Caso Shalabayeva, imputati tutti assolti, il fatto non sussiste

Processo appello Alma Shalabayeva, la Corte è in camera di Consiglio

Caso Shalabayeva, imputati tutti assolti, il fatto non sussiste

Alma Shalabayeva non è stata vittima di nessun sequestro di persona. La Corte di appello di Perugia ha assolto con formula piena tutti i poliziotti accusati di sequestro di persona per le presunte irregolarità legate al rimpatrio di Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, espulsa verso il Kazakhstan nel 2013 insieme alla figlia Alua e poi entrambe tornate in Italia.

Assolti con formula piena

I giudici dell’appello, presieduti da Paolo Micheli, hanno assolto da quel reato con la formula più ampia, perché il fatto non sussiste, Renato Cortese, Maurizio Improta e un gruppo di loro collaboratori con i quali, nel maggio 2013, lavoravano alla squadra mobile e all’ufficio immigrazione della questura di Roma. Assolta anche l’allora giudice di pace Stefania Lavore alla quale comunque non era stato contestato il sequestro di persona.

Ribaltata sentenza di primo grado

La sentenza d’appello ribalta quella di primo grado per la quale gli imputati erano stati tutti condannati: Renato Cortese, Maurizio Improta, Luca Armeni e Francesco Stampacchia a 5 anni Vincenzo Tramma a 4 anni, Stefano Leoni a tre anni e sei mesi. Erano stati tutti riconosciuti responsabili di sequestro di persona.

Il Capo della Polizia Lamberto Giannini

Il Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Lamberto Giannini ha accolto con grande soddisfazione la sentenza della corte di appello di Perugia che ha riconosciuto la correttezza della condotta degli appartenenti alla Polizia di Stato in relazione alla vicenda di Alma Shalabayeva.

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