La ‘ndrangheta in Umbria, nelle intercettazioni anche i nomi di politici locali

La 'ndrangheta in Umbria, nelle intercettazioni anche i nomi di politici locali

La ‘ndrangheta in Umbria, nelle intercettazioni anche i nomi di politici locali

Nelle intercettazioni della maxi operazione contro la ‘Ndrangheta sarebbero finiti anche i nomi di alcuni politici locali, che però non risultano indagati, sono estranei ai fatti. Si tratta di Antonio Ribecco, coordinatore di Casapound e nipote di uno dei personaggi chiave. C’è Alessandra Vezzosi, moglie di Luigi Repace e candidata alle elezioni amministrative del 2014 e Nilo Arcudi attuale presidente del consiglio comunale. Tutti e tre, ripetiamo, non sono indagati. Il movimento di Casapoud è estraneo ai fatti.

«L’attività tecnica di intercettazione – scrivono i pm catanzaresi – permetteva tra l’altro di documentare come il sodalizio criminale monitorato avesse la capacità di condizionare la vita politica della città di Perugia, con l’interessamento diretto nell’agevolare le candidature e le successive elezioni, anche di cariche importanti all’interno del consiglio comunale, di soggetti calabresi a loro graditi».

Le intercettazioni si rifanno ad alcune conversazioni dello scorso mese di aprile. Il riferimento è comunque alle elezioni comunali del 2014 in cui è stata eletta la moglie del corregionale Luigi Repace e nominato Nilo Arcudi vicesindaco.

Secondo gli investigatori Ribecco e gli altri vengono sentiti dire «la moglie di Repace che lui è un amico, lo sa…l’abbiamo fatta salire noi…al Comune…a tutte le parti».

Sempre Ribecco asserisce che l’ex vice sindaco, oggi presidente del consiglio comunale «lo abbiamo messo noi al Comune». Si parlerebbe un rinfresco per la candidatura e anche di Arcudi.

Ribecco, continua ancora il gip, «asserisce di aver fatto una serrata campagna elettorale…lamentandosi comunque del fatto di non aver avuto i favori sperati».

«Non conosco queste persone, non so chi siano» – risponde con decisione Alessandra Vezzosi.

Nilo Arcudi, invece scrive una nota: «Preliminarmente mi preme sottolineare che, sia come privato cittadino ma soprattutto nei ruoli istituzionali da me ricoperti in questi lunghi anni, ho sempre combattuto in modo aperto e senza tentennamenti tutte le forme di criminalità, anche organizzata, tanto più la ndrangheta, che ha purtroppo impoverito, umiliato ed annientato la terra dove sono nato. Dal 2003 al 2019 ho partecipato a centinaia di manifestazioni elettorali incontrando in quelle occasioni pubbliche migliaia e migliaia di persone, di ogni ceto sociale e provenienza geografica, persone alle quali ovviamente non potevo richiedere, né delle quali potevo conoscere, precedenti penali e/o frequentazioni. Nel tempo ho ricevuto migliaia di voti, dato facilmente riscontrabile, ma solo oggi, ripeto, vengo a conoscenza che in una precedete competizione politica avrei ottenuto il voto di un soggetto oggi indagato per mafia. Qualora ne avessi avuto la minima percezione all’epoca non avrei mai, mai e poi mai accettato o voluto neanche questo singolo voto. Qualora invece si fosse trattato di un subdolo tentativo di insinuarsi e creare legami con le istituzioni, tale tentativo è andato, di sicuro con me, totalmente a vuoto».

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