista la vicinanza dell’area giochi dei bambini. Alcuni condomini hanno chiesto che il gazebo venga rimosso o comunque che se ne impedisca l’utilizzo come rifugio notturno.
Il racconto di chi vive in via Tilli restituisce un quadro fatto di paura quotidiana e di disagio diffuso. Molti spiegano che non si tratta di razzismo né di mancanza di tolleranza, ma della necessità di difendere la qualità della vita. “Abbiamo pagato le tasse, ci autotassiamo per curare il parco, ma non possiamo continuare a convivere con bivacchi e sporcizia sotto casa”, dicono i residenti.
La tensione sfocia in appelli diretti agli amministratori locali. Alcuni chiedono agli esponenti della giunta comunale di recarsi personalmente in via Tilli per rendersi conto delle condizioni. Secondo i condomini, soltanto una presenza diretta potrebbe far comprendere il livello di disagio vissuto quotidianamente.
Il quartiere resta quindi in attesa di risposte. Nel frattempo, ogni rientro a casa dopo il tramonto è accompagnato da timori. I cittadini si organizzano come possono, affidandosi a soluzioni di autodifesa e a controlli reciproci tra vicini. L’atmosfera è quella di una comunità che si sente lasciata sola e che chiede interventi concreti per riportare sicurezza e decoro.

Complimenti a tutti quei capiscioni che pensano di risolvere i problemi del quartiere con feste e raduni multietnici che non portano a nulla!Ci vuole ben altro:a buon intenditor…….!!!!
è il minimo che si può fare,dal momento che lo stato ( volutamente minuscolo) non vuole assolutamente tenere sotto controllo il fenomeno, che mi spiace per i sinistorsi, è strettamente e solamente legato alla dilagante presenza di clandestini ” stranieri” e di seconde generazioni che mai si integreranno. ricordo però che le forze dell’ ordine e la poco specchiata magistratura erano molto solerti ed interventisti contro gli innocui connazionali renitenti alle misure liberticide varate sotto pandefuffa. insomma una situazione abbastanza inquietante