MOSE Venezia, quella volta che a Todi il Consorzio chiese un milione a Ripa di Meana

MOSE Venezia, quella volta che a Todi il Consorzio chiese un milione a Ripa di Meana

C’era una volta il Tribunale di Todi e Carlo Ripa di Meana con la residenza a Monte Castello di Vibio. Todi, nel cui circondario rientrava il comune di Monte Castello di Vibio, ha poi perso la sede distaccata di Tribunale il 14 settembre 2013 e, purtroppo, Carlo Ripa di Meana è scomparso il 2 marzo 2018. Così comincia questa storia che dal Mose e dalla Venezia con l’acqua alta finisce nel Cuore Verde d’Italia, della quale sono stato spettatore privilegiato per l’amicizia che mi legava a Carlo e per averne assunto le difese in quel giudizio.

Ma andiamo con ordine.

La vicenda giudiziaria inizia il 5 maggio 2005 quando il Consorzio Venezia Nuova cita in giudizio Carlo Ripa di Meana davanti alla sezione distaccata di Todi chiedendone la “condanna al pagamento in via provvisoria di una somma non inferiore ad un milione di euro”.

Cosa aveva fatto Carlo Ripa di Meana per meritare una tale, esosa, richiesta di danni?

Il Consorzio si era sentito diffamato per il MOSE nel corso della campagna elettorale della primavera del 2005 per il rinnovo dell’Amministrazione comunale di Venezia nella quale Ripa di Meana si era candidato a sindaco.

Il Consorzio – costituito nel 1982 per gestire la concessione di un monopolio su studi, progettazione, sperimentazione ed esecuzione delle opere di salvaguardia per la laguna veneziana, propose il MOSE nel 1988 che venne approvato in via definitiva nel 2002 e, dopo numerose polemiche – vide l’inizio dei lavori il 14 maggio 2003.

Nel corso degli anni, e ancora oggi, sono stati in molti a contestare il MOSE: docenti universitari, ingegneri, esperti, esponenti politici, associazioni ambientaliste, comitati di cittadini, la stessa amministrazione comunale di Venezia. La critica del 9 dicembre 1988 della Commissione Ministeriale per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), istituita presso il Ministero dell’Ambiente, ne è l’efficace sintesi quando concludeva che “le opere in progetto: per la loro inadeguatezza rispetto agli obiettivi di riequilibrio morfologico della laguna, per la mancata integrazione con gli altri interventi cooperanti per la salvaguardia di Venezia dalle acque medio-alte nonché dalle acque alte eccezionali, e anzi per il pregiudizio ad essi potenzialmente arrecato, per il pregiudizio dell’attività portuale, per i rilevanti e potenzialmente irreversibili impatti ambientali, non possono essere considerate compatibili con le attuali condizioni di criticità dell’ecosistema di riferimento, comprendente la laguna, la città di Venezia, il relativo bacino scolante”.

Cosa aveva detto di diffamante Carlo Ripa di Meana?

In diverse occasioni aveva criticato sulla stampa locale il MOSE, considerato “superato, costoso e dal grande impatto ambientale” (3 febbraio 2005), “rischioso” (27 febbraio 2005) ed aveva poi criticato il Consorzio per il “ruolo condizionante sui partiti e sulla stessa società veneziana” (11 marzo 2005), aveva definito la “Politica sconvolta dal Consorzio”, “Ripa di Meana irrita il Consorzio” (12 marzo 2005), e parlato del “potere trasversale degli affari” o del “potere economico soverchiante” e di “connivenze” (11 marzo 2005).

Carlo Ripa di Meana si costituì in giudizio chiedendo il rigetto della domanda e la condanna del Consorzio Venezia Nuova per lite temeraria. Dopo le memorie di rito, alla seconda udienza, prima di decidere sull’ammissione dei tanti testimoni indicati dallo stesso Carlo Ripa di Meana a sua difesa, il Giudice sollecitò una soluzione transattiva della vicenda alla quale si giunse nel luglio 2006 senza alcun risarcimento da parte di Carlo Ripa di Meana.

Solo dopo diversi anni, nel 2010 partirà l’indagine della Procura di Venezia che porterà alla scoperta di una serie di reati e di tangenti con centinaia di indagati, all’arresto del presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, il 12 luglio 2013, e, l’anno successivo, ai domiciliari il sindaco di Venezia Orsoni ed il governatore del Veneto Galan.

Oggi assistiamo agli incalcolabili danni dell’acqua alta, con il MOSE ancora da completare senza sapere se funzionerà mai.

Costretto nel 2005 a difendersi anche davanti al Tribunale di Todi contro il Consorzio Venezia Nuova e contro il MOSE, dopo quattordici anni le ragioni di Carlo Ripa di Meana vengono finalmente a galla, sospinte dalle tangenti e dal terribile disastro dell’acqua alta che continua a flagellare Venezia.

Avv. Urbano Barelli

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