Susanna Esposito: «Sono grata a chi a Perugia mi è stato vicino» | La lettera

 
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Susanna Esposito: «Sono grata a chi a Perugia mi è stato vicino» | La lettera

Pubblichiamo una lettera della Professoressa Susanna Esposito, ex primario di Pediatria all’Ospedale di Perugia, che ha lasciato Perugia per andare a lavorare come professore ordinario di pediatria all’Università di Parma.

Carissime e carissimi,

Come qualcuno di voi già sa, dal 1 settembre ho preso servizio come professore ordinario di pediatria all’Università di Parma. Sono stati due anni e mezzo per me importanti questi trascorsi a Perugia tra gratificazioni e difficoltà, impegno e grandi progetti. Da parte mia, ho sempre cercato di dare il massimo per l’Università, per l’Ospedale, per la città e per la Regione, sia sul piano didattico e della ricerca, sia dal punto di vista assistenziale.

Gli ultimi mesi sono stati per me umanamente molto impegnativi, avendo subito vessazioni non solo calunniose ma che non pensavo di meritare. Per una persona come me, innamorata del suo lavoro e dedita giorno e notte alle necessità dei pazienti e ad aiutare i propri collaboratori al punto da trascurare spesso la propria famiglia, che non è mai scesa a patti con l’onestà e che ha fondato la sua vita su principi quali l’onestà e la coerenza, il dolore, la frustrazione e la vergogna che sono stati causati dal fango che mi è stato tirato addosso sono stati strazianti.

Come Manzoni fa dire a don Abbondio (I promessi sposi, cap. XXV) “il coraggio uno non se lo può dare”. Per parte mia, so di aver assunto posizioni scomode ma non potevo immaginare di dover sopportare certe conseguenze. Il mio intento è sempre stato quello di cercare di migliorare le cose e di aiutare, in trasparenza e legittimità, le persone meritevoli, nella ferma convinzione che le persone sono il cardine e la vera forza di successo di una struttura pubblica o privata che sia. Non sta a me giudicare il bilancio tra le cose buone fatte e gli errori. In questi due anni e mezzo, all’Università e all’Ospedale di Perugia ho dedicato tutto il mio impegno professionale e umano, un impegno profuso senza mai risparmiarmi.

Penso che un professore universitario debba sapere attribuire valore alle differenze, rispettandole, costruendo sui punti di forza e compensando le debolezze. Ho sempre cercato di fornire conoscenze e competenze agli studenti, agli specializzandi, ai dottorandi e ai collaboratori, provando a formarli anche come persone e trasmettendo loro i valori da portare nella vita.

Molte volte mi sono chiesta cosa sarebbe successo se mi fossi comportata diversamente, se fossi stata più accondiscendente ad alcune, improbabili richieste. Non so darmi una risposta precisa, ma quello che posso assicurarvi – pur con tutti i limiti che mi riconosco – è di aver agito sempre e soltanto secondo coscienza.

Per me andare a lavorare ora in una Regione locomotiva d’Italia, in un Ateneo ai vertici nazionali per la qualità, in un Ospedale pediatrico con un progetto di eccellenza fortemente voluto dalla città di Parma e dai sostenitori privati è una enorme opportunità di crescita professionale e spero di essere apprezzata per la mia integrità e le mie competenze.

In questo momento mi sembra di essere un gladiatore sopravvissuto nell’arena ma stremato e sporco di fango e sangue. Il fango e il sangue con il tempoandranno via ma le ferite adesso sono troppo dolorose. Mi viene ancora da piangere se penso al pranzo dello scorso Natale a casa dei miei genitori: non sapevo se avessero letto o meno le notizie false e calunniosenei miei confronti divulgate sulla stampa, mi vergognavo a guardarli negli occhi e la vergogna mi paralizzava.A fine giugno avrei dovuto organizzare la festa di addio, che ho poi rimandato. In questo momento, però,ho bisogno di prendermi ancora del tempo, non me la sento di festeggiare perché non considero una vittoria il fatto di non essere riuscita a spiegare come riordinare certe situazioni evitando spiacevolissimi epiloghi.

Sono grata a chi a Perugia mi è stato vicino e a chi ha collaborato con me lavorando con entusiasmo e condividendo valori quali l’amicizia, l’impegno nell’assistenza ai malati, la passione per la ricerca e l’entusiasmo nel trasferimento delle conoscenze. Auguro comunque a tutti, anche a chi vicino certamente non mi è stato, di riuscire a trasmettere il sapere, il saper fare e il saper essere sempre con uno spirito libero.

Per quel che mi riguarda, molti di voi saranno sempre nel mio cuore.

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