Lorenzo Brunetti, degrado a Fontivegge, li vogliamo rispedire a casa loro?


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Lorenzo Brunetti, degrado a Fontivegge, li vogliamo rispedire a casa loro?

Lorenzo Brunetti, degrado a Fontivegge, li vogliamo rispedire a casa loro?

da Lorenzo Brunetti
Cari amici del gruppo, questi sono i resti dei festeggiamenti di ieri sera sotto le telecamere…
Possibile che questa gente debba continuare a usare Fontivegge come cestino della spazzatura?
Perché li ospitiamo, che ci facciamo con questi alcolizzati?
Secondo voi che lavoro fanno?

Dibattito aperto, in sostanza, soprattutto tra gli abitanti.

«Cosa ancora più importante – dice Giulietto Albioni – è riprendere assiduamente i controlli. Da controllare i famosi e famigerati negozi e verificare quali sono quelli legalmente quelli gestiti da nigeriani. Già nel duemilaquattro feci presente all’allora presidente della seconda circoscrizione e al sindaco di controllare i contratti d’ affitto delle locazioni nelle zone più calde, ma purtroppo tutto è finito lì».

Giulietto Albioni è sconsolato: “Quaranta anni fa – dice – a Fontivegge e si lasciavano le chiavi fuori dalla porta di casa e adesso invece…».

Iniziative come quelle del Binario 5 servono sì, ma non sono la soluzione delle notti di Fontivegge.

Notti fa una giovane laureanda in giurisprudenza di Salerno si è trovata ad attendere il Flixbus ad ora tardissima e proprio a Fontivegge: “Sapevo che era un luogo pericoloso – ha detto – ma non credevo di vedere tanti brutti ceffi in giro a quest’ora“.

A Salerno già sapeva di Fontivegge ed era preoccupata perché doveva attendere il suo mezzo presso lo spazio intermodale dell’area della stazione.

Spesso, anche noi della stampa, siamo stati attaccati sui social, da chi Fontivegge – chissà perché – la vede solo “tutta rose e fiori”.

«Uno di loro – racconta ancora Giulietto Albioni – si è “sfogato” con me, dopo aver in qualche modo attaccato la stampa. Noi del comitato, secondo lui, non volevamo il bene del quartiere perché si mettono in evidenza solo le negatività. E io chiedo, quali sono state, invece, le positività. I problemi del quartiere – afferma – non si risolvono con il coworking, o almeno non solo con quello. Chi si è sfogato con noi ha il controllo della One (agenzia privata di sicurezza ndr) e il problema lo vive in modo diverso. Il controllo lo vorremmo avere tutti, ma non tutti se lo possono permettere».

 

 

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