Da Deruta a Città di Castello, costi come nel privato
Un pensionato di Deruta, 68 anni, invalido civile, racconta la propria esperienza nell’accesso al sistema sanitario regionale, evidenziando quanto le difficoltà di spostamento e i costi legati ai ticket possano rendere il ricorso alle cure pubbliche paragonabile, dal punto di vista economico, a quello delle strutture private. Stefano – così si chiama – vive con il figlio studente e si è trovato costretto più volte a percorrere decine di chilometri per sottoporsi a esami e visite specialistiche.
In passato si era recato fino ad Amelia o a Terni, ma l’ultimo episodio ha rappresentato un vero ostacolo: a maggio aveva ricevuto una prescrizione per un accertamento da eseguire entro 60 giorni. L’unica convocazione disponibile, però, era fissata a Città di Castello per il 3 dicembre, ben oltre i termini previsti. Di fronte a questa situazione, il pensionato ha deciso di raccogliere dati e cifre sui costi sostenuti, inoltrandoli via mail alla Usl.
Il calcolo era chiaro: il viaggio di andata e ritorno fino a Città di Castello comportava circa 130-140 chilometri complessivi. Con l’orario fissato a metà giornata, si aggiungevano inevitabili spese extra, come un pasto veloce. Solo per il tragitto e le spese accessorie si parlava di 20-30 euro. A ciò si sommava il ticket, che avrebbe fatto lievitare la spesa a circa 60 euro. Una cifra non lontana dal costo richiesto da un privato, dove lo stesso esame sarebbe stato disponibile a circa 80 euro, con tempi d’attesa nettamente inferiori.
“Il problema – ha osservato Stefano – non è solo personale. Io posso chiedere l’aiuto di mio figlio o trovare un modo per spostarmi, ma c’è chi non ha alcuna possibilità di affrontare viaggi simili. Per un malato, un invalido o un anziano, raggiungere una sede distante può diventare un ostacolo insormontabile”.
Nonostante le difficoltà, il pensionato ha scelto di non arrendersi. Ha continuato a scrivere, telefonare, chiedere chiarimenti e soluzioni. Questa determinazione ha portato un risultato: proprio nei giorni scorsi è arrivata una nuova chiamata che lo convoca per lo stesso esame, ma già tra settembre e ottobre, in una struttura convenzionata nel territorio perugino.
“Mi fido del servizio pubblico – spiega – e credo che vada difeso, anche se oggi molti sono scoraggiati e rinunciano a lottare. Io invece no: scrivo, insisto, pretendo risposte, non solo per me ma per tutti quelli che vivono questa condizione”.
Il racconto di Stefano diventa così un simbolo delle difficoltà quotidiane di chi deve affrontare liste d’attesa, trasferte lunghe e spese aggiuntive per ricevere cure che dovrebbero essere accessibili. La sua storia mostra quanto il peso dei costi nascosti possa avvicinare la sanità pubblica a quella privata, mettendo a rischio il principio di equità che dovrebbe garantire la tutela del diritto alla salute.

Stia tranquillo signor Stefano, ora vedrà risolti tutti i problemi