Il prete non risponde al gip, legale, presenteremo istanza di scarcerazione
Don Vincenzo Esposito, il sacerdote di San Feliciano, arrestato con l’accusa di aver adescato quattro minorenni di Termini Imerese a cui chiedeva foto, videochat e messaggi hard in cambio di qualche ricarica Postepay da 12, 20 o 30 euro, ieri mattina non ha risposto alle domande del giudice. Non ha parlato nemmeno la 50enne, madre di una delle giovanissime vittime, arrestata (ai domiciliari) con la stessa accusa.
L’interrogatorio si è tenuto in remoto davanti al gip del Tribunale di Palermo Fabio Pilato che ha firmato la misura cautelare e alla pm Ludovica D’Alessio. La donna è assistita dall’avvocato Giuseppe Minà, mentre il parroco dall’avvocato Renato Vazzana.
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«Si continua a professare innocente – dice l’avvocato Renato Vazzana -, l’ho trovato sereno per quello che può essere il turbamento del passare dalla chiesa al carcere. Parliamo di una persona molto intelligente e di spiccata cultura. Una persona incensurata che non ha mai avuto denunce o segnalazioni per reati di questo tipo. Abbiamo deciso di avvalerci della facoltà di non rispondere perché da questa prima analisi dell’ordinanza abbiamo trovato alcune incongruenze e aspetti che possono essere chiariti in maniera diversa. Incontrerò il parroco e poi presenteremo istanza di scarcerazione».
Nella rete dei carabinieri di Termini Imerese don Vincenzo è finito quando i militari – ascoltando intercettazioni di un’altra inchiesta – si sono imbattuti nelle telefonate tra il prete e uno dei minorenni. Da qui hanno messo sotto controllo il suo telefono e anche quello della madre del ragazzo. Il tutto in pieno lockdown, quando il paese era fermo tra aprile e maggio, e fino ai primi giorni di luglio don Vincenzo.

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