Sciopero farmacie: in Umbria presidi a Perugia e Terni

Sciopero farmacie: in Umbria presidi a Perugia e Terni

Contratto scaduto da oltre un anno, alta adesione a Perugia

Una mobilitazione nazionale che arriva in Umbria

Mercoledì 17 giugno 2026 le farmacie speciali e comunali d’Italia si sono fermate. Oltre seimila lavoratrici e lavoratori hanno aderito allo sciopero nazionale indetto da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, con iniziative di mobilitazione in tutta Italia. In Umbria la protesta si è concretizzata in due presidi mattutini: uno in piazza IV Novembre a Perugia e uno davanti al Comune di Terni.

La vertenza ruota attorno a un nodo contrattuale irrisolto da tempo. Alla base dello sciopero c’è lo stallo della trattativa con Assofarm per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, scaduto il 31 dicembre 2024. Nonostante mesi di confronto al tavolo, le parti non sono riuscite a trovare un’intesa.

Proposte insufficienti e salari fermi

I sindacati denunciano un doppio fallimento negoziale. Le proposte avanzate dalla parte datoriale risultano insufficienti rispetto al valore del lavoro svolto e all’evoluzione del servizio farmaceutico pubblico. Sul tavolo restano irrisolti sia il capitolo economico sia quello normativo.

Il nodo più urgente riguarda il potere d’acquisto. Le retribuzioni sono considerate non più adeguate rispetto all’aumento del costo della vita, mentre le farmacie pubbliche hanno ampliato le proprie funzioni negli ultimi anni, passando dalla semplice dispensazione dei farmaci agli screening e alle vaccinazioni.

Parallelamente, lo sviluppo della cosiddetta farmacia dei servizi ha comportato per le lavoratrici e i lavoratori un ampliamento significativo delle mansioni, spesso anche non strettamente riconducibili alla specifica professionalità, senza che a queste nuove responsabilità sia corrisposto un adeguato riconoscimento economico.

Adesione altissima in Umbria

Sul territorio regionale la risposta è stata netta. I circa 250 dipendenti delle farmacie comunali umbre, farmacisti in primis ma anche personale con funzioni trasversali, sono scesi in piazza a Perugia e Terni chiedendo adeguati aumenti salariali, dignità e il riconoscimento delle loro professionalità. Le adesioni allo sciopero sono state molto alte e in alcune aziende pressoché totali, nel rispetto della copertura dei servizi pubblici essenziali.

Dal presidio di piazza IV Novembre a Perugia, i delegati delle rappresentanze sindacali aziendali hanno mandato un messaggio diretto alla controparte. Riccardo Dentini per Filcams, Gabriele Moretti per Fisascat e Marco Cacioni per Uiltucs hanno sottolineato come la partecipazione massiccia rappresenti un segnale importante verso Assofarm, affinché riapra le trattative, e che i farmacisti dipendenti sono oggi più consapevoli che mai dei propri diritti.

Non solo una vertenza contrattuale

Per i sindacati la posta in gioco supera il semplice rinnovo di un accordo scaduto. Le farmacie comunali svolgono quotidianamente una funzione essenziale, rappresentando un presidio sanitario e sociale di prossimità fondamentale, soprattutto nei territori più fragili e nelle aree interne. Per questo la vertenza non riguarda soltanto il contratto scaduto, ma investe direttamente la qualità e la tenuta del servizio pubblico reso ai cittadini.

Non si tratta di una mobilitazione isolata. Sul fronte delle farmacie private, i lavoratori avevano già incrociato le braccia due volte: il 6 novembre e il 13 aprile, in una vertenza parallela legata al contratto Federfarma, scaduto nell’agosto 2024. Le due vertenze, pur distinte, convergono sulla stessa denuncia: offerte datoriali insufficienti a recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione e nessun riconoscimento per il mutato profilo professionale dei farmacisti.

La richiesta ai tavoli negoziali

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno ribadito con forza le proprie richieste. Serve un aumento economico immediato e dignitoso, capace di recuperare quanto perso in questi anni di blocco salariale. Serve inoltre un aggiornamento normativo che riconosca le nuove competenze acquisite nel campo delle vaccinazioni, degli screening e della farmacia dei servizi. Valorizzare queste figure professionali, sostengono i sindacati, significa difendere un presidio sanitario pubblico che in molte comunità umbre resta l’unico punto di riferimento per la salute di prossimità.

La palla torna ora ad Assofarm. I lavoratori hanno dimostrato compattezza e determinazione. Se la trattativa non riprenderà con proposte concrete, la mobilitazione è destinata a proseguire.

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