Maxi inchiesta sul Reddito di Cittadinanza a Perugia: quasi 200 rom indagati

Maxi inchiesta sul Reddito di Cittadinanza a Perugia: quasi 200 rom indagati

Percepivano il reddito di cittadinanza ma senza essere in regola con la normativa (in particolare per la residenza in Italia da almeno dieci anni) 192 persone denunciate a piede libero dalla guardia di finanza di Perugia, tutte originarie dell’est europeo. A carico di sette è stata ipotizzata l’associazione per delinquere in quanto sono risultati loro a presentare quasi tutte le domande, in un Caf della periferia del capoluogo umbro, città dove gravitano.

Più di cento persone sono indagate dalla Procura della Repubblica di Perugia impegnata in una maxi-inchiesta sulle indebite percezioni del Reddito di cittadinanza. Per la prima volta in Italia è stato contestato il reato di associazione per delinquere finalizzato alla truffa aggravata nell’ambito di accertamenti sulle erogazioni. Le carte di spesa sulle quali sono stati versati sono risultate in possesso di un ristretto gruppo di persone e venivano utilizzate per l’acquisto di telefoni cellulari, elettrodomestici e altri beni facilmente rivendibili.

Dall’indagine portata avanti nel massimo riserbo dalla guardia di finanza sembrerebbe che i soldi percepiti indebitamente ammontino a quasi 400 mila euro. Si tratterebbe di una truffa aggravata ai danni dell’Inps e in violazione della legge sulla presentazione della domanda di Reddito di cittadinanza (in particolare per la residenza in Italia da almeno dieci anni) per quasi 200 persone, tutti romeni, denunciate a piede libero dalla guardia di finanza di PERUGIA, alcuni dei quali piuttosto conosciuti dalle forze di polizia per reati di criminalità da strada.

“Il sussidio pubblico (costo 26 miliardi di euro in un triennio) voluto dal Movimento Cinque Stelle si caratterizza sempre più come un reddito di criminalità. Così come concepito va abolito. Giusto aiutare chi per un momento della vita si trova senza lavoro o impossibilitato a lavorare ma le risorse pubbliche vanno usate per creare lavoro e non per la paghetta di Stato – dichiara il parlamentare umbro di Fratelli d’Italia Emanuele Prisco. L’ottimo lavoro fatto della Procura di Perugia e dagli uomini della Guardia di Finanza in sinergia con l’Inps, mette ancora volta in luce che questa è una misura costosa, che disincentiva il lavoro, e (come documenta la cronaca di questo ultimo anno), si è dimostrata anche un regalo per criminali, mafiosi, spacciatori, terroristi, delinquenti abituali, truffatori ed evasori fiscali. Tutta gente che ovviamente non dichiara i proventi delle attività illecite o il reddito da lavoro nero e quindi risulta nullatenente o disoccupato”.

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