Salari più alti, lavoro stabile e politiche di conciliazione per le donne
In occasione della Giornata Internazionale della Donna, le segretarie generali della Cgil Umbria, Maria Rita Paggio e Stefania Cardinali, hanno fatto un’analisi della situazione femminile, evidenziando persistenti disuguaglianze e sfide per le donne in Italia e in Umbria. Secondo le rappresentanti sindacali, nonostante i progressi compiuti in alcuni settori, le distanze tra i generi rimangono marcate, con un gap che coinvolge diverse aree, tra cui i salari, la stabilità lavorativa e la condizione sociale generale.
Le segretarie hanno espresso una valutazione negativa riguardo all’emancipazione femminile, affermando che, purtroppo, la situazione non sta migliorando in modo significativo. Il gender gap, seppur trattato ampiamente negli ultimi anni, rimane un problema reale, con la violenza di genere che continua a essere una delle problematiche più gravi. Secondo la Cgil, per affrontare davvero la questione, non basta potenziare i centri antiviolenza e i consultori, ma è fondamentale che le donne raggiungano una reale indipendenza economica, che parta dal lavoro. Purtroppo, i dati attuali non mostrano cambiamenti significativi: il tasso di occupazione femminile in Italia è fermo al 53,5%, mentre quello maschile si attesta al 70,9%, con un differenziale di 17%.
Oltre alla disoccupazione, un altro aspetto preoccupante riguarda i salari. Le statistiche evidenziano una significativa disparità retributiva tra uomini e donne. Uno studio della Cgil ha rivelato che quasi la metà delle nuove assunzioni femminili negli ultimi due anni è a tempo parziale, il che riduce ulteriormente le possibilità di una carriera stabile e ben remunerata. A ciò si aggiunge il fatto che, anche a parità di ore lavorate, le donne guadagnano circa il 25% in meno nel settore privato e il 17% in meno nel pubblico. Questa disparità ha effetti negativi anche sulla pensione, con le donne anziane che vanno in pensione più tardi e con redditi significativamente più bassi rispetto agli uomini, con un divario che raggiunge il 36%.
Sebbene nel 2023 le donne abbiano superato gli uomini per quanto riguarda il livello di istruzione, risultando maggiormente diplomate (52,6%) e laureate (59,9%), questo non ha portato a un aumento della loro presenza nelle posizioni di vertice nel mondo del lavoro. Un altro elemento negativo riguarda il basso livello salariale in Umbria, dove le donne sono ancora più penalizzate, con un reddito inferiore del 6,3% rispetto alla media nazionale e del 10,9% rispetto al Centro-Nord. Questo fa sì che le donne umbre si trovino in una situazione di grave svantaggio economico e lavorativo.
La Cgil ha anche sottolineato la crisi demografica e le difficoltà economiche che le coppie e le famiglie devono affrontare. La spesa media per crescere un figlio fino ai 18 anni è di circa 140.000 euro, ma la retribuzione media degli italiani tra i 25 e i 44 anni non supera i 30.000 euro annui lordi. In questo scenario, le donne continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura, che non riguarda solo la maternità, ma anche la cura di familiari disabili o anziani non autosufficienti, un onere che ricade principalmente sulle spalle delle donne.
Infine, le segretarie della Cgil Umbria hanno evidenziato che i temi sollevati, tra cui il gender gap, la violenza di genere e le disuguaglianze economiche, saranno in parte affrontati dai cinque Referendum previsti per la primavera del 2025. Secondo la Cgil, il voto rappresenta un’importante occasione per fare un passo avanti in tema di diritti, emancipazione e giustizia sociale, per migliorare le condizioni delle donne e garantire loro maggiore equità in tutti gli ambiti della vita.
Paggio e Cardinali hanno ribadito che la riduzione delle disuguaglianze di genere richiede un impegno concreto per aumentare i salari, garantire lavoro stabile e sicuro e promuovere politiche di conciliazione tra vita privata e professionale, al fine di dare alle donne una reale possibilità di realizzazione e indipendenza.

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