Australia li vieta ai minori di 16 anni
di Sauro Presenzini
In un’era ipertecnologica come quella in cui siamo immersi, la scelta coraggiosa dell’Australia sembrerebbe fuori da questo mondo, a prima vista una specie di bestemmia, una vera e propria crociata oscurantista contro il progresso.
In una Città interconnessa, domotica, con i droni che fanno le consegne, i camion e le vetture che viaggiano senza autista, parlare di vietare l’accesso ad internet, ai social, all’uso del telefono e ai video giochi on line ai propri figli apparentemente sembrerebbe una scelta retrograda, controcorrente, destabilizzante e contro-rivoluzionaria.
Oppure, è semplicemente consapevolezza, autodifesa, è invece una scelta coraggiosa di esercitare il difficile mestiere del genitore, a dispetto da tutto quello che ci circonda, dagli esempi negativi “urlati” in faccia da altri genitori, da altri adolescenti, da Tv e informazione.
C’è da tempo una trasformazione trasversale, silenziosa quanto devastante in corso, ed è quella posta in essere da tutto quello che ci circonda a cominciare dall’uso problematico dello smartphone, che è causa non infrequente di umore instabile, stanchezza cronica, isolamento, ansia dei propri figli, spesso anche dei genitori, che non vivono più le relazioni esterne in maniera equilibrata.
Un uso smodato delle tecnologie, diventa problematico e crea delle dipendenze digitali, fino a non sapere più chi sono …senza le notifiche.
Quando poi l’uso dello smartphone viene utilizzato come anestetico nei confronti di bambini più piccoli, ecco che tutta una serie di effetti negativi si ripercuotono sulla salute del minore.
E’ normale avere una crisi isterica a 4 anni, se il genitore non gli da il cellulare?
E’ normale avere un umore instabile, essere ipertesi e obesi, avere occhi persi, ansia, corpo rigido?
Gli schermi stanno anche cambiando il sonno dei bambini, l’89% dei ragazzi adolescenti dormono con il telefono in camera, giustificandosi con il fatto che debba essere caricato, mentre è proprio nel momento del riposo profondo che qualsiasi fonte elettromagnetica andrebbe spenta e allontanata.
La risposta è semplice quanto CORAGGIOSA, ritardare (senza negarla) il più possibile, l’accesso alla tecnologia, all’uso dell’intelligenza artificiale, ad internet, porre dei limiti, stabilire delle regole, per evitare di creare dipendenza, niente tv accesa o telefono a tavola, nel bagno, …niente tecnologia quando si va a dormire.
Occorre essere genitori, essere presenti, occorre parlare, spiegare, filtrare, controllare, trattasi di sopravvivenza educativa, non abdicando il proprio ruolo alla più facile e comoda babysitter elettronica anestetizzante …che prima o poi presenterà il conto di queste non scelte.
Il genitore deve insegnare ai figli OGGI, come ci si comporta al ristorante, al cinema e deve decidere che tipo di relazione vuole avere con i figli, con la tecnologia e con le piattaforme.
La riposta cambia tutto.
Per capire che tipo di genitori si è, basterebbe osservare una qualsiasi famiglia al ristorante, probabilmente silenziosa, muta, con lo sguardo perso verso l’alto, i figli con il cell. in mano nella carrozzina, oppure con i figli che scorrazzano urlanti tra i tavoli e i genitori …chini ognuno sul proprio schermo.
Siamo proprio sicuri che l’Australia, che vieta l’accesso ai minori di 16 anni ai social media, abbia emanato un provvedimento “oscurantista” tra i più restrittivi al mondo in materia, oppure abbiano capito per primi i pericoli dissimulati e troppo tollerati dell’invasiva …invasione tecnologica!?

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