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Morti aspettando la cassa integrazione, necrologi shock di CasaPound

Tutti sono nati il 9 luglio 1976 e sono morti l’8 luglio 2020. Valeria D’Andrea ha concluso la sua missione terrena, morta di fame aspettando novità a fine buffet degli stati generali. Le esequie muoveranno domani alle ore sedici nella chiesa parrocchiale. E’ ovvio che si tratta di nome di fantasia.

Poi c’è Giulia Martini che anche lei ha concluso la sua missione terrena, non ha ricevuto la cassa integrazione non vedrà mai la pensione. anche questa alle ore sedici di domani. Mario Rossi aspettava la cassa integrazione, Stefano Perrone cassaintegrato caduto in fila allo sportello, Carlo Battaglia caduto valorosamente sotto la potenza di fuoco del governo, Emiliano D’Alessandro lavorava sempre e poi ancora Giulio Ferrari sopravvissuto al covid, ma ucciso dal governo.

Alfredo Caputo cassaintegrato, sorpassato dal reddito di cittadinanza, Alessio Raimondi crocefisso in sala mensa, Andrea Moretti adesso è ancora più distanziato socialmente, Giovanni Russo morte bianca sul no lavoro, Roberto Esposito ha pagato sempre le tasse ma loro non hanno ripagato. Andrea Moretti è morto di fame in attesa della cassa integrazione, Mario Leone salutava sempre di sportelli Inps prima del covid, Claudio De Santis investito da un monopattino mentre andava a ritirare la cassa integrazione, Anna Bellini forse resusciterà con gli aiuti statali dalla fase sette forse, Rosa Giuliani non voleva indebitarsi col Mes e per ultimo Luigi Bianchi da cassaintegrato a cassa da morto.

Centinaia di manifesti funebri sono stati affissi dai militanti di CasaPound Italia davanti alle sedi INPS in decine di città italiane. L’intento è denunciare la morte dell’economia italiana e di migliaia di piccoli e piccolissimi imprenditori, messi in ginocchio dalle politiche governative e “giustiziati” dai disservizi, dai ritardi e dall’incapacità di gestire i pochi aiuti statali da parte dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

“L’INPS – spiega in una nota alla stampa CasaPound – dovrebbe essere l’ente pubblico di maggior sostegno ai lavoratori e agli imprenditori in questo momento di profonda recessione. E invece non soltanto si è fatta trovare impreparata a fronteggiare l’emergenza ma addirittura ha aggravato una situazione già critica. Da un lato con i disservizi telematici, dall’altro con la lentezza nella lavorazione delle pratiche che non ha ancora consentito a centinaia di migliaia di cittadini di riscuotere la cassa integrazione e i vari bonus di sostegno al reddito”.
“Non ci sono stati soltanto ritardi ingiustificabili nell’erogazione dei soldi – prosegue Cpi – ma addirittura le imprese che hanno anticipato la cassa integrazione sono ancora in attesa della necessaria autorizzazione per compensare quanto già pagato con i contributi da versare. Insomma, l’INPS, non contenta di essere in ritardo nei pagamenti, ha addirittura messo i bastoni tra le ruote anche a coloro che, per venire incontro ai propri dipendenti, hanno messo di tasca propria quanto avrebbe dovuto corrispondere lo Stato”.

“L’Istituto di Previdenza – conclude la nota di CasaPound – come qualsiasi pubblica amministrazione che si rispetti, dovrebbe essere la cinghia di trasmissione delle decisioni politiche, e invece si è contraddistinto soltanto per le sortite inopportune del suo Presidente, Tridico, che ha definito ‘pigri e opportunisti’ gli imprenditori che, dopo il lockdown, facevano fatica a riaprire la propria attività. Per questi motivi abbiamo deciso di protestare davanti a un Istituto che per oltre cento anni ha assicurato serenità agli italiani e che, negli ultimi tempi, si sta trasformando in un baraccone indecente”.


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