✍ I Racconti – Pompei, lo splendido Carpentum, i tombaroli ed i segreti e le ricchezze delle “élite” imperiali

 
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Pompei, lo splendido Carpentum, i tombaroli ed i segreti e le ricchezze delle “élite” imperiali

di Elio Clero Bertoldi
Non solo lo splendido Carpentum (o ) da parata – tale si ipotizza allo stato delle ricerche – ma anche una biga “decorata in oro”, ancora da scavare. La recentissima scoperta di Pompei (rectius, Civita Giuliana, lì accanto) potrebbe rivelarsi perfino più cospicua e significativa di quanto si sia palesata al momento, soprattutto per quegli eleganti rilievi con figure di satiri e ninfe, rappresentati in atteggiamenti erotici.

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La vicenda ha avuto inizio in un casolare di campagna, all’interno del quale due tombaroli (solo due?) hanno scavato giorno dopo giorno, una serie di cunicoli per una settantina di metri di lunghezza, ad una profondità di sei metri, che neanche ergastolani di un carcere di massima sicurezza alla ricerca di una clamorosa evasione avrebbero saputo fare meglio …

I due scavatori clandestini – sotto processo, con indagini dirette dalla procura di Torre Annunziata, guidata da Nunzio Fragliasso ed affidate ai carabinieri dei beni culturali – non si sarebbero accorti del carro, forse interrato completamente, scoperto poi dagli archeologi di Pompei, ma avrebbero avuto sentore (o magari qualcosa di più: c’è chi parla di traffici illegali già consumati) di una biga con decorazioni eseguite col metallo più prezioso.

Se le “intuizioni” dei tombaroli si rivelassero vere, concrete, il terreno – sul quale sono in corso scavi programmati dalle istituzioni e con archeologi … ufficiali – dovrebbe restituire un reperto, se possibile, ancora più sorprendente e sfavillante.

Per ora, tuttavia, é già più che soddisfacente soffermarsi sul carro riportato alla luce in legno di faggio, con un cassone lungo novanta centimetri, abbellito nella parte posteriore (lo schienale) con ornamenti in bronzo e stagno, sorretto da strutture di metallo e con quattro ruote in ferro. Gli esperti sembrano convinti che si tratti di un carro nuziale, basandosi proprio sul contenuto dei medaglioni con satiri e ninfe in atteggiamenti erotici e con gli amorini (gli eroti), che compaiono sulle borchie. Solo in Tracia – tra la Grecia e la Bulgaria odierne – ne sarebbe stato trovato, tre lustri fa, uno dello stesso genere, sia pure non così adorno e così raffinato.

Al di là di questi aspetti, la scoperta offre un nuovo squarcio sull’eruzione del 79 dC, che colpì all’improvviso una coppia che stava per celebrare il matrimonio o, forse, due sacerdotesse pronte a sfilare in una cerimonia rituale in onore di Cerere e Demetra (sul fondo del cassone del Pilentum sono state individuate le impronte di due spighe, simbolo di fertilità). A pochi metri di distanza dal portico senza copertura della villa, dove il carro era posteggiato, erano stati ritrovati, all’interno di una grande stalla – correva il 2018 -, i resti di tre cavalli, due dei quali completamente bardati, da cui sono stati ricavati calchi, esposti da mesi nei musei pompeiani. Erano i cavalli pronti per essere agganciati al carro?

Questo sito, dunque, potrebbe offrire ancora sorprese stupende, sulla vita quotidiana di Pompei e della Roma imperiale.

La Campania Felix era stata scelta dal fior fiore delle personalità, politiche, militari e imprenditoriali della capitale, come luogo di villeggiatura e di svago, o come “buen retiro” rispetto ad una città diventata troppo popolata, decisamente rumorosa e persino pericolosa. E in queste ville i proprietari facevano a gara per esibire le loro ricchezze, il loro potere: sculture, biblioteche, affreschi e quant’altro potesse testimoniare massima opulenza.

Il professor Fabrizio Pesando, archeologo dell’università Orientale di Napoli, suggerisce – lo ha scritto su “Repubblica” – che il carro potrebbe essere del tipo di quelli introdotti a Roma dalla Gallia, pochi anni prima della spaventosa eruzione. Uno dei quali, secondo la descrizione di Plinio il Vecchio, sarebbe appartenuto a Poppea, una delle mogli di Nerone.

In uno dei suoi numerosissimi scritti l’aristocratico letterato e scienziato romano – morto proprio durante l’esplosione vulcanica, mentre, ammiraglio della flotta imperiale, era approdato sulla costa per prestar soccorso alla famiglia di un suo amico senatore (secondo la nota lettera inviata da Plinio il Giovane, presente sul luogo con lo zio, allo storico Tacito, che gli aveva chiesto una sorta di relazione sul cataclisma) – narra che l’Augusta avrebbe lanciato la moda di una “carruca” di tipo gallico, progenitrice della vera e propria carrozza da viaggio, ornata di decorazioni in argento. Nel caso si dovesse scoprire un carro con applicazioni in oro, dovremmo concludere che la competitività tra le matrone romane non conosceva davvero limiti.

La moglie o la figlia di un Paperone dell’epoca (magari un “parvenu” del tipo del Trimalcione descritto nel Satyricon da Petronio) si sarebbe fatta allestire un mezzo di trasporto ancora più moderno, più sofisticato e più prezioso di quello di Poppea per sfilare, piena di orgoglio, lungo le strade consolari. Vuoi mettere la soddisfazione di vincere una competizione, sia pure a distanza, con una imperatrice e suscitare l’invidia di amiche e conoscenti?

Sono trascorsi due millenni, ma non c’é nulla di nuovo sotto il sole.

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