Gli adolescenti del lockdown stanno male, in aumento disturbi mentali

Anche comportamentali tra i più giovani, scuole e famiglie intervengano

Emergenza Covid-19 e malattie mentali, soggetti in solitudine sociale

Gli adolescenti del lockdown stanno male, in aumento disturbi mentali

Secondo le analisi condotte da AEducational, gruppo che riunisce esperti in tecniche della formazione e promuove servizi di consulenza pedagogica, le condizioni in cui versano i giovani delle scuole secondarie di primo e secondo grado sono estremamente preoccupanti e necessitano di molta attenzione, in quanto la crisi pandemica ha amplificato le fragilità tipiche dell’adolescenza e la mancanza di modelli di riferimento rischia di peggiorare ulteriormente la situazione.


LR&CO Ufficio Stampa – AEducational Mattia Rigodanza


Una recente ricerca condotta da Unicef e Gallup, società americana di analisi e consulenza, ha evidenziato come la pandemia rischia di avere conseguenze su giovani e giovanissimi che potrebbero protrarsi per tempi ancora lunghi. Se l’ansia e la depressione rappresentavano già il 40 percento dei disturbi mentali diagnosticati e il suicidio era già una delle prime cinque cause di morte tra i ragazzi dai 15 ai 19 anni, l’era Covid non ha fatto altro che peggiorare la situazione. Disturbi del sonno, dell’alimentazione e della condotta hanno colpito con forza l’adolescente del lockdown, colui che ha affrontato la chiusura delle scuole, delle attività e i problemi economici e sociali che ne sono derivati.

L’attuale condizione socio sanitaria, diventata anche politica ed educativa, ha evidenziato e amplificato nei giovani le fragilità tipiche dell’adolescenza”, spiega Eleonora Alfano, fondatrice di AEducational, pedagogista e specialista in tecniche dell’educazione. “I ragazzi sentono la forte necessità di rispecchiarsi in un modello adulto di riferimento per diventare adulti a loro volta. In questa fase di smarrimento, l’adolescente cerca un esempio di vita che sia più avanti rispetto a lui, qualcuno che ‘ci sia già passato. Il problema è che il Covid è stato una brutta novità per tutti, anche per gli adulti, caduti a loro volta in uno stato di profonda incertezza”. Nessun adulto, oggi, può dire a un ragazzo “ci sono già passato”.

Depressione

Confusione e disorientamento non sono più solo caratteristiche tipiche del ragazzo in transizione tra ciò che era da bambino e ciò che sarà da grande. Anche gli adulti, infatti, stanno attraversando un momento di passaggio tra la vita pre e post Covid, con tutto ciò che ne deriva. “Anche per l’adulto la pandemia ha rappresentato un amplificatore di problemi già esistenti”, continua la pedagogista. “Egli è confuso, in cerca di nuova identità personale, sociale e lavorativa. E non è solo l’individuo singolo ad essere in transizione: anche aziende, scuole, associazioni e cooperative, così come la famiglia, sono realtà in cerca di una nuova identità. Insomma, in questo quadro di profondo cambiamento, chi e cosa può rappresentare un modello da seguire per l’adolescente in difficoltà? E in un mondo in cui il punto di riferimento è l’individuo, con i suoi valori, e in cui vivono più di sette miliardi di persone, come possono i ragazzi di oggi intercettare la figura giusta dalla quale prendere spunto?” Eleonora Alfano, specialista anche in analisi del linguaggio e della comunicazione, ritiene che la situazione sia da affrontare con urgenza.

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Ecco che le tecniche dell’educazione diventano importanti per rispondere a queste domande e rivedere un sistema di regole e messaggi semplici e chiari, che non tengano conto solo delle caratteristiche soggettive di un adolescente, ma che sappiano rivolgersi a un’intera generazione. “Cosa fare per curare il disagio che vivono i nostri ragazzi ed evitare che compromettano la loro salute fisica e mentale? Affidiamoci alla pedagogia”, risponde Alfano. “Sono valide tutte le discipline al servizio dei ragazzi, psicologia, coaching, counseling, ma troppo spesso dimentichiamo le straordinarie virtù della pedagogia, soprattutto quando le cornici educative si sgretolano, come è capitato con il Covid. In questa delicatissima fase storica è necessario che chiunque eserciti una funzione educativa, dai docenti ai genitori, lasci entrare nei suoi ambiti di agibilità gli esperti, professionisti in grado di ascoltare, di osservare e di instaurare una comunicazione efficace”.

Per venire incontro alle esigenze di chi ricopre un ruolo formativo, gli specialisti di AEducational hanno messo a punto un insieme di servizi che impattano sulle soft skills di chi deve relazionarsi con i giovani in difficoltà. Empatia, pazienza, orizzontalità, problem solving: tutti strumenti assolutamente necessari affinché i ragazzi trovino la loro strada nel mondo post Covid. “Insomma, dobbiamo ripartire dalle tecniche della formazione per approcciarci in modo scientifico alle sfide che il presente ci pone davanti”, conclude Alfano. “Noi pedagogisti siamo pronti alla sfida e ci impegniamo a informare e formare l’intero sistema educativo sulla necessità di rispondere al disagio che stanno affrontando i nostri ragazzi”.

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