Zaffini, con nuovi numeri del Parlamento avremo pochi senatori in esecutivo

L'esponente di Fdi spiega le conseguenze del taglio: "È una riforma zoppa"

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Zaffini, con nuovi numeri del Parlamento avremo pochi senatori in esecutivo

di Fabrizio Boschi
Ilgiornale.it 

Staranno larghi i nuovi deputati e i nuovi senatori quando entreranno nelle aule parlamentari il prossimo 13 ottobre, giorno della prima seduta della prossima legislatura. Né la Camera né il Senato, infatti, hanno messo in programma lavori di trasformazione dei rispettivi emicicli, malgrado con l’entrata in vigore del taglio dei parlamentari dovranno dare posto a oltre un terzo in meno di rappresentanti del popolo.

La domanda giusta è: meno parlamentari saranno in grado nelle Commissioni di merito e in aula di controllare quello che il governo (con i suoi apparati politici e burocratici) fa, non fa, fa male? Lo abbiamo domandato al senatore di Fratelli d’Italia, Francesco Zaffini.

Senatore, meno parlamentari è sinonimo di più qualità?

«La storia della marginalizzazione del Parlamento rispetto all’Esecutivo parte da lontano: la riduzione dei parlamentari non controbilanciata da una legge elettorale che si ponga il problema della ridotta rappresentanza e del funzionamento del Parlamento, a cominciare dalle commissioni, è una riforma zoppa».

In che senso?

«Noi abbiamo condiviso, in linea di principio, la riduzione del numero dei parlamentari ma serviva una nuova legge elettorale, cosa che non è avvenuta».

E come vi siete organizzati allora?

«Ci siamo adoperati per porre rimedio riducendo il danno e riscrivendo il regolamento del Senato accorpando diverse commissioni così da 14 siamo passati a 10. Andranno però potenziate le strutture a supporto dei parlamentari. Mentre noi del centrodestra ci siamo preoccupati, Calderoli e Schifani in particolare, a rimediare la diminuzione del numero dei parlamentari garantendo il funzionamento del Senato, il Pd e i 5stelle si sono concentrati solo per impedire la transumanza dei parlamentari e hanno farcito il Parlamento di norme che condizionano in modo pesante la libertà del parlamentare di cambiare gruppo di appartenenza. Noi abbiamo ricordato che le regole non si scrivono alla bisogna ma dovrebbero rimanere per sempre. Questo sentimento non c’è stato proprio nel Pd che ha cercato di mantenere i numeri, Italia viva di consentire la transumanza e i 5stelle di restare in partita un po’ di qua e un po’ di là».

E alla Camera?

«Alla Camera hanno lasciato tutto com’è. Fico non è riuscito nemmeno a rifare il regolamento. Il suo partito ha pensato solo a fare il manifesto dell’abbiamo ridotto i parlamentari, poi del funzionamento del Parlamento chi se ne importa. Adesso non so come farà».

Plausibile credere che meno parlamentari saranno parlamentari migliori, più capaci, più efficaci, più apprezzabili?

«La qualità di un Parlamento si misura in modo direttamente proporzionale dalla qualità dei loro componenti. Liberato il Parlamento dagli scappati di casa si spera che si ritorni a una rappresentanza adeguata in termini di qualità degli eletti».

I numeri ridotti del Parlamento potranno creare problemi all’esecutivo, che rischia di andare sotto spesso, specie al Senato, per via dei parlamentari ministri o sottosegretari che non possono essere in aula?

«Certo! Si dovrà infatti avere cura di tenere l’esecutivo al riparo da questo rischio. Tradotto: temo che nella compagine governative vedremo pochi senatori».

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