Carabinieri Ros smantellano associazione criminale, due in carcere e tre ai domiciliari

Portavano al fallimento le aziende per trarne profitti illeciti

Carabinieri Ros smantellano associazione criminale, due in carcere e tre ai domiciliari
Raffaele Cantone

Carabinieri Ros smantellano associazione criminale, due in carcere e tre ai domiciliari

I carabinieri del Ros, e dei comandi provinciali di Perugia, Roma e l’Aquila, hanno stroncato oggi le reni ad una presunta associazione a delinquere composta da otto persone. I membri del sodalizio criminale – comunica la Procura della Repubblica di Perugia – sono indiziate di associazione, bancarotta fraudolenta aggravata e in concorso, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e di omesso versamento dell’Iva. Due di loro – un calabrese residente nel Perugino e un ex ex commercialista romano – chiamato dai sodali “Imperatore” – sono finiti in carcere a Perugia e Roma.

Altri tre indagati sono agli arresti domiciliari, mentre tre sono stati destinatari della misura dell’obbligo di presentarsi negli uffici di Polizia Giudiziaria nei giorni e nelle ore predeterminate con l’ordinanza impositiva.

[su_panel background=”#fffffff” color=”#080907″ border=”3px groove #f3b3b3″ shadow=”12px 2px 28px #c9c6c6″ radius=”8″ target=”blank”]L’ordinanza applicativa, delle misure cautelari, eseguita dal Ros è stata emessa dal GIP  del Tribunale di Perugia, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, della Procura del Capoluogo umbro.[/su_panel]
Raffaele Cantone

Le indagini, comunica il Procuratore Raffaele Cantone, sono cominciate nel febbraio 2020 focalizzandosi, all’inizio sulla attività di un consulente finanziario di origini calabresi, ma da tempo residente nel Perugino. Gli investigatori avevano, da subito, scoperto che intratteneva rapporti con un ex commercialista romano coinvolto in molteplici vicende giudiziarie, per svariati reati di natura economico – finanziaria.

[su_panel background=”#fffffff” color=”#080907″ border=”3px groove #f3b3b3″ shadow=”12px 2px 28px #c9c6c6″ radius=”8″ target=”blank”]Le indagini tecniche, estese nei confronti del professionista Capitolino che si faceva chiamare  dai sodali con il nickname di “Imperatore”. Gli investigatori  sono riusciti a comprendere quanto fosse artefice di un complesso sistema che, attraverso bancarotte pilotate, truffe ai danni di altri imprenditori, frodi fiscali ed altro genere di gravi reati, conduceva al dissesto un cospicuo numero di aziende. Accumulava enormi debiti – stimati complessivamente per quasi 50 milioni di euro – a discapito di fornitori c dipendenti delle aziende nonché dell’erario.[/su_panel]

Mano mano che le indagini andavano avanti si è andato, via via, configurando il quadro dei gravi indizi di presunta colpevolezza. Fino a far giungere gli investigatori alla convinzione di trovarsi davanti ad un vero e proprio sodalizio criminale.

Sulla base delle risultanze investigative i due professionisti, calabrese (Perugino) e romano, sono stati arrestati e trasferiti in carcere. Mentre tre indagati, operanti per lo più a Roma se pur dotati di compiti di responsabilità, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari. Per altro i tre avevano anche la responsabilità di svolgere ruolo di amministratori, formali o di fatto, delle società utilizzate per drenare gli attivi distratti dalle imprese portate al dissesto.

Altri tre “prestanome” – titolari di aziende fittizie ma coinvolte nello stesso disegno criminoso – sono destinatari della misura dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

Secondo le indagini il meccanismo illecito, che si era più volte ripetuto nel tempo consisteva in:

  • Acquisizione di società sul mercato –  in Umbria, Toscana, Lazio, Lombardia Puglia, Trentino Alto Adige e Campania -, operanti in settori quali pubblicità, edilizia, turismo, sanità, assistenza agli anziani, gestione di asili, informatica e commercio. Acquisizione  che veniva effettuata  anche tramite impegni di pagamento, in favore degli imprenditori che le cedevano, ma poi lasciati insoluti.
  • Le aziende acquistate finivano in “mano” ai prestanome
  • Trasferimento degli “asset” più redditizi e in attivo ad altre società riconducibili all’organizzazione, attraverso contratti di cessione di ramo di azienda stipulati per corrispettivi incongrui. Trasferimenti che spesso comprendevano anche commesse di un certo rilievo legate al Pubblico. Tipo Università degli studi di Roma La Sapienza, ma anche il comune di Ravenna e la Provincia di Bolzano

Gli indagati sarebbero così riusciti a svuotare di ogni disponibilità le società acquisite privandole di ogni risorsa patrimoniale aggredibile. Ma anche a sopprimere la documentazione contabile per poi destinarle all’inevitabile fallimento, rendendo cosi vane le pretese di creditori ed Erario. Con questo meccanismo proseguivano la gestione delle attività redditizie distratte – acquisite di fatto senza impegno di capitali –  dirottando gli ingenti ricavi in altre società, anche queste intestate a prestanome o attraverso altri canali tipo contratti di consulenza fatti arrivare direttamente ai sodali dell’organizzazione criminale.

Il GIP deI Tribunale di Perugia nel condividere il quadro indiziario,  delineato dall’ Ufficio ha, però, individuato nel Tribunale di Trento — ove si è verificata la bancarotta più datata — la siede competente a celebrare il processo nei confronti dell’intero complesso dei reati per cui si procede, commessi nel cotso degli ultimi otto anni in più regioni del territorio nazionale, emettendo comunque la misura cautelare in quanto ritenuta necessaria ed urgente per interrompere le condotte criminose che erano state poste in essere.

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