Morte di Andrea Prospero: indagini in corso
Morte di Andrea – I messaggi di allerta che invitavano a cancellare gli account di Andrea Prospero, il diciannovenne di Lanciano trovato morto a Perugia, sono ora agli atti anche di una seconda inchiesta. Questi messaggi non riguardano solo l’indagine aperta dalla procura di Perugia dopo il ritrovamento del cadavere dello studente, ma fanno parte anche di una seconda indagine non umbra. Gli inquirenti stavano monitorando alcune chat segrete di Telegram dove avvenivano traffici virtuali poco chiari.
Queste chat erano accessibili solo su invito e presentazione da parte di membri e riguardavano la vendita di droga, marchi contraffatti e altre attività illecite virtuali come il carding e il phishing. Andrea Prospero potrebbe – come scrive il Corriere dell’Umbria a firma di Francesca Marruco – essere stato coinvolto in queste attività, come ipotizzato dagli oggetti ritrovati nel suo appartamento di via del Prospetto, dove è stato trovato morto il 29 gennaio scorso. Tra gli oggetti rinvenuti, vi erano cinque smartphone, oltre 40 schede SIM, un computer, una carta di credito non intestata a lui e una chiavetta wallet.
Gli inquirenti stanno cercando di capire se Andrea agisse da solo, fosse spinto da terzi o collaborasse con altre persone. Questa è una questione centrale dell’indagine condotta dalla procura di Perugia con grande determinazione. Il procuratore capo Raffaele Cantone e l’aggiunto Giuseppe Petrazzini coordinano gli accertamenti svolti dalla polizia mobile e postale. Hanno assicurato ai familiari di Andrea, assistiti dagli avvocati Francesco Mangano e Carlo Pacelli, che sveleranno la verità sulla morte del giovane, comprese eventuali verità scomode per i genitori.
La famiglia di Andrea, in particolare il padre Michele e la madre Teresa, desidera sapere se qualcuno possa aver avuto un ruolo nella morte del figlio, magari ricattandolo o inducendolo a fare qualcosa contro la sua volontà. Se il suicidio per ingestione di benzodiazepine e oppiacei sarà confermato, gli inquirenti si chiederanno chi abbia fornito o venduto tali farmaci, per i quali è necessaria una prescrizione medica. I pusher che vendono dosi letali possono essere accusati di morte in conseguenza di altro reato. Questi aspetti sono fondamentali per l’indagine sulla morte del diciannovenne, poiché senza l’accesso a quei farmaci, l’epilogo potrebbe essere stato diverso.

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