Brunello Cucinelli bambino e teen: i due umbri incantano Tornatore

Brunello Cucinelli bambino e teen: i due umbri incantano Tornatore

Saul Nanni guida il cast con i giovani talenti umbri nel biopic del re cashmere

Di Tommaso Benedetti

Giuseppe Tornatore ha trovato nei due ragazzi umbri l’essenza perfetta per ridare vita alle origini di Brunello Cucinelli, il re del cashmere noto come Visionario Garbato. Nel biopic che narra l’ascesa dal villaggio di Solomeo all’impero dell’eleganza italiana, il regista premio Oscar ha puntato su talenti puri per interpretare il protagonista da bambino e adolescente. L’attore bolognese Saul Nanni veste i panni del Cucinelli adulto, maturo e ambizioso, mentre i due giovani umbri rubano la scena con una naturalezza disarmante, nonostante l’assenza totale di esperienza sul grande schermo.

Le riprese, concluse da poco dopo mesi intensi, hanno trasformato il set in un crogiolo di emozioni crude e autentiche. Immaginate un bambino che calza le scarpe polverose di un Umbria rurale degli anni ’50, con gli occhi pieni di sogni più grandi del mondo circostante. È proprio quel Brunello piccolo, interpretato dal giovanissimo attore umbro, a incarnare la scintilla iniziale: un ragazzino testardo che rifiuta la rassegnazione della povertà contadina, inseguendo visioni di bellezza e armonia. Accanto a lui, l’adolescente, un vulcano di energia ribelle e insicurezze tipiche dell’età, porta sullo schermo le tempeste interiori che forgiano il futuro magnate. Tornatore li ha voluti così, privi di artifici, per catturare l’umanità profonda di un uomo che ha elevato un borgo medievale a tempio della moda etica.

Le giornate sul set non sono state una passeggiata. All’alba, tra le colline solomesi avvolte dalla nebbia, i due umbri si presentavano puntuali, affrontando ciak ripetuti sotto un sole impietoso o piogge improvvise. “Ore di attesa silenziose, seguite da esplosioni di adrenalina”, raccontano con gli occhi che brillano ancora oggi. Hanno sudato per memorizzare dialoghi in dialetto umbro, imitando gesti quotidiani del vero Cucinelli bambino: dal pascolo delle pecore alle prime scorribande tra i vicoli di pietra. Nicola Piovani, il compositore che firma le musiche, ha tessuto le loro scene con melodie delicate, quasi sussurrate, che amplificano l’intimità di quei momenti. Un episodio memorabile? Il piccolo attore che, esausto dopo una giornata di 12 ore, improvvisa una battuta rubata dalla vita reale, strappando risate a tutto il crew e costringendo Tornatore a tenerla nel montaggio finale.

Queste esperienze hanno segnato i due ragazzi in modo indelebile. Per l’interprete del bambino, originario di un paesino vicino Perugia, recitare Cucinelli ha significato riscoprire le proprie radici umbre: “Mi sono sentito come se stessi vivendo la storia di mio nonno, con quella miscela di fatica e speranza”. L’adolescente, un po’ più grande e con l’ardore tipico dei sedici anni, descrive il set come “un’arena dove impari a cadere e rialzarti mille volte, circondato da giganti del cinema”. Entrambi sottolineano la umanità del regista: Tornatore, con la sua regia precisa ma empatica, li ha guidati passo dopo passo, trasformando paure in conferenze. Saul Nanni, nel ruolo centrale, ha fatto da fratello maggiore, condividendo aneddoti dal suo passato per infondere sicurezza.

Il film ripercorre fedelmente il percorso di Cucinelli, da operaio tessile negli anni ’70 alla fondazione dell’azienda che oggi vale miliardi, sempre con quel tocco di filosofia umanistica. Solomeo, il cuore pulsante della narrazione, rinasce sullo schermo come un paradiso rinascimentale: teatri restaurati, piazze illuminate, botteghe artigiane dove il cashmere prende forma. I due umbri, con la loro freschezza, rendono palpabile il contrasto tra l’umiltà delle origini e l’ambizione visionaria. Non temono il confronto con un mito vivente: “Brunello ci ha incontrati sul set, e il suo sguardo ci ha dato la carica”, rivelano, evocando un incontro carico di emozione.

Mentre il montaggio procede a ritmo serrato, l’attesa per l’uscita cresce. Questo biopic promette di essere un inno alla resilienza italiana, con i suoi due piccoli eroi umbri come simboli di un talento innato. Per loro, questa avventura rappresenta forse l’inizio di un cammino luminoso nel cinema, un trampolino verso altri set prestigiosi. Tornatore, maestro nel ritrarre destini individuali contro sfondi epici, ha centrato il bersaglio: ha reso Cucinelli non solo un imprenditore, ma un poeta dell’eleganza, attraverso gli occhi innocenti e appassionati di chi lo interpreta nelle fasi più pure della vita.

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