Allarme metano a Foligno: picco di 1.640 ppm in un impianto
Un picco di 1.640 ppm di metano è stato rilevato nel REMI di via Anastasi a Foligno, segnando il valore più alto tra i cinque impianti monitorati da Legambiente nella provincia di Perugia. Il dato emerge dalla settima tappa della campagna nazionale “C’è Puzza di Gas – Per il futuro del Pianeta non tapparti il naso”, condotta tra il 21 e il 23 ottobre.
L’indagine ha coinvolto 12.857 punti di misura validi, di cui 4.617 hanno evidenziato concentrazioni basse (10–100 ppm), 31 valori medi (100–1.000 ppm) e due casi critici oltre i 1.000 ppm. Il REMI di via Anastasi ha registrato la soglia più elevata, mentre altri impianti a Foligno e Spello hanno mostrato perdite significative, seppur inferiori.
Il metano, secondo Legambiente, è fino a 86 volte più climalterante della CO₂, e anche piccole dispersioni, sommate, possono generare impatti ambientali rilevanti. Il monitoraggio, effettuato con tecnologia laser a infrarossi, ha mantenuto una distanza di sicurezza dagli impianti, ma simulazioni a un metro di distanza indicano che quasi la metà dei punti avrebbe raggiunto livelli medi.
La campagna ha messo in luce la necessità di interventi tempestivi e trasparenti: secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, il 40% delle emissioni globali di metano nel 2024 sarebbe evitabile a costo zero.
Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente, ha sottolineato come l’aumento della quota di metano nelle emissioni totali – passata dall’11% del 1990 al 14% nel 2023 – sia il risultato di politiche permissive e di un’espansione infrastrutturale che alimenta la dipendenza dal gas fossile.
Anche il presidente di Legambiente Umbria, Maurizio Zara, ha evidenziato come il tema delle perdite di metano sia spesso trascurato nel dibattito pubblico, nonostante le ricadute ambientali ed economiche.
Le rilevazioni hanno interessato tre siti a Foligno – tra cui una stazione di valvola a Vescia – e due a Spello. Oltre al picco di 1.640 ppm, sono stati registrati valori medi di 343 e 104 ppm in un impianto di regolazione a Foligno, e 642 ppm in un camino d’uscita a Spello.
Il metano non è solo un potente gas serra, ma contribuisce anche alla formazione di ozono troposferico, dannoso per la salute e l’agricoltura. Secondo l’IPCC, contenerne le emissioni potrebbe evitare fino a 70.000 morti premature l’anno in Europa e ridurre i danni agricoli per 2 miliardi di euro.
Il metodo di rilevazione ha utilizzato un “naso elettronico” basato su assorbimento laser a infrarossi, capace di stimare la concentrazione di metano in ppm. Le soglie di riferimento adottate seguono standard internazionali: oltre i 1.000 ppm si parla di emissioni gravi, mentre sopra i 500 ppm scatta l’obbligo di intervento secondo il regolamento europeo.
La campagna di Legambiente prosegue, con l’obiettivo di promuovere una transizione energetica concreta e ridurre le perdite lungo la filiera del gas, a tutela del clima e della salute pubblica.

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